Comune di Verona

04/28/2026 | Press release | Distributed by Public on 04/28/2026 05:18

LA DIFFICILISSIMA STORIA DELLA VITA DI CICCIO SPERANZA: UN’ESPLOSIONE VITALE DI SOGNI E RESISTENZA AL TEATRO...

"La vita senza un suogno es amara como radicchio"
La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza, in programma il 30 aprile, conclude la fortunata stagione dell'Altro Teatro al Camploy con lo sguardo intenso, ironico e profondamente umano di una produzione che ha conquistato pubblico e critica per la sua capacità di intrecciare comicità e dolore, leggerezza e profondità. Inserito come evento conclusivo di una stagione particolarmente partecipata e ricca di proposte, lo spettacolo rappresenta una sintesi ideale del percorso tracciato dall'Altro Teatro al Camploy: un luogo di incontro tra linguaggi, sensibilità e comunità. La rassegna ha infatti costruito, nel corso dei mesi, un dialogo vivo con il territorio, portando in scena opere capaci di rispecchiare il presente e stimolare una riflessione condivisa.
LA COMPAGNIA
Il progetto è firmato da Les Moustaches compagnia di spicco nel panorama teatrale contemporaneo italiano tra le più interessanti della nuova scena: collettivo di giovani artisti capace di coniugare ricerca, tensione civile e una forte attenzione al lavoro dell'attore che ha costruito nel tempo una drammaturgia originale che fonde teatro di parola, fisicità e ritmo, dando vita a un linguaggio scenico riconoscibile e coinvolgente, autentico e non convenzionale.
Il percorso creativo si nutre di un confronto costante con il presente, cercando di dare voce a esistenze spesso invisibili e restituendo loro dignità narrativa. La loro produzione, attiva nel campo teatrale e cinematografico, si sviluppa attorno a una drammaturgia originale, spesso costruita collettivamente, che affonda le radici nell'osservazione del reale e nella volontà di raccontare storie urgenti, legate al presente. Al centro della loro poetica vi è l'indagine sull'essere umano nelle sue fragilità, nei suoi desideri e nelle contraddizioni che attraversano il vivere quotidiano. Le creazioni della compagnia si muovono tra registri diversi, intrecciando ironia e dramma, realismo e slancio visionario, con una particolare cura per la parola scenica e per la costruzione di universi sonori e fisici immersivi per portare in scena un teatro che dialoga con il pubblico in modo diretto, accessibile ma mai semplificato, capace di attivare riflessione senza rinunciare a una dimensione emotiva intensa.
A testimonianza di ciò il lavoro che arriva al Camploy è stato premiato come Miglior spettacolo, Premio Fersen e Premio della stampa al Roma Fringe Festival 2020, oltre ad aver ricevuto grandi riconoscimenti al Direction Under30 2020 e Inbox 2021.
SGUARDO SUL PRESENTE
Vicenda che affonda le radici in un immaginario arcaico e riconoscibile ma che parla con forza al presente, La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza si configura come un affresco socio-culturale in cui dinamiche familiari, marginalità economica e trasmissione dei valori si intrecciano in modo serrato.
Al centro, un nucleo rurale isolato, governato da codici rigidi e da certezze che non ammettono discussione: principi tramandati più che condivisi, interiorizzati come un'eredità inevitabile. In questo contesto si inserisce il conflitto, tanto universale quanto radicato, tra padri e figli: uno scontro generazionale segnato dall'incomunicabilità e dall'incapacità di mettere in crisi modelli consolidati.
Un impianto che richiama, per densità tematica, narrazioni emblematiche della letteratura italiana sul mondo contadino, ma che qui trova una rielaborazione originale e contemporanea. Il testo di Alberto Fumagalli costruisce così un percorso tragicomico che attraversa questioni centrali del nostro tempo: identità, autodeterminazione, diritto al desiderio. In una realtà segnata da privazioni materiali e fragilità emotive, emerge con forza una domanda essenziale: quale spazio può avere il sogno in contesti in cui tutto sembra negarlo?
A far emergere con forza questi aspetti è la lingua scenica, un escamotage poetico fatto da un intreccio espressivo di registri e dialetti, che diventa essa stessa strumento di racconto sociale, restituendo un mondo fatto di fatica, isolamento e relazioni segnate da gerarchie impenetrabili. I corpi in scena, tra gesti duri e movimenti trattenuti, incarnano un'esistenza segnata dal lavoro e dalla rinuncia, in cui anche l'elaborazione del dolore appare sospesa o negata. Eppure, proprio dentro questo paesaggio umano irrigidito, si apre una possibilità: quella di una trasformazione inattesa.
La figura di Ciccio introduce una frattura nel sistema, portando con sé una tensione verso il cambiamento che si traduce in gesto artistico, visione, slancio. Il suo desiderio - fragile, ostinato, fuori misura - diventa dispositivo critico capace di incrinare le certezze e suggerire alternative.
Lo spettacolo si muove così tra dimensione realistica e apertura simbolica, combinando elementi musicali e coreografici in una drammaturgia che alterna durezza e tenerezza. Ne emerge una riflessione lucida sui meccanismi di esclusione, ma anche sulla possibilità di riconoscere valore nella differenza. Senza indulgere nella retorica, La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza propone uno sguardo che interroga i concetti stessi di normalità e appartenenza, restituendo dignità a ciò che spesso viene marginalizzato. In questa prospettiva, la diversità non è scarto ma risorsa: una forma di resistenza culturale e umana capace di aprire nuovi orizzonti di senso.
LO SPETTACOLO
La genesi dello spettacolo nasce da un lavoro collettivo di scrittura e ricerca, sviluppato a partire dall'osservazione del reale e da testimonianze dirette. Al centro della scena, la storia di Ciccio Speranza: un giovane uomo intrappolato in una realtà familiare e sociale che sembra non lasciargli scampo, ma che custodisce dentro di sé un desiderio ostinato di cambiamento. Il racconto si sviluppa tra toni surreali e momenti di struggente verità, restituendo una narrazione che parla di marginalità, sogni, identità e possibilità di riscatto. Una vicenda personale che si fa specchio universale, capace di interrogare lo spettatore sul proprio rapporto con i limiti e le aspirazioni.
Ciccio è un ragazzo pieno di sogni, spesso sproporzionati rispetto alla realtà in cui vive, ma irriducibilmente necessari: vive in una vecchia catapecchia di provincia dove si sente soffocare, come una fragile libellula rosa in una teca di plexiglass opaco, ha un sogno troppo grande per poter rimanere in un cassetto di legno marcio: vuole danzare. In una sperduta provincia di un'Italia sperduta, la sperduta famiglia Speranza vive da generazioni le stesse lunghissime giornate. Sebbastiano è il padre di Ciccio, violento e grave come un tamburo di pelle di capra in un concerto di ottavini. Dennis è il fratello di Ciccio, con un'apertura mentale di uno che va a Bangkok e spacca tutto perché non sanno fare pasta, patate e cozze. Solo, in fondo, nella sua fragilità, Ciccio vuole scappare da quel luogo che mai ha sentito come casa.
Attraverso il suo gutturale linguaggio, il suo corpo grassissimo e il suo sogno impacciato, in tutù rosa non smetterà mai di danzare, raccontandoci la sua vita così come la desidera. Ciccio appartiene ad un mondo lontano, senza alcuna possibilità di esaudire il proprio sogno. Il suo destino è segnato, il suo carattere è condizionato, la sua vita è soffocata da un ambiente che gli sta stretto come un cappottino antigelo sta stretto ad un bulldog inglese. Dunque, perché rattrappire i propri istinti? Solo perché la cicogna ci ha fatto cadere lontano dalla terra promessa? Perché sentirsi schiacciati da una famiglia che non vuole conoscere un mondo che sta oltre il proprio campo di fagioli?
Sognare, per lui, non è un lusso: è un diritto e, soprattutto, è una forma di resistenza. Lo spettacolo si muove su questo crinale sottile tra desiderio e limite, costruendo un racconto teatrale che unisce invenzione linguistica, poesia e ironia. In scena prende vita un impasto originale di dialetti, capace di restituire con forza e autenticità il ritratto di una famiglia di provincia, schiacciata da una marginalità sociale che si fa destino e da un immobilismo tanto drammatico quanto profondamente contemporaneo. Dentro questo universo, la storia di Ciccio esplode di contraddizioni: disagio e giovinezza, ricerca di identità e fame di libertà.
Il teatro diventa allora lo spazio in cui infrangere le gabbie del reale, superare i limiti soffocanti che stringono la sua esistenza e aprire varchi verso il possibile. È qui che il sogno irrompe, con tutta la sua carica visionaria.
Nel suo improbabile tutù rosa Ciccio si libra in volo come una farfalla, attraversando mondi e stati d'animo: dalla gravità opprimente della terra a una dimensione sospesa, fragile e luminosa. Lo spettacolo accompagna il pubblico in una traiettoria emotiva fatta di salti improvvisi e vertiginosi, dentro una commedia nera popolata da immagini spiazzanti - tra barbabietole e muggiti stonati - che restituiscono tutta l'assurdità e la durezza del vivere.
Ne emerge una storia sporca di fango e ostinata, un sogno malconcio e bistrattato che, nonostante tutto, continua a resistere. Perché Ciccio Speranza, con la sua fragile ostinazione, non smette mai di provarci. In scena Alberto Gandolfo, il padre, Federico Bizzarri, il figlio maggiore, Damiano Spitaleri nel ruolo del titolo, tre attori di talento che trasmettono al lavoro una forte armonia con una fisicità che rimane impressa suggerendo caratteri. La regia è di Ludovica D'Auria e Fumagalli che assieme a Tommaso Ferrero, Pietro Morbelli e Giulio Morini rimarcano una poetica chiara ed efficace che parla a tutti con profondità di contenuto.
L'ALTRO TEATRO SI CONFERMA COME FINESTRA APERTA SUL PRESENTE CHE CI ATTRAVERSA
La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza arriva così a suggellare una stagione fortunata, confermando la vocazione del Camploy a essere spazio aperto, inclusivo e attento alle urgenze del nostro tempo. Un luogo in cui il teatro torna a farsi agorà , capace di interrogare la realtà senza rinunciare all'emozione e alla vitalità della scena. Qui le storie non sono mai solo raccontate, ma vissute, attraversate, condivise con un pubblico chiamato a riconoscersi e a mettersi in discussione. In questa chiusura di stagione si rinnova dunque un patto profondo tra artisti e spettatori, fondato sull'ascolto, sulla partecipazione e su uno sguardo vivo sul presente. E proprio nella vitalità ostinata di spettacoli come questo si ritrova il senso più autentico di un teatro che continua a lasciare tracce, negli occhi, nella memoria e nel cuore e diventando sempre più luogo capace di mettere assieme le differenze dei singoli per costruire una pluralità accogliente e coesa.
Per questo appuntamento non è previsto l'incontro con la compagnia.
La rassegna L'Altro Teatro, promossa dal Comune di Verona in collaborazione con Arteven sotto la direzione artistica di Fabrizio Arcuri, con Come As You Are immagina il teatro come spazio di possibilità e luogo accogliente, dove non servono competenze o codici, ma solo il desiderio di esserci.
Venite come siete. Il teatro vi aspetta!
_____
Informazioni
Programma completo di Verona L'altro Teatro COME AS YOU ARE sul sito www.spettacoloverona.it www.comune.verona.it, sulla pagina facebook L'Altro Teatro Verona, sul profilo Instagram L'Altro Teatro Verona.Camploy.
CREDITI
di Alberto Fumagalli
regia Alberto Fumagalli, Ludovica D'auria
con Damiano Spitaleri, Alberto Gandolfo, Federico Bizzarri
drammaturgia Alberto Fumagalli
assistente alla regia Tommaso Ferreo
costumi Giulio Morini
responsabile organizzativo Pietro Morbelli
produzione Les Moustaches, Accademia Perduta Romagna Teatri, Società Per Attori
BIO
I Les Moustaches nascono a Bergamo come compagnia teatrale under 30. Partecipano e vincono a festival italiani e internazionali. Ricchi di individualità forti (costituiscono il nucleo centrale del gruppo professionisti attivi in diversi settori dello spettacolo) nel 2019 i Les Moustaches decidono di ampliare il proprio campo operativo. Oltre a continuare a produrre spettacoli per il palcoscenico, tra i tanti il grande successo de "La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza", si dedicano alla realizzazione di soggetti e sceneggiature di film e cortometraggi.
Inoltre, creano e propongono format e laboratori per istituti scolastici e centri culturali. Nel 2023 vincono il premio Iceberg di Hystrio come miglior compagnia under 35 italiana.
Da qui, le distinte sezioni in cui i Les Moustaches presentano il loro lavoro: TEATRO | CINEMA | LABORATORI. La compagnia durante la stagione teatrale 2018/2019 ha raggiunto la fase finale del Premio Scenario con "La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza". Lo spettacolo vince come Miglior spettacolo, Premio della Stampa e Premio Fersen per l'innovazione e la ricerca al Roma Fringe Festival 2020, è finalista per INBOX2021, di Direction Under 30 2020 e del bando Theatrical Mass Campo Teatrale 2019.
Dal 2020 "Ciccio Speranza" è in cartellone in diversi teatri nazionali, tra cui il Teatro Elfo Puccini di Milano, il Teatro Donizetti di Bergamo, il Teatro dell'Argine di Bologna e il Teatro Vascello di Roma. Con il testo "Il Presidente" la compagnia è finalista del bando Testinscena 2019 Fondazione Claudia Lombardi per la città di Lugano; il testo è anche selezionato nel 2021 per la biblioteca del Teatro I di Milano, è finalista per Pontedicarta 2021 e tra le letture sceniche di Hystrio Festival 2023. I Les Moustaches vincono il primo premio del Milano Off Fringe Festival 2019 con lo spettacolo "Il Giovane Riccardo" e sono semifinalisti del Premio Scenario 2021 con il progetto/studio "Canarini".
Con lo spettacolo "L'ombra lunga del nano", che ha debuttato nel festival Colpi di Scena di Forlì nel settembre 2021, partecipano nel 2022 al Festival Off d'Avignon e sono tra i protagonisti della prima edizione di Hystrio Festival al Teatro Elfo Puccini. Nel settembre 2023 ricevono il Premio Iceberg di Hystrio e presentano in anteprima al Festival Colpi di scena "I cuori battono nelle uova", spettacolo attualmente in tournée in diversi teatri italiani e vincitore di Next - Regione Lombaria 2024/25. Nell'estate 2024, su commissione di Dacia Maraini, lavorano a "Ranotte - La fiaba del lago", spettacolo cardine della 14esima edizione del Festival Arona Città Teatro - Teatro sull'acqua (riconfermato anche per l'edizione 2025). I Les Moustaches sono attualmente tra i vincitori della terza edizione di Toscana Terra Accogliente organizzato da Residenze Artistiche Toscane con il progetto "La fame" inserito nel grande filone narrativo-visionario di "Fiabe crude".

Per il cinema, dopo il successo del cortometraggio "Blu", lavorano dal 2021 al fianco di New Gen Entertainment per la produzione del lungometraggio "Like" e del cortometraggio "Piacere Mio". Nel 2023 producono "Canarì", cortometraggio presentato a diversi festival nazionali e internazionali attualmente distribuito da Premiere Film Distribution.

Nell'estate 2024 sono tra gli 8 progetti finalisti di Biennale College Cinema Italia con "12 bare e mezzo a Fosso Ghiaia" e collaborano alla realizzazione del cortometraggio "Disamistade" con la Film Commission Sardegna. Attualmente in pre-produzione, con il sostegno della Regione Autonoma Valle D'Aosta e New Gen Entertainment, del cotrometraggio "Piacere mio". Nel 2024 nasce "Qualcosa che per comodità chiameremo amore" format di poesia e musica presentato in diversi spazi teatrali e non.

Comune di Verona published this content on April 28, 2026, and is solely responsible for the information contained herein. Distributed via Public Technologies (PUBT), unedited and unaltered, on April 28, 2026 at 11:18 UTC. If you believe the information included in the content is inaccurate or outdated and requires editing or removal, please contact us at [email protected]