01/27/2026 | Press release | Distributed by Public on 01/27/2026 09:59
Sono circa 5 mila le lavoratrici e i lavoratori del Lazio che rischiano, a partire dal primo gennaio 2027, di rimanere senza pensione, senza reddito e senza contribuzione, a causa dell'aumento imposto dal governo Meloni dei requisiti pensionistici legati alla speranza di vita. È quanto emerge dall'analisi dell'Osservatorio previdenza della Cgil nazionale: a livello nazionale oltre 55 mila persone che negli ultimi anni hanno aderito a misure di uscita anticipata dal lavoro rischiano di trasformarsi in una nuova platea di esodati. "
Il Governo, nonostante promesse e annunci, a partire dall'abolizione della Legge Fornero, su cui ha costruito consenso elettorale, con l'ultima legge di bilancio ha scelto di cancellare diverse forme di flessibilità in uscita e di inasprire i requisiti pensionistici. Una scelta sbagliata contro cui abbiamo proclamato lo sciopero generale del 12 dicembre e continuiamo a mobilitarci". Lo dichiara, in una nota, il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio Natale Di Cola.
"Deve essere chiaro, infatti, che il meccanismo di adeguamento legato alla speranza di vita non è un automatismo ineluttabile: è una materia su cui Parlamento e Governo possono intervenire per bloccarlo o riformarlo. Se ciò non avviene, con conseguenze su migliaia di persone, è solo per scelta politica. Questa non è la prima volta che denunciamo i rischi di conseguenze negative sulle persone delle scelte prese dal Governo e che diventano effettivi a causa della sua insensibilità, come avvenuto lo scorso anno sulla tassazione dei redditi da lavoro.
Per la Cgil è indispensabile intervenire subito per evitare che, dal prossimo anno, migliaia di persone restino senza reddito. Serve il blocco definitivo dell'adeguamento automatico, la tutela piena per chi è già uscito dal lavoro e una riforma previdenziale che garantisca certezza delle regole, flessibilità in uscita e pensioni dignitose, soprattutto per le nuove generazioni e per chi ha lavori precari, discontinui e part-time.
È inaccettabile che, dopo una vita di lavoro, si debba inseguire il diritto alla pensione come se fosse una concessione e non una garanzia costituzionale; e che si crei una nuova generazione di esodati, esattamente come accaduto in passato, senza alcuna soluzione strutturale.
Il Governo non solo sta facendo cassa sulla pelle delle persone, ma sta anche costringendo un numero crescente di lavoratrici e lavoratori anziani a rimanere al lavoro, spesso in mansioni gravose e pericolose, dove si verificano gravi infortuni, anche mortali. In pochi anni, gli incidenti sul lavoro che hanno coinvolto persone over 60 sono aumentati del 30 per cento".