03/24/2026 | Press release | Distributed by Public on 03/24/2026 05:14
In tempi di conflitti nascenti e permanenti come quelli che stiamo vivendo, tutelare la propria salute, in particolare la vista, diventa un'esigenza ancora più difficile da soddisfare, a causa di una serie di co-fattori che ostacolano le cure. In particolare, la guerra in Ucraina, nonostante l'ingente fuga dal proprio territorio, vede ancora una popolazione resistere in condizioni di estrema difficoltà, di cui quasi 4 milioni con necessità di cure. La telemedicina in questi contesti ha rivoluzionato l'accesso alle consulenze, ma la medicina in tempo di guerra mette in luce i limiti dell'assistenza di tipo meramente consultivo. In caso di patologie in cui il tempo è un fattore cruciale, le competenze che si limitano a fornire raccomandazioni potrebbero arrivare troppo tardi per essere efficaci. Ciò che occorre è una transizione verso la telemedicina terapeutica, ovvero modelli in cui le conoscenze specialistiche superano i confini mentre l'autorità terapeutica rimane radicata a livello locale.
Una pubblicazione sulla prestigiosa rivista Nature, cui hanno contribuito Andrea Cusumano, oftalmologo e docente di Malattie dell'apparato visivo e Marco Lombardo, PhD presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell'università di Roma Tor Vergata, approfondisce questi nuovi aspetti di terapia oftlamologica. Il titolo del paper è "Local control, remote expertise: governing therapeutic telemedicine in wartime".
"Noi introduciamo - sottolinea Cusumano - il concetto di "corridoi teleterapeutici": partnership di cliniche strutturate per trattamenti laser teleguidati transnazionali, concepite per garantire l'accesso alle terapie prioritarie quando i sistemi di riferimento convenzionali diventano insicuri o inaccessibili".
Prosegue facendo un esempio concreto. "Il 3 dicembre 2025, i nostri team italiani e ucraini hanno implementato un flusso di lavoro transnazionale teleguidato per la terapia laser retinica che ha collegato Kiev e Roma. Due pazienti sono stati trattati a Kiev e uno a Roma per una lacerazione retinica e un'occlusione di una vena retinica ramificata con ischemia periferica. Tutte le procedure sono state completate come previsto, senza deviazioni impreviste, e i pazienti hanno espresso grande soddisfazione per un modello che ha integrato in modo evidente le competenze distribuite nell'assistenza locale".
"Questi corridoi - continua il docente- non devono essere intesi come confronti digitali improvvisati, ma come infrastrutture sanitarie regolamentate, caratterizzate da protocolli operativi, chiarezza nelle credenziali, protezione dei dati e valutazione prospettica. Il loro scopo non è quello di sostituire i medici locali, ma di estendere la loro portata in condizioni di stress sistemico". "Al di là dell'Ucraina - prosegue-, tali architetture rischiano di diventare essenziali ovunque la distribuzione dell'assistenza sanitaria sia destabilizzata, sia da conflitti armati, che da disastri climatici o da un estremo isolamento geografico. L'oftalmologia offre un esempio particolarmente chiaro, diverse malattie della retina progrediscono rapidamente fino alla perdita irreversibile della vista, ma rimangono altamente curabili se affrontate tempestivamente. Tali interventi - conclude - richiedono precisione e spesso traggono beneficio dal giudizio di un sottospecialista - risorse che un conflitto armato può rendere improvvisamente inaccessibili".
a cura dell'Ufficio Stampa di Ateneo