Commissione Nazionale Italiana UNESCO

05/21/2026 | News release | Distributed by Public on 05/21/2026 05:19

Mantova Architettura, Thematic Week 2026: Architettura, patrimonio e cambiamento climatico

E' iniziata lo scorso 19 maggio, nell'ambito di Mantovarchitettura (la rassegna annuale mantovana dedicata ai rapporti tra architettura, cultura e territorio), la Thematic Week a cura della Cattedra UNESCO del Politecnico di Milano (polo territoriale di Mantova) in Tutela architettonica e pianificazione nelle città del patrimonio, dedicata ogni anno a un diverso tema d'attualità e di rilevanza per le ricerche della Cattedra e per il mandato dell'UNESCO. Il convegno di quest'anno rientra tra gli eventi organizzati dalla Rete delle Cattedre UNESCO Italiane per il Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026.

Dopo l'edizione del 2025, rivolta all'impatto dei conflitti sul patrimonio culturale, quest'anno i partecipanti alla conferenza (docenti, gestori di siti, figure istituzionali) hanno affrontato il tema, non meno delicato e gravido di conseguenze, del cambiamento climatico. In particolare, i primi due giorni della conferenza sono stati dedicati a introdurre la tematica e a delinearne gli impatti nell'ambito della città del Patrimonio Mondiale UNESCO, tra le quali rientra la stessa Mantova insieme alla vicina Sabbioneta.

I lavori sono stati inaugurati dal professor Stefano Della Torre, titolare della Cattedra UNESCO organizzatrice dell'evento, che ha sottolineato come la Thematic Week rappresenti un'occasione per costruire una visione di lungo termine dedicata non al passato, ma al presente del nostro patrimonio culturale. L'impegno di docenti e decisori politici deve quindi rivolgersi a un'opera di pianificazione che costituisca al contempo anche un'iniziativa di cooperazione internazionale, nel tentativo di creare approcci partecipativi che tengano sempre conto non solo del parere degli esperti e delle istituzioni, ma anche delle comunità che vivono quotidianamente i luoghi.

In rappresentanza della CNIU, il dottor Alessandro Giardini ha quindi enucleato la centralità del cambiamento climatico per il mandato culturale dell'UNESCO. Il cambiamento climatico è infatti un fattore culturale, che nasce da decisioni politiche ed economiche nate in seno a una determinata visione culturale, e come tale esercita un impatto devastante su ogni ambito della cultura, così come rappresentata dai vari programmi dell'UNESCO: l'arte e l'architettura del Patrimonio mondiale, le tradizioni culturali del Patrimonio immateriale, l'ambiente delle Riserve della Biosfera e nei Geoparchi. Allo stesso tempo, tutti questi programmi UNESCO, specialmente quando connessi in sinergia tra loro, costituiscono delle efficaci strategie di risposta agli effetti del cambiamento climatico: i tesori del patrimonio mondiale, molte volte situati in contiguità geografica con Geoparchi e Riserve della biosfera, rappresentano spesso esempi virtuosi di convivenza armoniosa di uomo e natura, una convivenza a sua volta codificata in pratiche culturali tradizionali che costituiscono degli spunti di ispirazione di estremo interesse per le moderne strategie di adattamento e di mitigazione all'innalzamento delle temperature. In questo rapporto di interazione profonda tra i più vari ambiti della cultura, le Cattedre UNESCO devono svolgere il ruolo di laboratorio critico e creativo auspicato anche dal nuovo Direttore Generale dell'UNESCO in un suo recente intervento, adoperando le proprie risorse intellettuali e teoretiche per coordinare il dialogo intersettoriale e favorire il rapporto con stakeholders e decisori politici. La Thematic Week della Cattedra UNESCO del Politecnico di Milano ricopre esattamente questa funzione, rappresentando una manifestazione particolarmente encomiabile di questo approccio e un'ottima applicazione del mandato dell'UNESCO nella vita culturale degli Stati membri.

La prima giornata di lavori ha visto gli interventi di personalità internazionali, che hanno inquadrato il tema del cambiamento climatico nell'ambito delle iniziative dei Paesi europei e dell'Unione. La professoressa Johanna Leissner, del Consorzio Scientifico Fraunhofer, ha presentato i risultati del Rapporto svolto tra il 2020 e il 2024 dall'EU OMC (Open Method of Coordination) Member States Experts Group dedicato al "Rafforzamento della resilienza del patrimonio culturale per il cambiamento climatico", il primo rapporto su questo tema originato da un mandato politico (da parte del Parlamento Europeo) e di cui la professoressa è stata coordinatrice. Il Rapporto, scaricabile gratuitamente online, ha illustrato le "best practices" messe in atto da 26 Stati membri in tema di tutela del patrimonio culturale rispetto al cambiamento climatico, che hanno previsto un ampio coinvolgimento delle comunità in ambito di adattamento, mitigazione e anche, in alcuni casi, alla perdita di elementi del patrimonio. Questo documento, presentato in più di 200 conferenze, ha ottenuto una notevole attenzione da parte di decisori politici e stakeholders e ha accelerato il processo di inserimento del patrimonio culturale nelle Policy nazionali contro il cambiamento climatico di numerosi Paesi membri, tra cui l'Italia. Un nuovo report sul tema degli Approcci tecnologici per la tutela del patrimonio culturale dal cambiamento climatico è stato quindi commissionato dal Parlamento Europeo per l'ottobre del 2026.

Sono state in seguito ascoltate due importanti testimonianze provenienti dal Regno Unito, un Paese particolarmente attivo su questi temi e oggi sempre più vicino all'Unione Europea. Matthew Stephen Rabagliati, della Commissione Nazionale del Regno Unito per l'UNESCO, ha illustrato le importanti ricerche della Commissione Nazionale britannica sulla possibilità di trasformare i beni iscritti dal Regno Unito nei vari programmi UNESCO (Patrimonio Mondiale, Riserve della Biosfera e Geoparchi) in veri e propri "Laboratori Viventi" per la tutela dal cambiamento climatico: sistemi basati sul territorio per avviare delle collaborazioni nazionali e internazionali per la mitigazione e l'adattamento climatico, esportabili anche in altri siti tramite un confronto continuo con le comunità locali. Il tema delle collettività è stato al centro anche dell'intervento di Keith Jones, del National Trust, l'associazione britannica dedicata alla tutela dei beni culturali, il quale ha illustrato le complesse strategie messe in atto da questo grande e importante ente per garantire il delicato equilibrio tra il parere degli esperti sul tema e la percezione del rischio dei singoli cittadini.

Nel secondo giorno della conferenza l'attenzione è stata rivolta alle città del Patrimonio Mondiale italiano e non solo, sempre più esposte ai rischi derivanti da eventi climatici estremi, soprattutto alluvionali, e al monitoraggio degli effetti del cambiamento climatico nei siti del patrimonio: un tema particolarmente rilevante per l'Italia, che è il secondo Paese europeo, dopo la Francia, per aumento del rischio idrogeologico negli ultimi anni. I docenti e i ricercatori presenti al convegno hanno illustrato i loro casi di studio su Torino, Milano, Pompei e Nuova Delhi. Una menzione particolare merita il caso del centro storico di Firenze, sito del Patrimonio Mondiale, illustrato dal team di ricerca della Cattedra UNESCO in Prevenzione e gestione del rischio idrogeologico dell'Università di Firenze: in questo caso il bene da proteggere, ossia il centro storico della città di Firenze, rappresenta anche la causa stessa dei rischi ambientali per il territorio, dovuti all'ampliamento della città nelle sue varie fasi evolutive a scapito dell'ampiezza del bacino dell'Arno, che in questo modo si è trovato maggiormente esposto al rischio delle esondazioni sempre più frequenti a causa all'innalzamento delle temperature. Gli unici interventi realizzabili riguardano dunque la prevenzione e la preparazione tempestiva delle comunità ai rischi ambientali, attraverso strategie di partecipazione attiva e di monitoraggio complessivo dei monumenti e dei musei a rischio. Una simile attenzione al monitoraggio degli effetti del cambiamento climatico è stata al centro dell'intervento relativo al sito del Patrimonio Mondiale di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, durante il quale i funzionari della Soprintendenza e gli esperti dell'Università Federico II di Napoli hanno illustrato le tecniche più all'avanguardia impiegate per analizzare il sito e intervenire tempestivamente sulla degradazione atmosferica dei beni culturali.

Nelle due giornate conclusive, il convegno si concentrerà infine sulle misure economiche e adattive relative al cambiamento climatico nei territori fragili. Il convegno presenta così una panoramica ampia e di alto livello su un tema di estrema urgenza, rispetto al quale attori statali e organizzazioni multilaterali devono compiere oggi ogni sforzo, in tempi di diffuso e istituzionalizzato scetticismo ambientale, per sensibilizzare l'opinione pubblica e garantire un accesso quanto più ampio a questo complesso dibattito.

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