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02/23/2026 | Press release | Distributed by Public on 02/23/2026 03:23

Mozione in Gran Consiglio contro la tassa sulla salute - Il Ticino minaccia il blocco dei ristorni

Mozione in Gran Consiglio contro la tassa sulla salute - Il Ticino minaccia il blocco dei ristorni

Dettagli News frontalieri23 Febbraio 2026 Visite: 9

La mozione in Gran Consiglio
Negli scorsi giorni il tema della cosiddetta "tassa sulla salute" è tornato al centro del dibattito pubblico anche in Canton Ticino. In Gran Consiglio è infatti stata presentata una mozione interpartitica che denuncia la misura italiana come una violazione dell'articolo 9 dell'Accordo sulla tassazione dei frontalieri, il quale prevedrebbe il diritto esclusivo della Svizzera di tassare i redditi da lavoro dei "vecchi frontalieri".

La mozione, oltre a denunciare tale violazione, chiede al Governo che si proceda con un blocco totale o parziale dei ristorni verso l'Italia, ovvero quella quota di imposte alla fonte, pagate dai frontalieri, che ogni anno Berna deve riversare a Roma e ai Comuni italiani di confine.

La posizione di OCST
Il sindacato condivide l'intento generale della mozione e prende atto con favore che anche la politica cantonale abbia deciso di muoversi su questo dossier. Tuttavia, ravvisiamo alcune criticità.
Anzitutto, la mozione giunge in ritardo, in quanto la nostra vertenza sulla tassa della salute dura da oltre due anni, durante i quali, lo ricordiamo, abbiamo promosso due manifestazioni di protesta, quindici assemblee con i rappresentanti politici dei territori, la redazione di un parere legale qualificato e svariati incontri con le Autorità italiane (Governo centrale e Regioni); inoltre, i sindacati italiani si sono già presi l'impegno di procedere con dei ricorsi pilota, se e quando la norma troverà piena applicazione (per maggiori info, trovi qui tutte le nostre newsletter passate).
Inoltre, se da un lato condividiamo la denuncia politica della violazione degli accordi, dall'altro riteniamo che la soluzione prospettata - il blocco dei ristorni - non sia la strada corretta. Una simile misura rischierebbe di generare tensioni istituzionali difficilmente governabili tra Cantone e Confederazione e tra Confederazione e Italia, con possibili effetti boomerang sull'intero impianto bilaterale.
Il blocco dei ristorni colpirebbe poi direttamente i Comuni italiani di confine, che in questi mesi si sono spesso schierati al fianco dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. Penalizzare tali enti locali significherebbe indebolire alleanze preziose e spostare il conflitto su un piano che non è quello corretto.
A nostro avviso le strade percorribili sono due, e devono restare entro i confini istituzionali adeguati. La prima è quella diplomatica: occorre che la questione venga affrontata tra Stati, nel rispetto dell'Accordo internazionale sottoscritto nel 2020 ed entrato in vigore nel 2023. La seconda è quella giuridica: i ricorsi in Italia, già annunciati dalle organizzazioni sindacali, rappresentano lo strumento appropriato per sottoporre la norma al vaglio della magistratura e, se del caso, della Corte costituzionale. Questa via non colpisce i Comuni, non altera i flussi finanziari tra Stati e riporta la vertenza nell'alveo corretto, quello della giustizia italiana.
Il sindacato continuerà a battersi con determinazione, ma senza alimentare contrapposizioni che rischierebbero di danneggiare proprio i lavoratori che intendiamo tutelare. Difendere i frontalieri significa difendere la solidità degli accordi internazionali, il rispetto delle regole e la tenuta dei rapporti istituzionali tra Italia e Svizzera.

La situazione ad oggi
Nel frattempo, sul piano regionale, la situazione dovrebbe evolvere a breve. Il Piemonte ha più volte dichiarato di non voler procedere con il decreto attuativo e la riscossione della tassa, pur dovendo confrontarsi con una legge nazionale che la imporrebbe. Regione Lombardia ha invece rinviato la definizione operativa ai prossimi mesi.

Come sempre, vi terremo aggiornati su ogni sviluppo.

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