06/02/2026 | Press release | Distributed by Public on 06/02/2026 00:13
Il ministro: «La Costituzione ha consentito lo sviluppo di una democrazia compiuta e avanzata».
di Francesco Malfetano
Matteo Piantedosi, ottant'anni fa il referendum del 2 giugno sanciva la nascita della Repubblica. Qual è il significato oggi?
«È la celebrazione di un passaggio fondamentale della nostra storia nazionale, un riscatto civile che si è poi completato con l'approvazione di una Costituzione all'avanguardia. Si poté in questo modo dare piena cittadinanza alle donne, ricostruire il Paese e realizzare un sistema politico e istituzionale incentrato sulla protezione e lo sviluppo di principi e valori fondamentali per una democrazia compiuta ed avanzata. La scelta della forma repubblicana da parte degli italiani fu uno spartiacque epocale, dopo errori e orrori del fascismo, crudele occupazione nazista, devastazioni della guerra, lacerazioni politiche. Anche grazie a uomini di eccezionale valore come Einaudi e De Gasperi, in quella fase ci incamminammo verso una prospettiva euroatlantica, democratica e liberale, evitando di sbandare verso il blocco sovietico e costruendo un Paese G7 rispettato nel mondo».
Lei è il ministro dell'Interno, non vede un Paese più diviso da inizio legislatura?
«Lo vedo più unito e lo vedo migliore. Lo sostengo anche rispetto ad alcune analisi miopi e strumentali che si registrarono agli albori di questa legislatura, laddove si ipotizzarono catastrofi istituzionali, economiche, diplomatiche: tutte stupidaggini. Abbiamo avuto un Governo autenticamente politico affidato con mandato chiaro a una leader di destra e la nostra Repubblica, nonostante i profeti di sventura, va avanti inanellando risultati significativi: bassi spread, boom di posti di lavoro, crollo dell'immigrazione irregolare, contrasto all'evasione, autorevolezza internazionale, stabilità politica, lotta alla criminalità».
Oggi dominano guerre e instabilità, in quali valori gli italiani dovrebbero cercare un senso di appartenenza comune?
«Dobbiamo anteporre a tutto la difesa della nostra libertà, un valore cardine che presuppone una condizione di sicurezza integrale ovverosia declinata sui vari piani della sicurezza nazionale, sia interna sia verso l'esterno, oltre che della sicurezza economica e della sicurezza energetica».
La Repubblica è in salute? Sono aumentati gli allarmi sullo stato della democrazia: rapporti tra politica e magistratura, decretazione d'urgenza, libertà civili.
«Quelle che menziona sono tematiche su cui si esercita una certa dialettica quotidiana della politica, spesso più per rincorrere polemiche strumentali. I rapporti tra politica e magistratura in Italia sono ricorrentemente dialettici proprio perché si tratta di due poteri rispettivamente autonomi, che tali devono restare. Non ho notizie di libertà civili o diritti messi in discussione. Quanto alla decretazione d'urgenza, mi pare sia una casistica in linea con le precedenti legislature, sempre esercitata coerentemente con i presupposti stabiliti proprio dalla nostra Carta costituzionale. Il Paese è unito, forte e solido. Siamo meglio di come, talvolta, ci raccontiamo nel dibattito pubblico per inseguire forme di provincialismo autolesionistico. Peraltro siamo in condizioni migliori di molti partner occidentali».
Crede che lo Stato abbia trovato un equilibrio tra tutela dell'ordine pubblico e libertà di protesta?
«È sotto gli occhi di tutti quanto i rappresentanti delle Forze dell'ordine garantiscano il diritto di manifestare con equilibrio e professionalità. Le potrei citare una miriade di dati oggettivi che lo testimoniano. E questo nonostante il fatto che, in alcune occasioni purtroppo, ci siano frange di antagonisti che cercano in ogni modo di creare disordini, cavalcando strumentalmente temi divisivi. Stigmatizzare e isolarli è interesse di tutti».
Legge elettorale: le opposizioni parlano di Aule esautorate e riforma incostituzionale.
«Da sempre le riforme elettorali vengono approvate preferibilmente alla fine della legislatura e, da sempre, scontano questo tipo di polemiche, che fanno parte del gioco. Di certo avere un sistema che garantisce stabilità, certezza di un Governo e rispetto della volontà elettorale converrebbe a tutti. Sono convinto che dal Parlamento sarà approvato un testo equilibrato, funzionale e rispettoso dei principi costituzionali. Credo sia meglio per tutti evitare di rivivere una stagione paludosa, con governi in balia degli eventi per mancanza di alternative».
Sta per entrare in vigore il nuovo Patto Ue sulla migrazione. Per il Governo consentirà di valorizzare "il modello Albania", ma sono davvero un successo politico? I risultati restano da dimostrare.
«I centri in Albania hanno rappresentato una soluzione innovativa, presa a modello dall'Europa. Già adesso svolgono una funzione utile per rimpatriare immigrati irregolari pericolosi, soggetti che si sono macchiati di gravi crimini. Ancor più utili saranno quando potranno essere utilizzati anche come centri per le procedure accelerate alla frontiera, la finalità originaria per cui sono stati realizzati anche in linea con le nuove regole europee, di prossima entrata in vigore, introdotte proprio per evitare l'uso strumentale del nobile istituto dell'asilo politico».
Il generale Vannacci è una risorsa per il centrodestra o un elemento di instabilità?
«La maggioranza di Governo si muove nel solco del conservatorismo liberale. Abbiamo una posizione rigorosa e pragmatica sui temi della sicurezza e del contrasto all'immigrazione irregolare. Mi sembra siano argomenti particolarmente cari anche a Vannacci. Se si collocherà in questo nostro orizzonte si potrà dialogare, altrimenti ci sarà una sana competizione elettorale tra proposte politiche diverse. Comunque vada, il centrodestra rimarrà stabile e competitivo nella sua oramai consolidata capacità di offrire una sperimentata proposta di Governo del Paese».
Che farà nella prossima legislatura?
«Il prefetto, al servizio delle Istituzioni».