Consiglio Regionale del Veneto

04/27/2026 | Press release | Distributed by Public on 04/27/2026 09:19

Szumski e Lovat (Resistere Veneto): “Riforma degli Ats, gli Ambiti territoriali sociali: serve equilibrio, gradualità, efficienza, tutela del lavoro e dei diritti dei[...]

27 aprile 2026

(Arv) Venezia, 27 aprile 2026

"Chiediamo alla Giunta regionale la massima attenzione e responsabilità nell'attuazione della riforma degli Ambiti territoriali sociali. Serve un percorso condiviso, trasparente e graduale, capace di coniugare efficienza organizzativa, tutela dei lavoratori e garanzia dei diritti dei cittadini. Solo mantenendo questo equilibrio sarà possibile trasformare gli Ats in uno strumento realmente efficace e sostenibile per il futuro del sistema sociale veneto". I consiglieri regionali Riccardo Szumski e Davide Lovat (Resistere Veneto) intervengono così "sul dibattito relativo all'attuazione della riforma degli Ambiti territoriali sociali, anche "alla luce delle recenti posizioni espresse dal CUB Pubblico Impiego Veneto: prendiamo atto delle preoccupazioni sollevate dalle organizzazioni sindacali, che evidenziano criticità reali legate alla gestione dei servizi sociali e alle condizioni dei lavoratori. Si tratta di un contributo importante che merita attenzione e rispetto, soprattutto in una fase così delicata di transizione del sistema".

"La riforma degli Ats - ricordano i consiglieri - rappresenta un passaggio strutturale importante nell'ambito della legge n. 328/2000, ma la sua attuazione deve essere accompagnata da attenzione concreta alle ricadute organizzative e sociali. È fondamentale garantire la massima funzionalità, evitando al contempo derive burocratiche o modelli organizzativi che rischino di aumentare i costi senza migliorare i servizi. Le esperienze maturate in altri territori dimostrano chiaramente come siano spesso necessari correttivi in corso d'opera: il comune di Bologna, dopo processi di esternalizzazione, ha avviato un percorso di reinternalizzazione di servizi sociali per migliorarne qualità e controllo; il comune di Pisa ha deliberato il recesso da modelli consortili; più in generale, diverse Regioni italiane hanno adottato nel tempo modelli organizzativi differenti - tra convenzioni, consorzi e gestioni dirette - proprio per adattare gli Ats alle esigenze reali dei territori e superare criticità emerse nella prima applicazione. Questo dimostra che non esiste un modello unico valido per tutti. Anche a livello nazionale si è sviluppato un sistema articolato e differenziato, con scelte organizzative che vengono progressivamente riviste per garantire maggiore efficacia, sostenibilità e controllo pubblico dei servizi. Il punto centrale resta la qualità del servizio offerto ai cittadini: ogni scelta organizzativa deve avere come obiettivo primario la risposta efficace ai bisogni delle persone, in particolare delle fasce più fragili. Questo risultato è strettamente legato alla valorizzazione del personale impegnato nei servizi sociali, che deve operare in condizioni di stabilità, dignità e riconoscimento professionale".

"Il Veneto dispone di un patrimonio consolidato di integrazione tra sociale e sanitario che non deve essere disperso. È necessario costruire modelli che tengano conto delle specificità locali, evitando soluzioni uniformi che non rispondono alle diverse esigenze dei territori", concludono Szumski e Lovat

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