ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale

03/20/2026 | Press release | Distributed by Public on 03/20/2026 05:47

Iran: cieli chiusi, mari fermi​

Quella innescata dalla guerra in Iran è la più grave crisi dei trasporti dai tempi del COVID-19. Decine di migliaia di voli cancellati, traffico marittimo in panne, in una regione altamente connessa e vitale per le vie di trasporto tra est e ovest del mondo. Dai soli aeroporti di Dubai, Abu Dhabi e Doha nel 2025 sono transitati 2 passeggeri su 100, per lo più per fare scalo verso altre destinazioni.[1]

Secondo la società di consulenza Cirium, sono ormai oltre 63mila i voli cancellati dal 28 febbraio a oggi. Vale a dire più della metà di quelli programmati da e verso il Medio Oriente (i dati riguardano Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Israele, Kuwait, Oman, Iraq, Giordania, Bahrein, Libano e Iran). I Paesi più colpiti sono senza dubbio Iran, Bahrein, Kuwait e Qatar, i cui spazi aerei sono rimasti sostanzialmente chiusi dall'inizio del conflitto. Anche Israele vive settimane complesse, con oltre il 70% dei voli cancellati, come pure il Libano. In via di miglioramento invece è la condizione negli Emirati, in cui gli aeroporti di Dubai e Abu Dhabi sono tornati a ospitare oltre la metà dei voli previsti, nonostante le continue minacce dei droni iraniani.

Sono in particolare le compagnie internazionali a sospendere le tratte: British Airways, Air France, Delta, Ita Airways, KLM, Lufthansa e Turkish Airlines hanno fermato i collegamenti almeno fino all'ultima settimana di marzo. A restare operative sono invece le società di bandiera, in particolare quelle del Golfo, ma con crescenti difficoltà. Nei giorni scorsi diversi voli sono stati dirottati poco prima di raggiungere Dubai e Abu Dhabi, costretti a rientrare negli aeroporti di partenza a causa degli attacchi di droni iraniani.

Volare oggi tra Europa e Asia è molto più complesso di quanto lo fosse nel 2019. Per ragioni differenti, gli spazi aerei di Ucraina, Russia, Medio Oriente e Afghanistan sono in larga parte preclusi per buona parte delle compagnie internazionali. Restano due corridoi principali: a sud, sopra Oman, Arabia Saudita ed Egitto; a nord, lungo l'Asia centrale e il Caucaso. Il risultato è un allungamento dei tempi di volo - fino a quattro ore in più verso l'Estremo Oriente - e un aumento dei costi. Le spese di viaggio sono destinate ad aumentare anche per via del rincaro del carburante. Il cherosene utilizzato dall'aviazione è il combustibile che ha subito l'aumento più vertiginoso: a marzo il prezzo ha già raggiunto l'83% di rincaro rispetto a febbraio, e +94% rispetto allo stesso periodo del 2025. Diverse compagnie aeree hanno già annunciato revisioni al rialzo dei biglietti per i prossimi mesi: il carburante pesa, infatti, circa un quarto del totale dei costi operativi di un volo. Per ora i rincari colpiscono soprattutto i biglietti last-minute: secondo un'analisi di Deutsche Bank, le tratte più economiche dagli Stati Uniti verso l'Europa e l'Asia sono passate da 700-800 euro a circa 1.600.

Anche il trasporto marittimo è sotto pressione. La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz ha bloccato in mare circa un quarto della domanda globale di gas naturale liquefatto (GNL) e di petrolio, solo in parte compensata dagli oleodotti sauditi ed emiratini. Oltre 1.000 navi - soprattutto petroliere - risultano bloccate nel Golfo Persico. I premi assicurativi nella regione sono quintuplicati, raggiungendo il 5% dell'intero valore della nave e del greggio trasportato. E la riduzione dell'offerta di tonnellaggio spinge al rialzo anche i costi di trasporto dei container sulle altre rotte, pur restando lontani dai picchi post-pandemia.

L'impatto dipenderà dalla durata del conflitto. Se contenuto nel tempo, lo shock potrà essere assorbito rapidamente. Ma se le ostilità dovessero protrarsi o colpire in modo duraturo le infrastrutture energetiche, le compagnie saranno costrette a rivedere le proprie strategie e a trasferire l'aumento dei costi su passeggeri e merci. Con effetti destinati a propagarsi ben oltre il Medio Oriente.

[1] Il dato è ricavato incrociando il traffico dei tre aeroporti (Dubai, Abu Dhabi e Doha) con il totale passeggeri mondiali nel 2025: rispettivamente circa 95, 33 e 54 milioni di passeggeri (totale di circa 182 milioni) su circa 9.800 milioni globali pari all'1,86%.

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