CNCA - Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza

06/12/2026 | Press release | Distributed by Public on 06/12/2026 03:59

Disobbedienti e Presenti. Resistere non basta, bisogna ri-esistere

Comunicato stampa

Disobbedienti e Presenti.
Resistere non basta, bisogna ri-esistere
Il CNCA chiude oggi a Verona la sua Assemblea nazionale.
La federazione lancia un invito rivolto non solo ai propri soci,
ma a tutti gli operatori, le operatrici e le organizzazioni sociali:
costruiamo insieme nuovi spazi di azione collettiva e resistenza democratica

12 giugno 2026

Oggi anche in Italia il welfare si restringe, i diritti sono presentati come privilegi da meritare, le persone più vulnerabili vengono trasformate in minacce, il dissenso viene criminalizzato. In questo contesto il silenzio rischia la complicità.

È da questo punto di partenza che il CNCA-Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti lancia da Verona, sede ieri e oggi della sua assemblea nazionale, un invito rivolto a tutte le organizzazioni socie, ma più in generale a tutti coloro che operano nell'ambito del lavoro sociale: costruiamo insieme nuovi spazi di azione collettiva e resistenza democratica. Resistere da soli, o in piccoli gruppi identitari, non basta. Occorre anche ri-esistere: "ri-esistere significa re-istituire la propria presenza nel mondo, riconquistare il diritto di esistere come soggetti collettivi dotati di visione. Significa esporsi - uscire dall'invisibilità confortante del tecnicismo e dichiarare da che parte si sta, cosa si difende, a quale idea di vita comune ci si ispira. Ri-esistere non significa costruire un nuovo potere. Significa rendere inoperante il potere esistente: sottrarre consenso alle narrazioni dominanti, moltiplicare le pratiche alternative, dimostrare con la concretezza delle relazioni quotidiane che un'altra forma di stare insieme è possibile."

Il CNCA ha espresso la sua posizione nel documento intitolato "Disobbedienti e Presenti", presentato nel corso dell'Assemblea, in cui si invitano operatori, operatrici e organizzazioni sociali a riscoprire il valore politico e culturale del loro lavoro: "Incontrando quotidianamente le contraddizioni del sistema, nel suo creare relazioni, aprire spazi di parola, difendere diritti, denunciare diseguaglianze, il lavoro sociale agisce su un piano culturale e politico necessario. Il gesto professionale diventa tale perché politico." Un'azione che oggi, per il CNCA, non può prescindere da atti di disobbedienza civile "quando le istituzioni non proteggono, non garantiscono e addirittura separano e puniscono chi è considerato indesiderabile, quando la sofferenza e la protesta legittima vengono vilipese e punite, quando si contrasta e inibisce ogni lavoro di prossimità". La disobbedienza civile come pratica democratica necessaria per richiamare l'attenzione su un'ingiustizia e ristabilire un rapporto tra legalità e legittimità.

Per il CNCA occorre connettere le tante micro-azioni di disobbedienza in un quadro di senso più ampio che le rafforzi, le renda comunicabili e replicabili. Pratiche spesso disperse e ignorate, in cui qualcosa di diverso sta già accadendo: "Vogliamo avviare una mappatura - non una rassegna celebrativa, ma un tentativo di riconoscimento reciproco. Pratiche di ospitalità radicale in quartieri segnati dalla segregazione. Spazi di cura autogestiti che hanno tenuto durante la pandemia. Reti informali di supporto tra famiglie migranti che non aspettano il servizio sociale. Gruppi di operatori che hanno rifiutato di applicare protocolli lesivi della dignità. Comunità educanti che hanno reintegrato chi era già stato espulso da ogni circuito. Questi esempi - piccoli, spesso precari, ma diffusi - non sono aneddoti. Sono prove di possibilità. Nominarli, connetterli, imparare da loro è già un atto politico." Per far questo occorre un lavoro lento che "richiede spazi fisici e simbolici dove le persone possano incontrarsi senza agenda preimpostata. Richiede risorse che spesso mancano proprio nei territori più fragili. Richiede continuità: la fiducia non si costruisce in un'assemblea o in un progetto annuale. Riconoscere questa fragilità non è rassegnarsi: è il primo passo per progettare diversamente."

"Sono stati due giorni ricchi di riflessioni, approfondimenti e scambi", dichiara Caterina Pozzi, presidente del CNCA. "Il documento 'Disobbedienti e Presenti', frutto di una riflessione collettiva fatta dal Consiglio nazionale e dall'Esecutivo nazionale negli scorsi mesi, ha accompagnato i lavori nei gruppi e le conversazioni con gli ospiti che ci hanno accompagnato in assemblea. Sappiamo di vivere tempi in cui diritti e possibilità sono sempre più limitati e appannaggio di una sola parte della società. Le campagne populiste - costruite su nemici funzionali - esasperano le risposte, aumentano polarizzazioni e forme istituzionali che sempre più separano e allontanano un noi che va protetto a scapito di altri che devono essere allontanati, segregati, controllati. Il nostro lavoro si colloca proprio in questo spazio di tensione ed è necessario farlo con consapevolezza e lucidità, per non essere complici della normalizzazione del sistema. E dobbiamo farlo insieme, uscire sempre più da autoreferenzialità che impoveriscono per creare alleanze inedite, che ci diano la possibilità di poter cambiare e poter immaginare."

All'Assemblea è stato anche presentato l'opuscolo Taccuino delle soglie. Sguardi dalla Bosnia Erzegovina e da Istanbul, "un tentativo di abitare le domande che i confini pongono alla nostra pratica quotidiana. Nasce dall'urgenza di non restare soli davanti alla durezza del mondo." Il testo è un racconto, e una riflessione, sui viaggi organizzati dalla federazione in Bosnia Erzegovina e in Turchia, per conoscere luoghi centrali per l'Europa: Sarajevo, Srebrenica, Istanbul. Per incontrare donne, uomini, operatori e operatrici, attivisti e attiviste che lottano per i diritti e la memoria. "Siamo partiti verso i Balcani e Istanbul per comprendere le mutazioni del Mediterraneo, scoprendo che ciò che accade su quelle soglie non è 'altrove'. Ci riguarda da vicino."

L'Assemblea di Verona è stata l'occasione per presentare anche altre due pubblicazioni di rilievo, realizzate sempre dalla nostra federazione. La prima è il libro Terreferme. Famiglie che accolgono, approdi che curano, un testo scritto da alcuni operatori e operatrici sociali, famiglie affidatarie e ragazzi e ragazze in affido coinvolti nel progetto "Terreferme", un'iniziativa promossa da CNCA e UNICEF che ha permesso, in otto anni di attività, di avviare circa 160 affidi di minorenni migranti soli. La scelta degli operatori e delle operatrici è stata quella di raccontare Terreferme non attraverso un manuale o un prontuario tecnico per "addetti ai lavori", ma attraverso gli sguardi, le parole e le esperienze dei protagonisti e delle protagoniste di questo progetto, saliti "sulla stessa barca".

La seconda è Il nostro sistema integrato di tutela e accoglienza per minorenni e genitori con figli, un testo ampio, con molti dati e tabelle, già presentato a Roma il 12 maggio scorso, che è il report di una ricerca che ha coinvolto 101 organizzazioni socie per approfondire le caratteristiche delle comunità residenziali e degli altri servizi rivolti a minorenni e genitori con figli, il profilo dei destinatari e degli/lle operatori/trici, il rapporto con il territorio e la pubblica amministrazione, i fattori che incidono sulla qualità e sulla sostenibilità del sistema. Un lavoro da cui emerge un'idea chiara di accoglienza e delle indicazioni preziose per rafforzare il sistema di intervento, uscendo dai pregiudizi e dagli attacchi ingiustificati che subisce da anni.

Nel corso dell'Assemblea è stato anche approvato il bilancio consuntivo e presentato il Bilancio sociale 2025, che offre una fotografia del CNCA ricca di informazioni e di dati: la visione e la mission, le attività e le iniziative più importanti realizzate lo scorso anno, l'organizzazione, i dati di bilancio. Un panorama che riguardava, al 31 dicembre 2025, 278 organizzazioni socie presenti in 19 regioni italiane (solo in Valle d'Aosta non abbiamo associati).

"Il CNCA ha saputo coniugare, in questi anni, la cura delle persone più fragili con la denuncia pubblica, le mobilitazioni e la costruzione di alleanze", conclude Pozzi. "Vogliamo vivere questa epoca di incertezza con la determinazione di chi non rinuncia a pensare e a posizionarsi."

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