03/06/2026 | Press release | Distributed by Public on 03/06/2026 05:37
Gennaio 2026 è iniziato con piogge ovunque. In tutta l'Africa meridionale, l'Europa e alcune parti del Nord Africa, i fiumi hanno rotto gli argini, le strade sono scomparse, le case si sono allagate, i campi sono stati isolati.
Un'atmosfera più calda trattiene più umidità. Quando le tempeste si "fermano", possono scaricare enormi quantità di pioggia in breve tempo. Gli scienziati del clima avvertono da anni che il riscaldamento globale favorirà eventi climatici estremi come le piogge più intense.
Nel gennaio 2026, quell'avvertimento è diventato realtà.
Le inondazioni globali segnalano una crisi climatica
Le inondazioni non si sono limitate a un solo Paese, né a un solo continente.
In Africa meridionale (Sudafrica, Mozambico e Zimbabwe), secondo un rapporto pubblicato a gennaio dal World Weather Attribution, le intense precipitazioni legate a una combinazione di condizioni causate dal fenomeno climatico "La Niña", elevata esposizione e cambiamenti climatici hanno provocato devastanti inondazioni.
In alcune aree sono cadute in soli 10 giorni le precipitazioni di un intero anno. I fiumi sono esondati. Centinaia di migliaia di persone sono state sfollate e centinaia hanno perso la vita. Il rapporto afferma che, come conseguenza del surriscaldamento globale, le precipitazioni nell'Africa meridionale siano divenute fino al 40% più intense di quanto sarebbero state in una condizione climatica più temperata.
Anche Spagna e Portogallo hanno registrato precipitazioni invernali record. In alcune regioni, in poche settimane è caduta la quantità di pioggia di un intero anno. Le città sono state allagate, strade crollate e gran parte della popolazione evacuata. Anche la Tunisia e altre parti del Nord Africa hanno subito forti piogge stagionali e inondazioni. In alcune zone, le precipitazioni hanno raggiunto livelli che non si registravano da decenni.
La BBC, citando il Met Office britannico, ha riferito che alcune parti della Scozia e dell'Irlanda del Nord hanno registrato precipitazioni quattro volte superiori a quelle previste per quel periodo dell'anno. Alcune zone dell'Inghilterra sud-occidentale hanno registrato piogge ogni giorno nel mese di gennaio e all'inizio di febbraio.
In tutti i continenti, il messaggio è stato chiaro: le precipitazioni estreme stanno diventando sempre più frequenti. E la scienza dice chiaramente che questo fenomeno è legato all'aumento delle temperature globali e ai livelli più elevati di umidità nell'aria.
Parco Kruger: dove i corsi d'acqua sono diventati fiumi impetuosi
In Sudafrica, questo fenomeno globale ha colpito una delle aree protette più grandi dell'Africa: il Parco Nazionale Kruger, che celebrerà il suo centenario a maggio.
L'iconico parco confina con il Mozambico e lo Zimbabwe e attira milioni di visitatori ogni anno. Ma nel gennaio 2026, alcune sue parti sono state chiuse e i turisti evacuati con urgenza. I fiumi Letaba, Sabie e Olifants, normalmente calmi, - infatti- sono diventati impetuosi e torbidi, spazzando via il terreno ricco di sostanze nutritive, allagando strade e ponti e inondando i campi limitrofi. Questo è stato più di un evento meteorologico estremo. È stata una prova per valutare la nostra preparazione nell'affrontare un mondo più caldo.
Il Kruger National Park genera una parte significativa delle entrate necessarie per sostenere tutti gli altri parchi nazionali del Sudafrica, ciòsignifica che le sue perdite si ripercuotono su tutta la rete delle aree protette. Quando il numero di visitatori diminuisce e le infrastrutture vengono colpite, l'impatto minaccia non solo i posti di lavoro nel settore turistico, ma anche i programmi di conservazione che quelle entrate sostengono.
Il Kruger ospita 147 specie di grandi mammiferi, animali chereagiscono istintivamente quando il pericolo aumenta.
Nonostante la portata dell'inondazione, i funzionari del parco hanno affermato che la maggior parte della fauna selvatica è sopravvissuta, spostandosi su terreni più elevati non intaccati dalle inondazioni.
Ma sopravvivenza non vuol dire assenza di conseguenze.
La guida Ian Shoebotham ha ripreso un cucciolo di elefante che lottava nelle acque impetuose dell'alluvione prima che sua madre lo spingesse in salvo. Altre riprese hanno mostrato coccodrilli e grandi animali che si allontanavano dalle zone allagate. Alcuni si avvicinavano alle aree abitate dall'uomo alla ricerca di terreno asciutto.
Queste scene hanno mostrato l'istinto all'opera. Ma anche lo stress. Quando gli habitat vengono allagati, i territori cambiano, così come interazioni tra predatori e prede. Gli animali giovani affrontano rischi maggiori. La fauna selvatica si sposta in nuove aree. Questo può aumentare le occasioni di conflitto e la competizione tra comunità locali e fauna selvatica. Le inondazioni non sempre uccidono gli animali; alcune specie e habitat d'acqua dolce possono anche trarre beneficio dalle inondazioni stagionali. Ma le inondazioni estreme, come quelle dello scorso gennaio nel Parco Nazionale Kruger, possono cambiare il modo e il luogo in cui le specie vivono.
Habitat riscritti dall'acqua
Le inondazioni non hanno solo fatto sì che gli animali si spostassero in altre aree. Hanno anche rimodellato il territorio. I principali fiumi all'interno e intorno al Kruger sono esondati. Le pianure alluvionali sono state sommerse. Le rive dei fiumi sono state erose, vegetazione spazzata via. Le zone ripariali, ricche di vita lungo i fiumi, sono alcune delle aree con la maggiore biodiversità del parco. Forniscono cibo, siti di nidificazione e riparo. Quando le inondazioni superano i livelli normali, le comunità vegetali possono essere sradicate o sepolte. E il recupero può richiedere mesi, a volte anni.
I resoconti del parco sulla risposta al disastro hanno riferito che alcuni fiumi hanno raggiunto i livelli più alti mai registrati. I campeggi sono stati inondati, le strade di accesso interrotte. Si prevede che la riparazione dei danni alle infrastrutture richiederà anni e ingenti somme di denaro.
Quando strade e ponti vengono spazzati via, i ranger e i ricercatori non possono raggiungere alcune parti del parco. Il monitoraggio della fauna selvatica diventa più difficile. Le valutazioni dell'habitat subiscono ritardi e il lavoro di conservazione rallenta. Si sono perse vite umane e mezzi di sussistenza: secondo ReliefWeb, più di 1,3 milioni di persone sono state colpite in tutta l'Africa meridionale. Il costo stimato dei danni alle infrastrutture e della perdita di reddito solo nel Parco Nazionale Kruger potrebbe raggiungere i 650 milioni di ZAR (40 milioni di dollari USA), secondo Willie Aucamp, ministro sudafricano delle Foreste, della Pesca e dell'Ambiente.
Come il cambiamento climatico aumenta l'intensità dei fenomeni
Il cambiamento climatico non è la causa di tutte le tempeste. Ma ne modifica le probabilità. Ecco cosa affermano gli scienziati:
Studi condotti in Africa meridionale suggeriscono che il cambiamento climatico abbia aumentato l'intensità delle precipitazioni del gennaio 2026. Quella che un tempo poteva essere considerata un'alluvione insolita, ora fa parte di un nuovo modello.
Un parco in prima linea in un mondo che si riscalda
Il Kruger National Park è una roccaforte della biodiversità. Sostiene la fauna selvatica, la ricerca e le economie locali. Quando le inondazioni chiudono i campi e danneggiano le strade, l'impatto economico è reale. Ma la questione più profonda è di natura ecologica. Le inondazioni estreme possono:
A livello globale, gli scienziati stanno osservando sempre più prove che le inondazioni estreme non rappresentano solo un problema idrico ma una crisi biologica. Rimodellano gli habitat, postano le specie, mettono alla prova la resilienza degli ecosistemi e delle comunità. Come è accaduto al Kruger.
La crisi climatica è qui, ora
Gennaio 2026 è stato un monito.
Con l'aumento delle temperature, gli eventi di pioggia estrema potrebbero diventare più intensi. Le aree protette costruite intorno a stagioni prevedibili potrebbero subire ulteriori shock. La lezione è semplice: il cambiamento climatico non è più una minaccia lontana. Sta già modificando fiumi, parchi e la vita della fauna selvatica.
Il WWF opera a livello globale per contribuire alla conservazione degli ecosistemi naturali che svolgono un ruolo fondamentale nella mitigazione dei disastri causati da fenomeni meteorologici o movimenti tellurici quali inondazioni, siccità, tempeste e mareggiate, incendi boschivi, erosione del suolo, desertificazione e frane. Affrontiamo inoltre la crisi climatica in vari modi: incoraggiando i governi ad attuare politiche climatiche più ambiziose, sostenendo la transizione dai combustibili fossili e l'aumento dell'uso delle energie rinnovabili, collaborando con città, imprese e comunità per creare un futuro resiliente al clima e a zero emissioni nette.