FIPE - Federazione Italiana Pubblici Esercizi

05/06/2026 | Press release | Distributed by Public on 05/06/2026 08:11

ASSEMBLEA 2026 | Relazione del Presidente Lino Enrico Stoppani

ASSEMBLEA 2026 | Relazione del Presidente Lino Enrico Stoppani

6 Maggio 2026
20 min. di lettura

Svolgiamo questa Assemblea annuale nel segno di una continuità ideale che non è solo cronologica, ma profondamente etica.

Ricorderete come lo scorso anno avevamo voluto dedicare la nostra Assemblea al tema "Impresa, Bene Comune", nella consapevolezza che il Pubblico Esercizio rappresenta, nel tessuto connettivo dell'Italia, molto più di una semplice attività economica.

Infatti, i Pubblici Esercizi sono la rete che tiene vive le città , che illumina i quartieri, che combatte il degrado e l'abbandono, costituendo un presidio di prossimità, un luogo di riconoscimento e,in un certo senso, un'ancora di salvezza sociale in un tempo segnato da frammentazioni e solitudini crescenti.

Viviamo un'epoca densa di possibilità, ma dove nondimeno emerge la peggior patologia del potere, che genera scenari inquietanti pieni di incognite, per gli indefiniti confini delle guerre, per l'ampiezza dei conflitti, per la violenza che esprime, per gli impatti che produce, per la durata.

Oltre cinquanta conflitti sono aperti nei quattro angoli del globo -dall'Ucraina alla Striscia di Gaza, dall'Iran al Sudan- dove a parlare sono le armi e non "la pace disarmata e disarmante" richiesta da Papa Leone XIV fin dal suo insediamento.

E il 2026 potrebbe non essere meglio, con fronti già caldi o a rischio detonazione, come se il mondo fosse adagiato su una polveriera, situazione che genera preoccupazioni ed incertezze letali per l'economia.

L'OCSE, nel suo ultimo Economic Survey dedicato all'Italia, ha espresso un verdetto impietoso sul nostro Paese, che dovrà rivedere al ribasso le sue ambizioni di crescita, confermando il proverbiale pragmatismo, da qualcuno definito pessimismo, del Ministro Giorgetti e il timore che tutto possa ancora succedere, probabilmente in direzione negativa.

I conflitti in corso, con il conseguente shock energetico e i rischi connessi alla ripresa dell'inflazione, il crollo degli indici di fiducia di famiglie e imprese, stanno, infatti, frenando consumi e investimenti.

In questo contesto così complicato, che aveva già prodotto un rallentamento della crescita del nostro settore, nonostante avessimo chiuso il 2025 con i brindisi, grazie al riconoscimento Unesco per la Cucina Italiana, abbiamo iniziato il 2026 con un macigno nel cuore e nella coscienzaper la tragedia di Crans Montana, con le sue decine di giovanissime vittime, che ha inevitabilmente portato nuova attenzione sui temi della sicurezza nei locali pubblici.

Il Presidente della CEI, il Cardinal Zuppi, a margine della straziante commemorazione bolognese di uno dei ragazzi di quella notte, ha commentato: "Soltanto l'amore può vincere qualcosa di così tragico".

Ecco, proprio per amore e per rispetto verso quei 40 ragazzi (e le loro famiglie), morti in una notte in un locale pubblico per incuria, negligenza e superficialità dei gestori, per FIPE, e per il SILB che rappresenta in Italia l'intrattenimento, deve diventare ancora più importante aggiungere attenzione e responsabilità sui temi della sicurezza, prendendoci un impegno ad investire per far crescere la vera cultura d'impresa, responsabilità che certo c'era anche prima, ma che da questo Capodanno è diventata anche un imperativo morale.

Va data ancora più importanza a questi delicati argomenti, attraverso un'azione sindacale che non si limiti, cioè, alla sola difesa di interessi settoriali, ma punti alla qualificazione e alla crescita valoriale e culturale delle nostre Imprese, rafforzando il "cantiere di civiltà " della sicurezza.

Sul tema il Presidente Mattarella, intervenendo sui valori del 1° Maggio, ha condannato il livello intollerabile degli infortuni sul lavoro; nel 2025 si sono contate 792 vittime sul lavoro e nei primi due mesi del 2026 l'INAIL ha già raccolto oltre 63 mila denunce di infortunio.

Proprio le celebrazioni (lo scorso anno) dei nostri primi ottant'anni di storia associativa non sono stati un traguardo su cui adagiarsi, ma una nuova unità di misura della nostra responsabilità , economica, sociale e umana.

Nel 1945, i nostri padri fondatori videro nei bar e nei ristoranti le prime luci di una ricostruzione che era prima di tutto morale. Oggi, nel 2026, la nostra missione non è cambiata: dare dignità e forza alle imprese per dare dignità e forza al Paese.

La "cucina italiana" consacrata Patrimonio Unesco per l'Umanità è stato un passaggio emblematico in cui il nostro settore ha dimostrato di contribuire per il bene comune.

Per questo riconoscimento, la Federazione non solo si è spesa per sostenere la candidatura, ma -ancora più importante- l'ha sostenuta nei fatti con il proprio lavoro.

In questi anni abbiamo fatto un percorso, che ci ha portato poi al riconoscimento UNESCO, lecui tappe sono state certamente la stesura e la promozione della "Carta dei Valori della Ristorazione italiana"; l'ideazione e l'organizzazione della "Giornata della Ristorazione per la cultura dell'ospitalità italiana"; iniziative che hanno aiutato a far crescere consapevolezza circa l'importanza di un settore strategico per l'economia, la coesione sociale e l'identità del Paese.

Oppure ancora, la promozione dell'"Osservatorio della filiera del Bar" voluto e promosso proprio per difendere e salvaguardare un simbolo della quotidianità degli italiani, strumento di presidio sociale, che sta faticosamente cercando i nuovi equilibri rispetto ad una sofferente sostenibilità economica.

Arrivati a risultati così qualificanti e reduci da un anno importante come quello dell'ottantesimo anniversario, nel corso del quale ci siamo rivolti soprattutto "all'esterno", al nostro rapporto, cioè, con il Paese, le istituzioni e le comunità, riteniamo sia giunto il momento di guardarsi dentro, con un'Assemblea dal forte carattere identitario e di confronto interno, con una dimensione associativa e di riflessione comune, scegliendo di ritrovarci esclusivamente tra di noi, senza il consueto parterre di personalità politiche e istituzionali.

È un'occasione preziosa per fare un bilancio, su cose fatte e da fare, lontano dai riflettori, per rafforzare quei legami che ci rendono una Federazione e non una semplice somma di sigle.

Tra pochi giorni, il 16 maggio, celebreremo la 4^ edizione della Giornata della Ristorazione, che sarà un'ulteriore occasione per manifestare pubblicamente la centralità del nostro comparto e rafforzare il posizionamento istituzionale della Federazione.

L'appuntamento di quest'anno ha, però, un significato ancora più importante, perché con l'approvazionedel Disegno di Legge che la istituisce ufficialmente nel calendario civile, si è ottenuta quella cornice istituzionale che ne certifica il valore pubblico e culturale.

E' un riconoscimento per il quale, come dicevo, la Federazione molto si è spesa (nel senso ampio del termine), ottenendo largo sostegno tra le Forze Politiche, che sposta l'attenzione e le prospettive su ciò che la Ristorazione rappresenta veramente per il Paese.

Le Legge istitutiva parla chiaro, con il testo normativo che recita: "l'obiettivo è valorizzare il ruolo della Ristorazione italiana nelle sue diverse forme e tipologie, promuovendo i valori della relazione, della condivisione, del convivio e della comunità".

Rimandiamo, quindi, al prossimo 16 maggio gli approfondimenti e le riflessioni sul tema, quando parleremo al Paese.

Oggi, invece, parliamo a noi stessi, con la consapevolezza e l'orgoglio di affermare che non c'è futuro per la ristorazione italiana senza una FIPE solida, organizzata e propositiva.

Il riconoscimento UNESCO ci impone una grande sfida sindacale: proteggere il "buono, il bello e il benfatto" del Paese dalle insidie di un mercato che troppo spesso confonde la velocità con la qualità e il profitto immediato con il valore duraturo.

Difendere la nostra cucina significa, inevitabilmente, difendere il modello dei Pubblici Esercizi contro ogni tentativo di dequalificazione professionale o di "somministrazione mascherata".

Non può esserci "patrimonio immateriale" senza una rete materiale di imprese, che quel patrimonio lo rendono vivo, reale, capace di rendere e che ne siano anche i veri custodi.

Il nostro maggior impegno sindacale nel 2025 è stato proprio questo: far capire alle Istituzioni che la ristorazione non è un settore senza volto, ma un'arte della cura, che si sostanzia in azioni concrete e irrinunciabili per la tenuta del Paese e che richiede tutele specifiche, a partire dalla difesa dei nostri spazi urbani fino alla valorizzazione del capitale umano.

La ristorazione non è solo economia; è identità, cultura, relazione, memoria.

Ogni piatto racconta un territorio, ogni servizio esprime un modello di accoglienza, ogni momento di convivialità rafforza quel "sense of Italy" che incorpora la storia, le emozioni, le intelligenze che alimentano la nostra cultura, anche d'impresa.

Ce lo ha ricordato il Prof. Massimo Bray nel suo intervento alla celebrazione dell'80° anniversario della Confederazione, richiamando l'"arsenale socio-culturale" senza paragoni che testimonia la grandezza dell'Italia, di cui non sempre siamo consapevoli.

E ne abbiamo avuto ulteriore testimonianza dalla ricerca oggi presentata sul "valore e la percezione della ristorazione italiana nel mondo" dalla quale è emerso che i ristoranti italiani censiti, i menu analizzati, i prezzi rilevati, non sono solo indicatori di un mercato, ma espressione di una rete di soft-power, che costituisce la più capillare ed efficace forma di diplomazia culturale che l'Italia abbia mai dispiegato nel mondo.

Il senso delle piazze, i nostri piatti iconici, la tradizione della colazione al bar, la convivialità della tavola, la comunità, l'ospitalità, lo stile di vita, fanno del modello italiano di pubblico esercizio, qualificato e diffuso, l'espressione più vera del "Sense of Italy", che include e interconnette la cultura, il patrimonio creativo del Paese e che costituisce una infrastruttura immateriale abilitante per l'innovazione, la rigenerazione dei contesti locali e per il rafforzamento del brand Italia.

Non è un caso che la qualità dell'offerta ristorativa incida in modo diretto sulla soddisfazione dei turisti, sulla loro propensione a ritornare e sulla capacità di raccomandare la destinazione.

La ristorazione, in altre parole, non accompagna il turismo: lo orienta, lo qualifica, lo determina, lo migliora.

Eppure, nonostante questa centralità, il settore continua a non essere riconosciuto come parte integrante dell'offerta turistica, contraddizione testimoniata dal fatto che i Pubblici Esercizi non sono considerati imprese turistiche, precisazione che non è un dettaglio.

La mancanza di questo riconoscimento ha implicazioni gravi: per esempio ha impedito al settore l'accesso ai fondi del PNRR per l'innovazione, la riqualificazione e gli investimenti, possibilità prevista, invece, per il sistema della ricettività, facendo perdere opportunità e mortificando il settore.

Il Turismo è bene primario per l'economia del Paese e bene ha fatto la Confederazione ad investire sul rilancio di Confturismo, che ha in Fipe, con SIB e SILB,componente strutturale e imprescindibile.

A proposito di SIB se, da una parte, può ritenersi conclusa l'opera di ristrutturazione e rilancio di questo Sindacato, che rappresenta un settore strategico per l'economia turistica, dall'altra, si aprono i rischi per un settore chiamato a chiudere le prescrizioni della direttiva Bolkestein sulle concessioni demaniali, che prevedono l'assegnazione delle aree con gare pubbliche europee, passaggio che, se non ben accompagnato, rischia di stravolgere le storiche caratteristiche di un comparto ed indebolire la qualità della nostra offerta.

Le sfide della sostenibilità, della qualità del lavoro, della formazione, dell'innovazione e della digitalizzazione attraversano profondamente il settore e ne condizionano le prospettive, e per questo andrebbero sostenute con politiche economiche coerenti e lungimiranti.

Saperle cogliere significa avere visione. Significa investire nella "grande bellezza" non solo come patrimonio da conservare, ma come sistema da far vivere e crescere.

Questo sistema, però, cammina sulle gambe delle imprese. E l'energia delle imprese è principalmente una: il lavoro.

Ed è proprio sul capitale umano che si gioca una delle partite più importanti della nostra rappresentanza, che deve sfruttare le potenzialità, ancora non espresse nella giusta misura, anche del lavoro dei giovani e delle donne.

Ogni Primo Maggio onoriamo il lavoro. Una festa può celebrarlo, ma solo un salario giusto può rendergli giustizia, perché il lavoro senza giusta paga non emancipa; educa alla rinuncia.

In questi mesi si è discusso molto di dumping contrattuale, piaga del nostro settore con la proliferazione di CCNL che applicano la "Teoria della sottrazione", che toglie diritti ai lavoratori e valori al lavoro, alimentando concorrenza sleale e dequalificazione.

Il Governo è intervenuto con il "Decreto 1° Maggio" con il giusto intento di contrastare il fenomeno, riconoscendo il valore della cosiddetta "rappresentatività comparata" che identifica i soggetti -e i CCNL ad essi riferiti-, in un mercato che confonde la libertà sindacale e di associazionismo, sacrosanta e costituzionalmente tutelata, con l'efficacia della contrattazione, che deve appoggiarsi su una rappresentatività ampia e diffusa, misurata e misurabile.

I numeri del CNEL sono impietosi: negli ultimi vent'anni i CCNL depositati sono triplicati, passando da 329 a oltre 1.000. Solo nel nostro settore sono 41, con il nostro largamente il più applicato e con solo 3 degli altri 40 Contratti che superano l'1% di applicazione tra i lavoratori occupati.

Questi numeri non parlano di libertà e concorrenza: testimoniano piuttosto una frammentazione selvaggia che inquina il mercato, non apre porte e costringe molti giovani a restare nell'anticamera della vita adulta.

In questi mesi, qualcosa in tema di contrattazione si era già mosso, con l'ottenimento nell'ultima manovra di Bilancio del riconoscimento degli sgravi fiscali e contributivi anche per i CCNL rinnovati negli anni antecedenti al 2025 e, quindi, anche per il nostro, sancendo così un principio che premia la puntualità dei rinnovi contrattuali, garantendo altresì alle imprese un vantaggio competitivo che rischiava di andare perduto.

Sempre in tema di lavoro ricordiamo, oltre alla detassazione delle mance, lo "Staff-House" il provvedimento che dovrebbe favorire la mobilità, per il quale sono stati stanziati 120 milioni di euro nel triennio per alloggi destinati ai lavoratori. Non si tratta solo di fondi, peraltro (per ora) limitati, ma di una visione: il caro-affitti non deve essere un ostacolo che allontana i lavoratori dal settore turistico e dalla ristorazione.

I temi del lavoro rappresentano sempre una priorità per il settore, da una parte, perché il fattore umano rappresenta un nodo fondamentale per la qualificazione delle attività, dall'altra parte, per la carenza di manodopera e di competenze, a causa delle tante questioni aperte di natura politica, economica, sociale e culturale.

Non consola il fatto né che siano problemi trasversali e condivisi con tanti altri settori, né che, grazie alla Riforma della Scuola promossa dal Ministro Valditara intervenuta sulla filiera tecnico-professionale, qualche miglioramento si dovrebbe (con il tempo) registrare.

In attesa di più efficaci politiche sull'immigrazione, necessarie per compensare gli effetti dell'inverno demografico, la Federazione ha in corso un progetto con la Tunisia, patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri, per portare in Italia 60 persone, che parlano italiano, formate in loco sui nostri mestieri, dando un concreto esempio di sana collaborazione internazionale, per promuovere flussi migratori guidati, utili ed inclusivi.

Il nostro settore, però, sconta la sua debole attrattività , che ha diverse cause, tra le quali la difficoltà a trasferire e raccontare adeguatamente le prospettive professionali che l'impiego nei Pubblici Esercizi, invece, sa ancora offrire.

Per usare la famosa frase di Isaac Newton - "Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti" - con la quale lo scienziato assegnava il merito delle sue conquiste e intuizioni proprio all'esperienza e alla qualità del contesto in cui operava, i nostri imprenditori devono essere i nuovi "giganti".

Devono, cioè, ridiventare Maestri, non solo di vita, ma anche d'impresa, capaci di coltivare il vivaio aziendale, di accompagnare i ricambi generazionali favorendo la crescita professionale, l'educazione e il rispetto dei valori, indirizzando verso la faticosa scala della vita, che apre poi le porte dell'ascensore sociale che il settore ha dimostrato di tenere sempre aperte.

A proposito di valori, ricordiamo la legge (n. 34/2026) che ha introdotto la specifica disciplina contro le false recensioni, traguardando un risultato di civiltà al cui conseguimento FIPE ha contribuito, presidiando l'intero iter normativo, in ambito sia nazionale sia europeo.

Con la previsione che la recensione sia legata a un'esperienza reale e verificabile, si è ottenuto il risultato di mitigare i danni -economici e reputazionali- causati ai nostri operatori dall'esplosione delle recensioni on-line fraudolente, false, acquistate o sponsorizzate, che ponevano anche una questione etica, inquinando appunto i valori sociali di onestà, affidabilità e trasparenza.

Il "disarmare le parole" che il provvedimento implicitamente persegue, non è solo un generico omaggio al perbenismo o al politicamente corretto, ma anche la giusta volontà di seminare nella società la cultura di ambienti umani (e digitali) che offrano spazio al dialogo e al confronto, bonificando le relazioni dai pregiudizi, dal rancore e dall'aggressività, che spiegano anche i tanti mali della nostra civiltà.

Il digitale non mette a rischio l'esistenza del nostro settore che si fonda sull'esperienza dal vivo; tuttavia -come il tema delle recensioni dimostra- l'ha cambiato e lo sta cambiando profondamente.

Così succederà anche sull'Euro digitale, rispetto al quale (non a caso) presidiamo il tavolo di confronto istituito presso la Banca d'Italia, che ha portato al rinnovo del protocollo per la mitigazione, la trasparenza e la comparabilità dei costi e, inoltre, abbiamo anche organizzato momenti di confronto al Parlamento Europeo.

L'Euro digitale nasce da una precisa e indifferibile esigenza politica: rafforzare la sovranità economica dell'Unione Europea e garantire l'autonomia strategia nel settore dei pagamenti, oggi dominato da piattaforme internazionali extraeuropee.

Se l'obiettivo è dunque politico e strategico, la sua declinazione operativa non può essere scaricata interamente sul settore produttivo privato, sapendo che la vera sfida per la diffusione della nuova moneta si giocherà soprattutto al bancone del bar, alla cassa del ristorante o del negozio di vicinato.

Se la moneta digitale non sarà percepita come più conveniente rispetto alle attuali carte di debito o credito, gli esercenti non avranno alcun incentivo ad accettarla o promuoverla, e senza la convinta adesione della rete di accettazione, l'abitudine al suo utilizzo non si radicherà nei cittadini, vanificando i lodevoli obiettivi del progetto europeo.

Pensare, quindi, di introdurre l'euro digitale aggiungendo ulteriori oneri o replicando i modelli di costo dei circuiti provati, significa condannare il progetto alla sua irrilevanza.


Azzerare, invece, le commissioni a carico degli esercenti per le transazioni di basso importo e mitigare in generale i costi delle transazioni, non è una richiesta corporativa, ma una misura di politica economica necessaria per garantire il successo del giusto progetto europeo, favorendo anche corretta competizione.

E a proposito di leale concorrenza, come non ricordare i numerosi tentativi di espansione dell'artigianato alimentare nel campo della somministrazione, con emendamenti agli atti parlamentari che abbiamo faticosamente respinto nel corso dell'esame del disegno di legge annuale per le PMI.

Non è corporativismo; è tutela della salute pubblica e della correttezza commerciale.

Riconfermiamo la nostra posizione: chi vuole fare ristorazione può e deve poterlo fare con le regole, però, previste per i Pubblici Esercizi e, al riguardo, non possiamo tollerare scorciatoie normative che portano poi alla violazione del principio "stesso mercato, stesse regole".

Tuttavia, la partita non è chiusa perché il Governo ha ricevuto una delega per la revisione dell'artigianato, avviando un percorso legislativo sul quale assicuriamo il giusto presidio.

Altro tema di grande impatto altissimo per il settore è quello delle occupazioni di suolo pubblico, che hanno contribuito a riaccendere le città dopo l'emergenza sanitaria, generando, però, in qualche situazione, criticità di decoro urbano e/o di sostenibilità socio-ambientale.

Sul tema si sono ottenute le proroghe, mettendo in sicurezza le autorizzazioni "emergenziali" fino al 30 giugno 2027 e dando certezza ad attività, che possono ora contare su titoli validi e sulla continuità operativa.

Il nostro obiettivo, però, è il riordino strutturale della materia, per il quale si è ottenuto di spostare al 31 dicembre 2026 il termine di adozione del decreto legislativo che dovrà (finalmente) disciplinare l'installazione dei dehors in aree di pregio culturale e paesaggistico.

Il dehor non è un privilegio, ma un elemento di arredo urbano e di sicurezza sociale e per questo continueremo a presidiare il tavolo del riordino affinché la disciplina semplificata diventi definitiva, offrendo così opportunità di crescita, evitando il labirinto della burocrazia.

C'è stata poi la partita dei buoni pasto, con il limite per legge al 5% dello sconto da offrire per le gare -pubbliche e private- di appalto del servizio sostitutivo di mensa, provvedimento che porterà ad una sanificazione del mercato e ad un rafforzamento di un importante strumento di welfare aziendale, grazie anche al già avvenuto innalzamento a € 10 della quota defiscalizzata per i ticket elettronici.

Anche sul fronte dei diritti d'autore e dei diritti connessi, l'azione della Federazione è stata costante e qualificata, anche per contrastare le distorsioni di un sistema sempre più popolato di nuove collecting, chiamando in causa anche l'AGCOM per certificare la vera rappresentatività di ognuna di esse.

Conosciamo bene il valore culturale della musica, che trova nei nostri locali, e in particolare delle discoteche del SILB, non solo il vivaio per far crescere nuovi talenti, ma anche lo spazio per sperimentare e completare un sano intrattenimento, che unisce, guida e appassiona generazioni di utenti.

Conosciamo, però,anche quanto essa pesi sull'economia dei nostri locali per il costo dei ristorni sui diritti d'autore, spesso percepito non come un valore aggiunto, ma come un onere aggiuntivo e sproporzionato.

Per questo non chiediamo sconti sulla legalità , ma trasparenza, per evitare che il diritto d'autore diventi occasione per alimentare burocrazie inefficienti, difendendo i nostri margini affinché la musica torni a essere la colonna sonora della convivialità e dell'intrattenimento e non un onere che ne spenga l'entusiasmo.

Legalità e Responsabilità che vediamo ben applicate in EGP sui delicati temi del gioco lecito, utili a contrastare il grave e crescente fenomeno del gioco compulsivo, dove gli interessi economici devono sapersi combinare con le responsabilità, le sensibilità e i rischi che la diffusione dei giochi oggi impone, accompagnando la Riforma del settore con lo spirito che EGP conosce e pratica.

* * * *

Abbiamo dunque presentato una sintesi del presidio sindacale sviluppato nel 2025, cercando di estrarre le priorità e i più evidenti risultati sindacali.

E' sottinteso il lavoro e lo sforzo che la Federazione profonde per crescere nella sua organizzazione e nel suo accreditamento istituzionale, per il quale rimandiamo anche al "Rapporto Attività 2025", consapevole che solo così facendo potrà offrire un servizio sempre migliore alle imprese e l'autorevole rappresentanza che esse meritano, lavoro fatto investendo risorse economiche e aggiungendo ambizione e responsabilità .

Con l'ambizione e la responsabilità, c'è anche la speranza di voler accompagnare la difficile transizione complessiva anche del Sistema di rappresentanza, per renderlo adeguato ai tempi e capace di generare e restituire valore, a favore non solo del Sistema stesso, ma anche delle Comunità locali e dei tanti stakeholder con i quali si interfaccia.

Non è facile oggi creare questo valore, perché i grandi cambiamenti sono invasivi e di portata epocale: dalla crisi climatica alla glaciazione demografica, dall'innovazione tecnologica allo sviluppo dell'intelligenza artificiale, dalla globalizzazione ai mutamenti sociali, urbanistici e commerciali delle nostre città, fino alla ridefinizione delle catene globali di valore secondo nuove logiche di potere e di alleanza strategica, considerando anche i nuovi modelli di consumo e gli stili di vita.

A questi fenomeni di portata universale e trasversale, si aggiungono le criticità di natura geopolitica a cui è stato fatto riferimento, che producono scenari imprevedibili e spesso avversi, caratterizzati dalla rapidità degli eventi, dalla loro improvvisa discontinuità, dalla molteplicità delle concause e dalla complessità degli effetti collaterali che alimentano.

E' la cosiddetta "nuova normalità" che impone un nuovo modo di fare anche rappresentanza "dinamica, generativa e antifragile", come la definisce il Presidente Confederale Carlo Sangalli, in grado, cioè, di interpretare, anticipare, indirizzare ed accompagnare l'evoluzione dei tempi e con essi le mutate esigenze delle imprese, che impone anche un salto, o meglio una discontinuità culturale, e una migliore allocazione delle risorse economiche ed organizzative, di cui il Rendiconto economico oggi in approvazione è lo strumento operativo.

Concludo con un ringraziamento e un doppio ricordo. Il ringraziamento doveroso va a tutta la Federazione, in particolare alla sua struttura esecutiva magistralmente diretta dal Dott. Calugi.

Il primo ricordo, commosso e affettuoso, va invece al Presidente di Bergamo Giorgio Beltrami, che ci ha recentemente lasciato, a cui dedico questa Relazione, di cui mi porterò sempre con me l'esempio, gli insegnamenti, oltre che l'affetto e la vicinanza che non mi ha mai fatto mancare.

Il secondo ricordo, invece, è per il Friuli Venezia Giulia. Oggi cade il 50° anniversario del tragico evento sismico, che causò circa 1.000 vittime. In questo triste anniversario, ricordiamo e preghiamo per le vittime e siamo vicini ad un Territorio che ha saputo prima gestire la grave emergenza e poi risorgere.

Grazie.

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