06/25/2026 | Press release | Distributed by Public on 06/25/2026 10:05
Documenti - Il testimone passa ma gli obiettivi restano gli stessi
25 Giugno 2026
Nuova guida, stessa identità: le priorità della Fit-Cisl tra instabilità globale, transizioni in corso e sfide decisive per i lavoratori dei trasporti
Accogliere il mandato di Segretario Generale della Fit-Cisl è, per me, molto più di un incarico: è un atto di fiducia che accolgo con emozione sincera e con il senso profondo della responsabilità che comporta. Una responsabilità che non è un peso ma slancio quotidiano verso un impegno concreto e autentico per le lavoratrici e i lavoratori che rappresentiamo.
La mia elezione, durante il Consiglio Generale del 25 e 26 marzo,ha segnato un passaggio di testimone che ho voluto raccontare mutuando il linguaggio dallo sport. L'immagine della staffetta è calzante. In quella corsa, il testimone (quel tubo di alluminio leggero che transita di mano in mano) rimane sempre lo stesso, ma ogni atleta lo porta con le proprie gambe, nella propria frazione. Chi lo consegna non può rallentare, per non compromettere il risultato complessivo; chi lo riceve inizia a correre prima ancora di averlo in pugno. Perché la staffetta funziona solo se, per qualche metro, si corre insieme.
Questo parallelismo descrive ciò che la Fit-Cisl sta vivendo: non una rottura, non un nuovo inizio da zero, ma una continuità in movimento. Per qualche metro si corre insieme, poi ognuno dà il meglio nella propria frazione perché la gara è una sola e il traguardo è comune.
Salvatore ha concluso il proprio mandato, esercitato più che egregiamente e con brillantissimi e forse irripetibili risultati, senza mai tralasciare la sua funzione di piena responsabilità.
Ha rappresentato l'organizzazione nei tavoli difficili, nelle trattative tese, nei momenti in cui la mediazione complicatissima, era necessaria ma non poteva trasformarsi in rinuncia. Ha tenuto insieme pluralità e coerenza, differenze e unità. E questo, in un'organizzazione democratica come la nostra, non è mai un compito semplice. A lui va il mio ringraziamento e quello di tutta la Federazione. Perché guidare significa esporsi, assumersi il peso delle decisioni, scegliere da soli anche quando sarebbe stato più comodo rimandare.
La forza della nostra organizzazione non dipende solo dalla figura del Segretario in sé, ma dall'unità della squadra che lo sostiene. Su una cosa voglio essere chiara: l'unità non è uniformità, così come il confronto non è divisione. La dialettica interna è ricchezza solo se si ricompone in una sintesi politica condivisa. Un segretario è forte se l'organizzazione è coesa. È autorevole se la linea è chiara. È credibile se le scelte sono coerenti: responsabilità nelle decisioni, trasparenza nei comportamenti, rigore nell'azione sindacale. Il testimone che simbolicamente è stato consegnato non è un oggetto. È un impegno: difendere il lavoro senza populismi, negoziare con fermezza senza pregiudizi, costruire consenso senza perdere autonomia. In una parola, anzi in un verbo: crescere. Esperienza e rinnovamento non si contrappongono: si completano. Chi ha guidato fino ad oggi resta parte della nostra comunità, con il proprio patrimonio di competenze e relazioni. Io da oggi eredito quel patrimonio, sapendo di non essere sola.
Il contesto globale e nazionale
Una sola parola descrive bene il tempo che stiamo vivendo: instabilità. Gli equilibri che abbiamo dato per acquisiti negli ultimi trent'anni vengono rimessi in discussione ogni giorno, non solo sul piano geopolitico, ma su quello sociale, democratico ed economico. La competizione globale non è più soltanto economica o militare: è diventata tecnologica, industriale e valoriale.
Le guerre in corso, i conflitti latenti, la crisi delle catene globali del valore, l'instabilità energetica e alimentare hanno messo a nudo le fragilità del sistema internazionale. L'Europa ne porta il peso con le sue contraddizioni strutturali: dipendenza energetica, difficoltà a parlare con una voce sola in politica estera, divergenze tra Stati membri su immigrazione, bilancio e politiche sociali. Di fronte a questo scenario, il Vecchio Continente è chiamato a una scelta strategica ineludibile: diventare un soggetto politico capace di autonomia -industriale, energetica, difensiva -oppure restare uno spazio economico esposto alle decisioni altrui. Le opportunità non mancano, ma senza coesione sociale nessuna trasformazione è davvero sostenibile.
Sul piano nazionale, il quadro non è meno complesso. L'Italia affronta sfide decisive: una crescita economica moderata, un debito pubblico elevato, una pressione inflattiva che ha eroso salari e potere d'acquisto, una transizione industriale ancora incompiuta, squilibri territoriali persistenti tra Nord e Sud e una crisi demografica che pesa su lavoro e welfare. Al centro di tutto, ancora una volta, c'è il lavoro, non solo in termini di occupazione, ma di qualità dell'occupazione. I livelli occupazionali sono migliorati, eppure persistono precarietà diffusa, differenze salariali, difficoltà di accesso stabile per i giovani, disparità di genere e tensioni nei settori strategici, a partire dai trasporti.
Il Paese deve governare contemporaneamente transizioni profonde e interconnesse: quella digitale, con l'automazione e l'intelligenza artificiale che ridisegnano competenze e mercati; quella ecologica, con la riconversione energetica e industriale; quella demografica, con l'invecchiamento della popolazione e la crescente carenza di forza lavoro. In assenza di una strategia integrata sul lavoro, queste transizioni rischiano di produrre esclusione invece che sviluppo.
È proprio in questo contesto che il ruolo delle parti sociali diventa centrale. Una responsabilità che è anche un'opportunità: essere in grado di leggere i processi, anticiparne le direzioni e contribuire attivamente a realizzare un modello di sviluppo più giusto ed equilibrato.
Quando il quadro globale è instabile e le istituzioni sono sotto pressione, serve capacità di mediazione, di rappresentanza, di costruzione di equilibrio. La concertazione, il dialogo sociale, la contrattazione collettiva sono gli strumenti del sindacato e non sono strumenti del passato: sono presidi di stabilità democratica.
La Fit-Cisl deve essere, oggi più che mai, un sindacato capace di tenere insieme tutela del lavoro e sviluppo dei settori, qualità dei servizi e dignità delle persone. Perché non esiste modernizzazione senza diritti, e non esiste innovazione senza giustizia sociale.
Abbiamo davanti sfide decisive: la transizione ecologica, la digitalizzazione, la riorganizzazione delle filiere produttive. Tutti processi che rischiano di produrre nuove disuguaglianze se non vengono accompagnati da una forte azione sindacale.
Il primo obiettivo è chiaro: rafforzare la contrattazione. Significa impegnarsi al massimo nel rinnovo dei contratti nazionali, ridurre le disparità salariali, valorizzare le professionalità. Ma significa anche spingere con decisione sulla contrattazione di secondo livello, perché è nei luoghi di lavoro che si costruiscono le condizioni migliori per chi lavora. Non basta sottoscrivere i contratti: occorre verificare con puntualità che gli istituti contrattuali trovino reale e corretta applicazione nelle aziende. Un lavoro silenzioso ma essenziale, che la nostra Federazione svolge ogni giorno sui territori, nelle regioni, nelle diverse unità produttive distribuite su tutto il territorio nazionale. Un lavoro di sentinella che merita riconoscimento e gratitudine.
Dobbiamo contrastare con fermezza ogni forma di dumping contrattuale, ogni appalto al massimo ribasso, ogni tentativo di scaricare sui lavoratori il costo delle trasformazioni in atto. Perché la qualità del lavoro non è una concessione: è un diritto.
E poi c'è la sicurezza, condizione essenziale, non negoziabile. Non possiamo più accettare che lavorare significhi esporsi a rischi, aggressioni, precarietà. Nel trasporto pubblico locale, nella logistica, sui treni, sulle navi, negli aeroporti, nei servizi ambientali: la sicurezza deve restare un asse centrale della nostra azione. Non partiamo da zero - molto è stato fatto - ma altrettanto resta da fare, a partire dal radicamento di una cultura della prevenzione che smetta di essere adempimento formale e diventi addestramento, abitudine concreta, praticata ogni giorno.
Il mondo dei trasporti
Se entriamo nel merito delle specificità del mondo dei trasporti, emerge che ciascun settore presenti criticità e, al tempo stesso, opportunità da cogliere, richiedendo risposte mirate ma che si inseriscano in una strategia coerente e di lungo periodo.
Nel trasporto pubblico locale serve un impegno politico forte per il rifinanziamento strutturale del sistema, penalizzato da una insufficienza e precarietà finanziaria che ne compromette lo sviluppo. A questo si affianca la necessità di una politica di aggregazione delle aziende, per superare la frammentazione che rende difficile programmare, investire e potenziare il servizio. Sul piano sindacale, è indispensabile il rafforzamento della contrattazione di secondo livello, capace di incidere concretamente sulla vita dei lavoratori in ottica migliorativa, a partire dall'organizzazione dei turni.
Nel trasporto ferroviario la sfida centrale è governare i ripetuti tentativi di privatizzazione del Gruppo FS, patrimonio pubblico strategico, tutelandone l'integrità. Dalla vicenda ROSCO alle gare per l'assegnazione degli Intercity suddivisi in più lotti, il rischio di uno spezzettamento va contrastato con determinazione. Ma la partita non si gioca solo sulla proprietà: occorre vigilare affinché l'apertura alla concorrenza non diventi una corsa al ribasso sui diritti. L'uniformità di tutele e di normativa è il fattore primario per limitare il rischio concreto di dumping salariale, che scarica il costo della competizione sulle spalle di lavoratrici e lavoratori.
Nei servizi ambientali è necessario superare le disuguaglianze che persistono tra le aziende del comparto e ridurne la frammentazione, troppo spesso frutto di logiche di potere piuttosto che di reali esigenze organizzative. Ma la questione di fondo è un'altra: occorre affermare il pieno riconoscimento del valore sociale di questo lavoro. A questo si aggiunge il problema della proliferazione dei contratti pirata, che erode le tutele contrattuali e alimenta una concorrenza sleale al ribasso. Non meno urgente è la questione della salute e sicurezza sul lavoro: infortuni e malattie professionali rappresentano un rischio concreto e ancora sottovalutato, in particolare per chi opera nella raccolta porta a porta, esposto quotidianamente a condizioni di lavoro usuranti. Ma la questione di fondo rimane il pieno riconoscimento del valore sociale di questo lavoro.
Nel trasporto aereo, tanto tra i vettori quanto nelle attività aeroportuali, è indispensabile continuare a presidiare le dinamiche industriali, contrastare la precarietà e rafforzare la copertura contrattuale. Il fenomeno del dumping è particolarmente acuto nell'handling e nel catering, dove la concorrenza si gioca quasi esclusivamente sul costo del lavoro anziché sulla qualità del servizio: invertire questa logica è il nostro obiettivo.
Nel comparto della logistica e del trasporto merci, uno dei settori più esposti a distorsioni, irregolarità e opacità lungo tutta la filiera, la presenza sindacale deve essere ancora più incisiva, per affermare legalità, diritti e dignità. Le sfide sono molteplici, a partire dalla questione della tassazione dei piccoli pacchi, nodo cruciale in un comparto che oggi vale il 9% del PIL nazionale e che non può restare privo di regole chiare e rispettate.
Non vanno trascurati nemmeno quei comparti che possono apparire più consolidati e tutelati, come Autostrade e ANAS. Proprio qui, accanto alla consueta attività di tutela e contrattazione, dobbiamo avere il coraggio di sperimentare: soluzioni innovative, pratiche contrattuali avanzate, nuovi modelli organizzativi. Questi ambiti possono e devono diventare laboratori da cui trarre esperienze e buone pratiche da trasferire, in modo virtuoso, a tutti gli altri settori della federazione.
Infine, portualità e trasporto marittimo richiedono oggi un'attenzione rinnovata e azioni ancora più propulsive. Le tensioni geopolitiche - come il blocco dello Stretto di Hormuz e i suoi effetti sulle rotte commerciali - hanno dimostrato quanto questi settori siano esposti a shock esterni e quanto sia strategico presidiarli. Sul piano interno, il dibattito sulla riforma portuale è aperto, e una questione non più rinviabile è lo sblocco del fondo di incentivo all'esodo, che attende una risposta concreta.
Rivoluzione AI
Siamo davanti a una trasformazione profonda: l'intelligenza artificiale è già presente nella pianificazione dei turni, nella gestione delle flotte, nei sistemi di valutazione delle performance, negli algoritmi che decidono priorità, tempi e carichi di lavoro. Non è neutra, non è buona o cattiva in sé: dipende da chi la usa, come la usa e per quali obiettivi.
Per questo dobbiamo formarci e padroneggiare questi strumenti. Se siamo consapevoli e competenti, l'AI non è qualcosa che subiamo - e non è nella nostra storia subire - ma qualcosa che possiamo governare, contrattare e indirizzare. È uno strumento; il sindacato è una comunità di persone, e nessun algoritmo sostituisce il giudizio umano, la sensibilità sindacale, il rapporto di fiducia con lavoratrici, lavoratori e iscritti.
Formarsi sull'intelligenza artificiale non è una scelta opzionale: è una scelta strategica di un sindacato che vuole continuare a contare, a rappresentare, a essere credibile. "Guidiamo il cambiamento" non è solo lo slogan del nostro XIII Congresso: è il nostro metodo. Il nostro compito è fare in modo che l'innovazione non diventi precarietà, che l'efficienza non diventi sfruttamento, che l'ottimizzazione non diventi disumanizzazione.
Conclusioni
Negli ultimi otto anni, la Fit-Cisl ha saputo crescere e affermarsi come punto di riferimento per le lavoratrici e i lavoratori dei trasporti, grazie alla passione, all'impegno e alla dedizione di quanti ogni giorno operano per dare voce a una categoria fondamentale per il Paese. Sono stati anni complessi ma densi di gratificazioni, in cui siamo stati protagonisti su più fronti, portando avanti battaglie decisive a tutela dei diritti e degli interessi legittimi di chi lavora nel settore, e ottenendo risultati concreti sia sul piano contrattuale che della rappresentanza. Una crescita del +34,02% dalla prima elezione a fine 2018 che non è un semplice dato statistico, ma la prova più autentica della fiducia che iscritte e iscritti hanno riposto in noi.
Quel percorso ci indica oggi la direzione da seguire: continuare a lavorare con la stessa determinazione, consapevoli che un sindacato si misura ogni giorno sulla capacità di rispondere concretamente ai bisogni di chi rappresenta. Per farlo con ancora maggiore efficacia, investiremo nella formazione dei nostri quadri, dei dirigenti e delle RSA, incrementando la capacità di lettura dei processi, migliorando la comunicazione ed essendo sempre più presenti e incisivi nei luoghi di lavoro. Costruiremo partecipazione, coinvolgeremo le nuove generazioni, valorizzeremo le diversità e le competenze: perché un sindacato vivo è un sindacato che sa rinnovarsi senza perdere la propria identità.
Non chiudiamo una stagione, non si raggiunge un traguardo, questa è una tappa. Continuiamo insieme il lavoro in squadra, con la stessa identità, con la stessa determinazione, guidati dai principi e dai valori fondativi della nostra organizzazione, con l'obiettivo di rafforzare la nostra autonomia, consolidare la nostra credibilità, rilanciare la nostra capacità negoziale. Perché vogliamo essere un sindacato prossimo, vicino alle persone, radicato nei luoghi di lavoro, capace di costruire il futuro insieme a chi rappresenta.
Questo è il sindacato che continuerà a crescere. Un sindacato che cresce è un sindacato che non smette mai di essere necessario. E noi vogliamo che questo sindacato sia la nostra Fit-Cisl.