03/19/2026 | News release | Distributed by Public on 03/19/2026 05:51
La violenza giovanile è un fenomeno complesso, spia di un disagio profondo che spesso nasce da fragilità emotive, solitudine e vuoti educativi e relazionali che interrogano con urgenza il mondo degli adulti e delle istituzioni. Il rapporto (Dis)armati. Un'indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà , realizzato dal Polo Ricerca di Save the Children con il sostegno della Fondazione Iris Ceramica Group ETS, restituisce un quadro articolato del fenomeno in Italia, attraverso dati e testimonianze di minorenni, neomaggiorenni, rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, magistrati, esperti, operatori del Terzo settore e del sistema di giustizia minorile che accompagnano ragazze e ragazzi nei percorsi di reinserimento.
Il rapporto - che contiene approfondimenti su alcune grandi città italiane (Roma, Milano, Napoli, Bari) e una piccola città di provincia (Terni) - evidenzia come negli ultimi anni siano cambiate intensità, modalità e percezione della violenza tra gli adolescenti: da un lato fotografa i cambiamenti degli atti violenti commessi dagli adolescenti - da soli o in gruppo -, dall'altro segnala l'aumento della permanenza prolungata dei minorenni nel sistema penale di giustizia minorile, anche in seguito all'attuazione del Decreto Caivano (decreto legge 123/2023, convertito in legge 159/2023).
Secondo i dati della pubblicazione, l'Italia continua a essere uno dei Paesi europei con il più basso numero di under 18 e giovani adulti coinvolti nel sistema di giustizia. I minorenni e giovani adulti segnalati agli Uffici di servizio sociale per i minorenni dall'Autorità giudiziaria sono diminuiti di oltre un terzo negli ultimi vent'anni, passando da 23.000 nel 2004 a 14.220 nel 2024. Anche a livello europeo il nostro Paese resta su livelli contenuti: gli under 18 e giovani adulti sospettati o autori di reato sono passati da 329 ogni 100 mila abitanti nel 2014 a 363 nel 2023, uno dei valori più bassi dell'area.
I minorenni e i giovani adulti presi in carico dagli Uffici di servizio sociale per i minorenni, invece, sono 23.862, in aumento rispetto agli anni precedenti, soprattutto a causa della permanenza prolungata nel sistema penale di giustizia minorile, anche in seguito all'attuazione del Decreto Caivano.
I dati del Servizio analisi criminale del Ministero dell'interno rivelano che nel 2024 sono aumentati - rispetto a 10 anni prima - i 14-17enni denunciati o arrestati per alcuni reati violenti, fra i quali: rapina (3.968 casi nel 2024, più del doppio rispetto al 2014); lesioni personali (4.653 casi nel 2024, quasi il doppio rispetto a dieci anni prima); rissa (1.021 casi nel 2024 rispetto ai 433 del 2014).
Dalla pubblicazione emerge anche la maggiore diffusione delle armi tra gli adolescenti. I minorenni segnalati per porto abusivo di armi o oggetti atti a offendere sono passati da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024, con un ulteriore aumento nel primo semestre del 2025. Si tratta spesso di coltelli o altri oggetti portati con sé per sentirsi più sicuri o per affermare il proprio status all'interno del gruppo.
«Il rapporto - si spiega nel sito di Save the Children - mette in luce una contraddizione evidente: se da una parte cresce la presenza di armi tra i ragazzi, dall'altra molti adolescenti appaiono sempre più "disarmati" dal punto di vista emotivo e relazionale. Ragazzi e ragazze spaventati da un mondo esterno che considerano pericoloso, imprevedibile, segnato da conflitti e violenze all'interno delle famiglie e nella società, con casi di autolesionismo e tentati suicidi e, in alcuni casi, uso di sostanze e dipendenze. A preoccupare è la normalizzazione dell'utilizzo del coltello che, a prescindere dalle motivazioni, espone i ragazzi, più che in passato, al rischio di andare incontro a un'escalation di violenza». In alcuni contesti questo fenomeno si intreccia anche con il rischio di coinvolgimento nella criminalità organizzata: nei primi sei mesi del 2025 i minorenni denunciati o arrestati per associazione mafiosa sono 46, a segnalare un possibile preoccupante aumento rispetto al 2024, quando sono stati 49. Dei 46, quasi la metà si registrano a Catania e a Napoli.
L'indagine, inoltre, evidenzia come siano cambiate le dinamiche dei gruppi giovanili. A differenza di qualche anno fa, non sempre si tratta di gruppi strutturati o delle cosiddette "baby gang", ma spesso di aggregazioni temporanee e fluide, che nascono e si organizzano attraverso i social media.
Si può consultare il rapporto sul sito di Save the Children.
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