Regione Liguria

02/05/2026 | Press release | Distributed by Public on 02/05/2026 09:26

Giorno del Ricordo

n.26/2026

Balleari: "La storia è fatta di condivisione della memoria. Mai lasciare spazio alla violenza e all'ignoranza".
Pilotto: "Occorre capire meglio una pagina tragica della storia del nostro Paese per guardare con maggiore serenità al futuro"
Questa mattina è stata celebrata in Consiglio regionale la Seduta Solenne in onore del Giorno del Ricordo
Il presidente dell'Assemblea legislativa Stefano Balleari ha rivolto un saluto agli ospiti e agli studenti presenti in aula
Lo storico Stefano Pilotto ha tenuto l'orazione ufficiale
Al termine della seduta, la premiazione dei vincitori della XXIV edizione del concorso rivolto agli allievi delle scuole medie superiori della Liguria

Oggi, nell'Aula Sandro Pertini, a Genova, si è svolta la Seduta solenne del Consiglio regionale dedicata al Giorno del Ricordo. La cerimonia è stata organizzata in memoria degli italiani di Istria, Dalmazia e Fiume che furono perseguitati alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
I lavori sono stati aperti dal presidente dell'Assemblea legislativa Stefano Balleari, che ha salutato le autorità presenti e ha invitato l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio in ricordo delle vittime.
E' seguita l'orazione ufficiale di Stefano Pilotto, professore di Analisi geopolitica per l'International Business, direttore del Corso origini Italia presso il MIB Trieste School of Management, professore di Storia dell'Integrazione Europea presso l'Università degli Studi di Udine ed esperto di storia e problemi dell'Europa Centro-Orientale e dei Balcani.

Saluto del presidente Stefano Balleari
«Oggi l'Assemblea si riunisce in seduta solenne per celebrare il Giorno del Ricordo, una ricorrenza - ha esordito - che avvertiamo anzitutto come un dovere di verità, dovuto alla storia e all'identità stessa della nostra Nazione». Il presidente ha ricordato:
«Alle violenze del fascismo di frontiera fecero seguito le feroci rappresaglie dei partigiani comunisti di Tito e da qui prese forma un rigurgito di odio che si trasformò nei fatti in una persecuzione sistematica. Le foibe, le nere gole del Carso, divennero il simbolo di quella violenza cieca: un massacro che, insieme all'arbitrio e alla totale assenza di certezze per il futuro, generò un esodo senza precedenti nella storia italiana». Secondo Stefano Balleari, «questa ricorrenza ci impone di guardare senza reticenze alla tragedia delle foibe e dell'esodo. Negare o minimizzare quei fatti significa negare dignità alle vittime e a chi dovette abbandonare tutto per salvarsi».
«Non è accettabile - ha aggiunto - che a Genova una targa voluta all'unanimità dal Consiglio comunale nel 2019 sia stata oggetto di ripetuti atti vandalici». Il presidente ha ammonito: «La storia è fatta di passi avanti nella condivisione della memoria. Tornare indietro significa lasciare spazio alla violenza e all'ignoranza. Sulle foibe non esistono ambiguità possibili: chi fugge, sceglie il silenzio; e il silenzio è una responsabilità. Quella delle foibe è una storia che ha sconfitto la congiura del silenzio e che nessun tentativo negazionista o giustificazionista potrà mai più nascondere o cancellare».

Orazione ufficiale di Stefano Pilotto
Lo storico ha ricostruito le vicende storiche che, a partire dalla espansione dell'Impero Romano, spinsero molti abitanti della penisola italiana a radicarsi in alcune aree della penisola balcanica entrando, così, a rappresentare il tessuto sia culturale che linguistico di buona parte delle coste orientali del Mar Adriatico. Alla luce di questo passato, Stefano Pilotto ha spiegato le motivazioni che alimentarono i movimenti irredentisti, sia nella seconda metà del '800 che durante la Prima Grande Mondiale, in quelle regioni che erano ancora sotto il dominio dell'impero asburgico. «Nel 1922 il fascismo - ha aggiunto - tentò di legittimare la sovranità su quei territori cercando di favorire lo sviluppo della cultura italiana e della lingua italiana, ma ci furono misure che urtarono le popolazioni di ceppo slavo, che vivevano in quei territori e non avrebbero amato la italianizzazione dei cognomi o l'imposizione dell'uso della lingua italiana». Lo storico ha poi ricostruito le fasi alterne della Resistenza slava contro l'occupazione tedesca fino alla caduta del fascismo: «Ci sono state certamente le violenze da parte dei tedeschi e degli italiani in Jugoslavia, ma ci sono state anche atrocità compiute dagli jugoslavi nei confronti italiani». E, a questo proposito, Pilotto ha ricordato la tragedia delle foibe, i 300 mila esuli italiani e l'ostilità e la diffidenza con cui la Repubblica, nata dalle ceneri della guerra, accolse gli esuli «sulla base di stereotipi secondo i quali quelli che erano andati via da quelle terre erano sicuramente fascisti e, come tali, dovevano essere trattati da una repubblica democratica e antifascista, mentre quelli rimasti là erano comunisti. Niente di più sbagliato». Pilotto ha sottolineato che lo stesso Pietro Nenni, capo del Partito Socialista Italiano, mentre era Ministro degli esteri del Governo provvisorio italiano nel 1947 aveva chiesto di rivedere le condizioni del trattato di pace, che escludevano Istria Quarnaro e Dalmazia dall'Italia, perché "urtano la coscienza nazionale" e ha ricordato la commozione del ministro della difesa Paolo Emilio Taviani quando, nel 1954, Trieste venne definitivamente restituita all'Italia. Secondo lo storico l'ultimo, positivo punto di svolta è del 2004 quando la legge del senatore Roberto Menia «ha permesso all'Italia di fare mente locale su quegli eventi, di capire quanto tutto ciò rappresentava per noi, per la nostra storia, per la nostra coscienza di italiani, per la nostra conoscenza storica. E - ha concluso - la seduta di oggi e, nei prossimi giorni, le ore nelle scuole saranno preziose per capire meglio una pagina tragica della storia del nostro Paese e per guardare con maggiore serenità al futuro».

Premiazione degli studenti
Nella seconda parte della seduta si è svolta la premiazione degli studenti che hanno vinto la XXIV edizione del concorso del Consiglio regionale "Il sacrificio degli italiani della Venezia Giulia e Dalmazia: mantenere la memoria, rispettare la verità, impegnarsi per garantire i diritti dei popoli", rivolto agli studenti degli istituti superiori della Liguria.
Gli studenti vincitori premiati sono 23: 14 studenti provengono da Ronco Scrivia, 5 da Savona, 4 da Chiavari.
Il concorso rientra fra le iniziative promosse dalla legge regionale n. 29 del 24 dicembre 2004 "Attività della Regione Liguria per l'affermazione dei valori della Memoria del Martirio e dell'Esodo dei Giuliano Dalmati".
I vincitori del concorso parteciperanno fra il 23 e il 27 marzo ad un viaggio nei luoghi che furono teatro della persecuzione degli italiani.

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