07/03/2026 | Press release | Distributed by Public on 07/03/2026 08:58
Amnesty International e altre cinque organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani e della libertà di stampa*, hanno dichiarato che l'accordo tra Israele e Libano, firmato a Washington il 26 giugno 2026, rischia di tradire le persone sopravvissute ai crimini di guerra commessi in Libano.
Alcune disposizioni dell'accordo sembrano infatti mirare a impedire alle persone sopravvissute a gravi crimini di diritto internazionale di ricorrere ai meccanismi internazionali di giustizia. Altre sembrano invece avallare il protrarsi, a tempo indeterminato, dello sfollamento forzato di decine di migliaia di persone già residenti in vaste zone del sud del Libano, attualmente occupate dalle forze israeliane.
L'accordo è arrivato dopo mesi di ostilità , che hanno provocato enormi sofferenze alla popolazione civile anche a causa di crimini di guerra, ulteriori violazioni del diritto internazionale umanitario e altre gravi violazioni dei diritti umani. Tuttavia, la clausola 13 impegna i governi di Israele e del Libano a cessare "qualsiasi azione ostile o sfavorevole nelle sedi politiche o giuridiche internazionali".
Se questa disposizione fosse interpretata come un divieto per Libano e Israele di ricorrere alla Corte penale internazionale, alla Corte internazionale di giustizia e ad altri organi giurisdizionali internazionali, sarebbe in contrasto con gli obblighi previsti dal diritto internazionale di garantire l'accertamento delle responsabilità per i gravi crimini di diritto internazionale commessi nei rispettivi territori. L'accordo, inoltre, non sembra imporre a Israele di interrompere eventuali iniziative promosse contro Hezbollah nelle sedi internazionali.
Anche la clausola 3 è incompatibile con il diritto internazionale e con il divieto di sfollamento forzato, poiché subordina il ritorno delle persone residenti in determinate aree lungo il confine, attualmente occupate da Israele, al "completamento con successo del disarmo dei gruppi armati non statali e dello smantellamento delle loro infrastrutture". In base al diritto internazionale umanitario, le persone devono poter fare ritorno alle proprie abitazioni una volta cessate le ostilità o quando vengono meno le ragioni che hanno determinato il loro sfollamento.
"Ancora una volta, le persone civili in Libano stanno pagando il prezzo di conflitti che si susseguono nel tempo e di gravi violazioni e crimini di diritto internazionale rimasti impuniti", ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.
"Le persone sopravvissute ai crimini di guerra e ad altre violazioni hanno diritto alla giustizia. Qualsiasi accordo che non metta al centro il loro diritto alla giustizia, all'accertamento delle responsabilità e alle riparazioni è destinato a essere indebolito proprio dall'impunità che contribuisce a consolidare. Gli ultimi anni lo hanno dimostrato con estrema chiarezza: un'impunità diffusa ha conseguenze per tutte e tutti noi. Gli stati che affermano di voler difendere l'ordinamento giuridico internazionale devono far sentire la propria voce: giustizia, riparazioni e rispetto del diritto internazionale in Libano e altrove non sono negoziabili", ha proseguito Callamard.
Dal 2023 Amnesty International, Human Rights Watch, Legal Agenda, il Centro libanese per i diritti umani, il Sindacato dei giornalisti libanesi e altre organizzazioni per i diritti umani documentano le ripetute violazioni del diritto internazionale umanitario commesse dalle forze armate israeliane in Libano, compresi quelli che paiono come crimini di guerra. Tra questi, attacchi diretti contro persone civili e beni civili, attacchi indiscriminati e altri attacchi illegali che hanno ucciso personale sanitario, giornalisti e intere famiglie, nonché l'uso illegale del fosforo bianco contro aree residenziali, con conseguenti ustioni devastanti.
In un recente rapporto, Amnesty International ha denunciato che le forze armate israeliane hanno costretto decine di migliaia di civili libanesi a lasciare le proprie case, commettendo il crimine di guerra di trasferimento illegale della popolazione, e hanno continuato la distruzione su vasta scala di abitazioni civili e infrastrutture, avviata nel 2024 nel sud del Libano. Amnesty International e Human Rights Watch hanno inoltre documentato il lancio da parte di Hezbollah di razzi non guidati contro il nord di Israele, attacchi illegali che hanno ucciso e ferito persone civili.
Amnesty International, Human Rights Watch e altre organizzazioni libanesi e internazionali per i diritti umani e la libertà di stampa hanno ripetutamente chiesto lo svolgimento di indagini, l'accertamento delle responsabilità e l'accesso alle riparazioni per le violazioni del diritto internazionale commesse nel corso delle attuali ostilità. In una lettera aperta inviata nel febbraio 2026 al vice primo ministro e ministro della Giustizia del Libano, le organizzazioni hanno sottolineato l'urgenza di un'azione decisa da parte del governo libanese per garantire giustizia, accertamento delle responsabilità e riparazioni alle persone colpite da gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commesse nel paese, anche attraverso il ricorso ai meccanismi internazionali di giustizia.
"È fondamentale che il Libano conferisca senza indugio alla Corte penale internazionale la competenza a indagare e perseguire questi crimini", ha dichiarato Wadih Al Asmar, presidente del Centro libanese per i diritti umani. "Qualsiasi ritardo equivale ad accettare l'impunità e a negare ulteriormente giustizia alle persone colpite".
Le organizzazioni hanno esortato le autorità libanesi ad aderire allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale e a presentare una dichiarazione ai sensi dell'art 12(3) dello Statuto di Roma mediante la quale riconoscano la competenza della Corte a indagare e perseguire i crimini di diritto internazionale commessi sul territorio libanese almeno a partire dall'ottobre 2023. Hanno inoltre chiesto di sostenere l'avvio di indagini giudiziarie nazionali tempestive, approfondite, indipendenti e imparziali sui crimini di guerra commessi nel paese. Il parlamento libanese dovrebbe inoltre adottare senza ritardo una legge che introduca nel diritto interno il reato di crimine di guerra e gli altri crimini di diritto internazionale, in linea con gli standard internazionali, creando così il quadro normativo necessario per svolgere procedimenti giudiziari.
Nel marzo 2026 le ostilità hanno registrato una nuova escalation, accompagnata da un ulteriore aumento delle violazioni del diritto internazionale. Su richiesta delle autorità libanesi, una missione di accertamento dell'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani è presente in Libano per documentare le violazioni del diritto internazionale umanitario e le violazioni dei diritti umani commesse dal 2 marzo.
In base al mandato concordato con le autorità libanesi, la missione delle Nazioni Unite dovrà "esaminare le possibili opzioni per l'accertamento delle responsabilità" e "documentare, conservare e mettere in sicurezza tutte le informazioni raccolte, affinché possano essere utilizzate nei futuri procedimenti".
Le persone colpite da gravi violazioni del diritto internazionale, insieme ai loro familiari e alle persone a loro care, continuano a chiedere giustizia.
"Questo accordo non solo rischia di consolidare ulteriormente l'impunità, ma contiene anche una clausola che lascia intendere come le convenienze politiche prevalgano sui diritti fondamentali di chi ha subito gravissime violazioni. Rischia di negare giustizia alle persone colpite proprio mentre si accumulano prove di ripetuti attacchi illegali da parte di Israele, che hanno causato gravi conseguenze alla popolazione civile e una distruzione su vasta scala", ha dichiarato Lama Fakih, direttrice dei programmi di Human Rights Watch.
Secondo il ministero della Salute libanese, dall'8 ottobre 2023 in Libano sono state uccise oltre 8700 persone, tra cui almeno 569 bambine e bambini e 357 operatori e operatrici sanitari. Secondo Reporters sans frontières, le forze israeliane hanno inoltre preso ripetutamente di mira e ucciso giornalisti chiaramente identificabili mentre documentavano il conflitto. Secondo gli organi di stampa israeliani, dall'ottobre 2023 gli attacchi di Hezbollah contro Israele hanno causato la morte di almeno 32 civili.
Centinaia di migliaia di persone restano sfollate in Libano a seguito degli ordini di evacuazione emessi dalle forze armate israeliane, che hanno inoltre occupato quasi 600 chilometri quadrati di villaggi lungo il confine libanese impedendo alla popolazione residente di farvi ritorno.
Sebbene l'accordo riconosca che Israele e Libano attribuiscono importanza al "ritorno in sicurezza della popolazione civile [del sud del Libano]", di fatto esso avalla il protrarsi a tempo indeterminato dello sfollamento di decine di migliaia di persone residenti, subordinandone il rientro e la ricostruzione a condizioni che dovranno essere successivamente "confermate".
L'accordo, inoltre, non fa alcun riferimento al diritto alla giustizia e alle riparazioni per le persone colpite da gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, come quelle sottoposte a trasferimento illecito o le cui abitazioni e terre agricole sono state distrutte illegalmente.
"Il governo libanese ha rinunciato a un diritto che non gli appartiene: il diritto delle persone colpite dalle violazioni di chiedere giustizia e di ottenere l'accertamento delle responsabilità degli autori dei crimini. È un diritto che appartiene a chi ha perso i propri cari, a chi ha visto distrutte la propria casa e i propri ricordi. È il diritto di chi ha continuato a svolgere il proprio lavoro nonostante i pericoli, come giornalisti e personale dei servizi medici di emergenza", ha dichiarato Elsy Moufarrej, presidente del Sindacato dei giornalisti libanesi.
Le organizzazioni hanno sottolineato che i governi del Libano e di Israele non dovrebbero attuare l'accordo in modo da compromettere i diritti delle persone colpite dalle violazioni e delle persone sopravvissute e dovrebbero chiarire che l'accordo, comprese le clausole 3 e 13, non prevarrà sugli obblighi di diritto internazionale di entrambi gli stati.
Le organizzazioni hanno inoltre chiesto ai governi, compresi quelli che in passato si sono espressi a favore dell'accertamento delle responsabilità per i crimini di diritto internazionale commessi in Libano, di chiarire che il loro sostegno a una soluzione politica non si estende a disposizioni che impediscano l'accesso alla giustizia, alle riparazioni e il ritorno delle persone sfollate.
"L'accertamento delle responsabilità e il rispetto del diritto internazionale non sono merce di scambio", ha dichiarato Ghida Frangieh, avvocata di Legal Agenda. "Sono obblighi giuridici. Il diritto internazionale è chiaro: gli stati non possono rinunciare, né farne oggetto di negoziati, al proprio obbligo di indagare e perseguire i crimini più gravi, che riguardano l'intera comunità internazionale. Allo stesso modo, non possono privare le persone del diritto alla verità, alla giustizia e alle riparazioni".
"Le autorità libanesi devono adottare con urgenza misure concrete per adempiere ai propri obblighi ai sensi del diritto internazionale, perseguendo ogni possibile percorso per l'accertamento delle responsabilità, anche conferendo la competenza alla Corte penale internazionale e garantendo riparazioni per le violazioni del diritto internazionale. Devono inoltre assicurare il diritto delle persone sfollate a fare ritorno nelle proprie case. Non può esserci pace senza giustizia", ha concluso Ghida Frangieh.
*Human Rights Watch
Centro libanese per i diritti umani
Legal Agenda
Reporters sans frontières
Sindacato dei giornalisti libanesi