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07/15/2026 | Press release | Distributed by Public on 07/15/2026 00:12

Clima, sicurezza idrica ed energia: competitività italiana alla prova, QE-Quotidiano Energia

Clima, sicurezza idrica ed energia: competitività italiana alla prova
Danni da eventi meteo estremi per 7,5 mld € all'anno. Nel 2025 superficie boschiva colpita da incendi +9,3%, produzione idro -19,3%. Nei settori water intensive un terzo (34,6%) degli occupati della manifattura

Gli eventi climatici estremi tipici della stagione estiva, quali incendi e siccità, insieme all'inefficienza delle reti idriche, hanno un impatto rilevante sull'economia e sulle imprese e riducono la produzione idroelettrica, principale fonte rinnovabile programmabile del Paese.

La frequenza degli eventi meteorologici estremi aumenta i danni economici, mentre siccità prolungate, incendi e una minore disponibilità di risorse idriche incidono direttamente sulla generazione elettrica da rinnovabili e sulle attività delle imprese, in particolare nei settori più dipendenti dalla disponibilità di acqua.

Una analisi dei dati dell'Agenzia europea dell'ambiente evidenzia che tra il 2015 e il 2024 l'Italia ha accumulato perdite economiche causate dagli eventi climatici estremi pari a 74,7 miliardi di euro (a prezzi costanti 2024), equivalenti a 7,5 miliardi di euro all'anno e a 1.254 euro per abitante. Il valore per abitante supera del 64,6% la media UE (762 euro pro capite) ed è superiore anche ai 1.123 euro della Germania, ai 1.088 della Spagna e ai 663 euro della Francia. Per perdite pro capite l'Italia occupa il terzo posto nell'Unione europea, dopo Slovenia e Belgio.

In estate, le ondate di calore e la siccità favoriscono gli incendi boschivi. Secondo ISPRA nel 2025 la superficie forestale percorsa da grandi incendi è stata pari a 12.306 ettari, in aumento del 19,3% rispetto al 2024. Le regioni più colpite sono state: Sicilia (3.967 ettari), Calabria (2.892 ha) e Campania (1.835 ha), che insieme rappresentano il 71% della superficie forestale a livello nazionale percorsa dal fuoco. Secondo il Rapporto SDGs 2026 pubblicato dall'Istat la scorsa settimana, nel 2024 gli incendi boschivi hanno interessato 1,8 per mille km2 del territorio nazionale.

I fenomeni di siccità associati alle ondate di calore favoriscono la carenza di acqua. Secondo le indicazioni degli Osservatori distrettuali per gli utilizzi idrici raccolti da ISPRA all'11 luglio si evidenzia uno scenario di severità idrica media per il bacino del Po. La scarsità di acqua determina ripercussioni anche sul sistema energetico. La carenza di precipitazioni e il caldo record riduce i volumi disponibili per gli invasi alpini e la produzione di energia idroelettrica. L'analisi del bilancio mensile di Terna evidenzia che a maggio 2026 la produzione idroelettrica si è ridotta del 38,5% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente e nei primi cinque mesi dell'anno il calo raggiunge il 19,3%, sempre su base annua. Va tuttavia ricordato che la produzione idroelettrica del 2026 rimane comunque superiore del 37,0% rispetto al minimo registrato nel 2022, anno caratterizzato da una grave crisi idrica. La minore disponibilità di energia idroelettrica, oltre a ridurre il contributo di una fonte rinnovabile programmabile, aumenta il ricorso ad altre tecnologie di generazione in una fase critica per la sicurezza degli approvvigionamenti di gas.

Alle criticità determinate dal clima si sommano quelle delle infrastrutture. L'Italia continua infatti a registrare elevate perdite delle reti di distribuzione idrica: secondo i dati dell'Istat nel 2022 il 42,4% dell'acqua immessa negli acquedotti non raggiunge gli utilizzatori finali. Viene persa più della metà dell'acqua immessa nella rete in Basilicata con perdite del 65,5%, Abruzzo con 62,5%, Molise con 53,9%, Sardegna con 52,8% e Sicilia con 51,6%. Le perdite sono più contenute in Lombardia con 31,8%, Valle d'Aosta con 29,8% e Emilia-Romagna con 29,7%. Con l'esaurimento degli interventi del PNRR destinati alla gestione della risorsa idrica per 5,4 miliardi di euro - con investimenti per ridurre le perdite e per la sicurezza dell'approvvigionamento, per il sistema irriguo in agricoltura e per fognature e depurazione - dal 2027 il bilancio pubblico dovrà individuare nuove risorse per proseguire gli investimenti nelle infrastrutture idriche e ridurre le perdite delle reti di distribuzione e, più in generale, per contrastare gli effetti del climate change.

La disponibilità della risorsa idrica rappresenta inoltre un fattore produttivo essenziale per numerosi comparti manifatturieri, in particolare nelle attività estrattive, nel tessile, nella petrolchimica, nella farmaceutica, nella gomma e materie plastiche, nella produzione di vetro, ceramica e cemento, nella carta e nei prodotti in metallo. In questi dieci comparti più idro-esigenti (water intensive) sono attive 117 mila imprese, con 1 milione 346 mila addetti pari a più di un terzo (34,6%) dell'occupazione della manifattura. Le imprese artigiane sono 69mila con 284mila addetti, pari al 21,1% della manifattura ad alta intensità idrica.

La disponibilità della risorsa idrica influenza la produzione di energia rinnovabile, la continuità operativa delle imprese e la competitività del sistema agroalimentare e di numerose filiere manifatturiere strategiche. In un contesto di crescente variabilità climatica, la sicurezza idrica diventa un fattore di competitività: accelerare gli investimenti nelle infrastrutture, ridurre le perdite delle reti e rafforzare la resilienza del territorio rappresentano condizioni indispensabili per contenere i danni economici degli eventi estremi e accompagnare la transizione energetica.

Rubrica Imprese ed energia su QE-Quotidiano Energia del 14 luglio 2026

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