07/23/2026 | Press release | Distributed by Public on 07/23/2026 05:32
(Arv) Venezia, 23 luglio 2026
Oggi, nella sala Stampa 'Oriana Fallaci' di palazzo Ferro Fini, il consigliere regionale Eric Pasqualon (UDC) ha presentato il libro di Giorgia Miazzo, linguista e Presidente del Centro Studi Grandi Migrazioni, "Migrazioni italiane in Europa. Storia e testimonianze delle comunità italiane tra Belgio, Francia, Svizzera e Germania", dialogando con l'autore e con Gianluca Parise, Vicepresidente del Centro Studi Grandi Migrazioni.
Un'opera che ripercorre una delle pagine più significative della storia italiana del secondo dopoguerra. Attraverso un rigoroso lavoro di ricerca storica, fotografie d'epoca e testimonianze dirette, il libro ricostruisce il percorso di milioni di connazionali emigrati in Europa alla ricerca di lavoro e di una vita migliore, restituendo voce alle loro storie di sacrificio, integrazione e resilienza. Il volume dedica inoltre particolare attenzione alle grandi tragedie del lavoro che hanno segnato l'emigrazione italiana in Europa, contribuendo a preservarne la memoria come patrimonio civile e collettivo.
"Il volume 'Migrazioni italiane in Europa. Storia e testimonianze delle comunità italiane tra Belgio, Francia, Svizzera e Germania' restituisce dignità e voce a milioni di italiani che, con coraggio, sacrificio e spirito di adattamento, hanno costruito il proprio futuro lontano dalla terra d'origine, contribuendo allo sviluppo dei Paesi che li hanno accolti, senza mai recidere il legame con l'Italia e con il Veneto.", ha affermato il consigliere regionale Eric Pasqualon.
"Ho molto apprezzato il lavoro di ricerca svolto dall'autrice, Giorgia Miazzo, originaria di Carmignano di Brenta - ha sottolineato il consigliere regionale - Attraverso pubblicazioni, conferenze e attività di divulgazione, l'autrice ha saputo raccogliere e preservare le testimonianze delle comunità italiane all'estero, trasformandole in un patrimonio storico e culturale da trasmettere alle nuove generazioni."
"Ricordo il profondo legame del Veneto con il fenomeno migratorio - ha aggiunto Pasqualon - La nostra è una terra che ha conosciuto direttamente il dramma, ma anche la forza dell'emigrazione. Centinaia di migliaia di veneti partirono verso Belgio, Francia, Svizzera e Germania con poche certezze e grandi speranze, affrontando sacrifici, difficoltà e pregiudizi. Grazie al lavoro, al senso della famiglia e alla capacità di integrarsi, essi hanno contribuito in modo determinante alla ricostruzione economica e sociale dell'Europa del dopoguerra."
"Questa storia - ha osservato il consigliere - ci insegna che l'Europa non è stata costruita soltanto attraverso trattati e istituzioni, ma anche grazie al contributo quotidiano di milioni di persone che hanno creato legami umani, culturali ed economici tra popoli diversi. Conoscere queste vicende significa comprendere meglio chi siamo oggi e affrontare con maggiore consapevolezza le sfide del presente."
"Parlando di migrazioni, credo che sia necessario uno sguardo equilibrato e responsabile, capace di coniugare il rispetto della dignità della persona con la tutela della legalità, della sicurezza e la costruzione di autentici percorsi di integrazione - ha aggiunto Pasqualon - La storia degli italiani emigrati dimostra che l'integrazione nasce dall'incontro tra persone e comunità, ma richiede anche il rispetto delle regole e dei valori del Paese che accoglie."
"Ricordo, infine, l'impegno della Regione del Veneto a favore dei Veneti nel Mondo: attraverso la L.R. n. 2/2003, sosteniamo le associazioni dei corregionali all'estero, promuoviamo iniziative culturali e manteniamo vivo il legame con le nostre comunità - ha concluso Eric Pasqualon - Per il 2026, il Programma annuale degli interventi prevede uno stanziamento di 205 mila euro destinato a rafforzare questo patrimonio umano e culturale. Il lavoro del Centro Studi Grandi Migrazioni va oltre la ricerca storica: cerca di salvare testimonianze che rischierebbero di andare perdute e consegnarle alle nuove generazioni. Solo una comunità che custodisce la propria memoria può affrontare con maturità le sfide del presente e costruire il proprio futuro."
L'autrice, Giorgia Miazzo, ha ricordato come "da più di vent'anni, mi occupo di italiani nelle Americhe, la mia grande passione. Ma quest'anno, ho voluto approfondire il tema delle migrazioni italiane in Europa, con la trasformazione di tante storie private in una memoria collettiva. Ricordo alcuni numeri: 30 milioni di partenze, di cui 10 milioni verso l'Europa, che hanno visto l'Italia svuotarsi, ma che poi è stata sostenuta, nel suo sviluppo post- bellico, dalle rimesse dei connazionali migrati all'estero. È stato un lavoro che mi ha portato ad approfondire molto il secondo dopoguerra, con l'Italia che cercava di sopravvivere alla grave crisi che l'aveva attanagliata, mentre l'Europa si presentava molto attrattiva quanto a opportunità lavorative. Non mi sono limitata a raccogliere dati e numeri: ho curato scrupolosamente il corredo iconografico, il percorso linguistico, che racconta come l'italiano sopravvive tutt'ora in Europa, mantenendo un filo ideale che ci unisce, anche grazie alla sonorità dei nostri dialetti. Una parte importante del volume è dedicata alle testimonianze, comprese quelle toccanti di orfani di persone cadute sul lavoro. Un percorso che parte dalla Germania che, in quegli anni, accolse due milioni e mezzo di lavoratori italiani per inserirli in un sistema industriale finalizzato alla ricostruzione post-bellica. Altro Paese di forte emigrazione italiana è stata la Svizzera, con la quale l'Italia firmò un accordo per lavori stagionali. Nel Paese elvetico erano accettati solo i lavoratori, non i loro figli, i quali vissero nascosti in condizioni di clandestinità e che oggi, adulti, sono stati intervistati in questo libro e hanno manifestato tutto il loro dolore. E quest'anno, ricorrono i 70 anni dalla tragedia di Marcinelle, nella miniera di carbone in Belgio, dell'8 agosto 1956, quando persero la vita 262 minatori, di cui 136 italiani. Una tragedia annunciata: oggi ha reso la propria testimonianza Ilvana Piccin, il cui padre perse la vita a Marcinelle. Nella mia opera, ricordo anche altre tragedie che hanno purtroppo interessato i lavoratori italiani all'estero, costretti ad accettare condizioni molto dure e privi di una adeguata formazione. Rievocazioni che contribuiscono a rafforzare la memoria collettiva, che va trasmessa alle giovani generazioni. Altro Paese di forte emigrazione italiana è stata la Francia che, anche per vicinanza geografica, ha sempre preferito i lavoratori italiani, però affibbiando loro odiosi stereotipi."
L'architetto Gianluca Parise, Vicepresidente del Centro Studi Grandi Migrazioni, ha spiegato il lavoro di ricerca che il Centro Studi sta portando aventi.
"Lavoriamo per realizzare un percorso di valorizzazione della storia dell'emigrazione veneta e italiana nel Mondo, la quale continua tutt'oggi, sicuramente con modalità diverse rispetto a quelle del Novecento, ma con la stessa voglia, da parte dei nostri corregionali e connazionali, di cercare altrove nuove opportunità di crescita, ma sempre con il coraggio di mettersi in gioco. Un Veneto che dal 1600 al 1800 era abituato a emigrare, con spostamenti locali, provinciali e regionali, addirittura oltre Alpe. Attraverso le nostre pubblicazioni e a un meticoloso lavoro di ricerca, cerchiamo di valorizzare e di far conoscere, soprattutto alle nuove generazioni, le tante storie di emigrazione, sottolineando il forte legame che rimane tra il Veneto e le nostre comunità all'estero, da rafforzare, anche per favorire nuove opportunità turistiche, intercettando quanti desiderano riscoprire le origini della propria famiglia. Vogliamo valorizzare anche le lingue madri, che sono ancora presenti e che testimoniano il filo ideale che unisce le comunità all'estero con la terra d'origine."