PROVINCE/2. AULA, RELATORI MINORANZA: RITORNO AL PASSATO SENZA VISIONE
(ACON) Trieste, 29 giu - La reintroduzione delle Province in Friuli Venezia Giulia non convince le Opposizioni che, nelle relazioni per la minoranza in Aula, convergono nel giudicare il disegno di legge della Giunta Fedriga una riforma "priva di una visione strategica, costruita senza un reale confronto con i territori e incapace di rispondere alle criticità del sistema delle autonomie locali".
La consigliera del Partito democratico, Manuela Celotti, e il capogruppo del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, Massimo Moretuzzo, condividono una critica di fondo: il provvedimento si limita a ripristinare un ente abolito oltre un decennio fa senza ridefinirne ruolo, competenze e capacità di rispondere alle esigenze dei territori.
Per entrambi i consiglieri, la riforma manca di una visione complessiva sul sistema delle autonomie locali. "Le nuove Province - osservano entrambi - nasceranno infatti con le stesse funzioni oggi esercitate dagli Enti di decentramento regionale (Edr), mentre l'eventuale ampliamento delle competenze viene rinviato a futuri provvedimenti legislativi". Un'impostazione che, secondo le Opposizioni, lascia aperti tutti i nodi relativi alla governance dell'area vasta, al rapporto tra Regione e autonomie locali e al sostegno amministrativo ai Comuni, in particolare quelli di minori dimensioni.
Comune anche la critica al metodo seguito dalla Maggioranza. Celotti e Moretuzzo evidenziano infatti "l'assenza di un vero percorso partecipativo con amministratori locali e cittadini", sottolineando come una riforma destinata a modificare l'assetto istituzionale della Regione "avrebbe richiesto un confronto più ampio" nonchè "il ricorso a un referendum consultivo".
Nella sua relazione, Celotti ricostruisce il percorso politico che ha portato alla proposta della Giunta, ricordando come il Centrodestra abbia promesso per anni il ritorno delle Province senza, però, elaborare un nuovo modello di governo del territorio. Secondo l'esponente del Pd, il risultato è "una riforma che guarda al passato e che si limita a sostituire gli Edr con Province elettive, senza affrontare le trasformazioni intervenute negli ultimi anni né le nuove esigenze amministrative degli enti locali".
La consigliera dem richiama inoltre le difficoltà che oggi interessano i Comuni, dalla carenza di personale all'aumento delle funzioni e della complessità amministrativa, sostenendo che "proprio questi temi avrebbero dovuto rappresentare il punto di partenza della riforma". Tra gli aspetti maggiormente contestati figurano anche il mantenimento degli attuali confini provinciali, il rischio di sovrapposizioni tra Province, Comunità e Comuni, l'incertezza sulle risorse economiche necessarie e sulle competenze effettivamente attribuite ai nuovi enti. Il provvedimento appare, quindi, incompleto.
L'analisi di Moretuzzo si concentra, invece, soprattutto sull'efficacia amministrativa della riforma e osserva come il Fvg abbia bisogno di enti di area vasta capaci di sostenere concretamente i Comuni e di esercitare funzioni oggi fortemente centralizzate dalla Regione. Obiettivi che, a suo giudizio, il ddl non raggiunge, limitandosi a modificare il nome degli enti senza incidere sulla distribuzione delle competenze.
Moretuzzo critica inoltre la scelta di ripristinare i vecchi confini provinciali, ritenendoli non più coerenti con le dinamiche economiche e territoriali attuali. Particolare attenzione viene riservata alle aree montane e ai territori transfrontalieri di Gorizia e Trieste, che "avrebbero richiesto soluzioni amministrative più moderne e integrate con la dimensione europea". Spazio anche ad osservazioni sull'utilizzo del tema identitario come motivazione per il ritorno della Provincia di Udine, e sul rischio che il nuovo assetto possa tradursi in un aumento degli incarichi politici senza un corrispondente miglioramento dei servizi ai cittadini.
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