ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale

03/10/2026 | Press release | Distributed by Public on 03/10/2026 08:09

La luna di miele tra Washington e Caracas

"La presidente Delcy Rodriguez è una persona meravigliosa e sta facendo un lavoro fantastico per noi". Così Donald Trump in una delle sue ultime dichiarazioni sul "protettorato" statunitense sul Venezuela; parole impensabili solo tre mesi fa e che segnano la luna di miele fra quel che resta della dirigenza chavista decapitata del leader Nicolas Maduro e la Casa Bianca. La settimana scorsa i due paesi hanno ufficialmente riallacciato le loro relazioni diplomatiche, che si erano bruscamente interrotte nel gennaio del 2019. A Caracas stanno lavorando per ampliare l'ambasciata USA con l'incaricata d'affari Laura Dogu che sta riorganizzando i lavori con centinaia di nuovi funzionari e addetti alla sicurezza.

Trump considera il caso Venezuela come esemplare e pochi giorni fa ha detto che gli piacerebbe molto trovare una "Delcy" (Rodriguez) anche in Iran, pur ammettendo che lì la situazione è un po' più complessa. L'opposizione venezuelana all'estero è assai perplessa. All''indomani della cattura di Maduro molti avevano sperato in un rapido regime change, ma sono presto rimasti delusi. Difficile per chi da anni lotta contro il regime gioire per questa relazione d'amore mutuo tra il loro grande alleato e i nemici di sempre. Marco Rubio ha più volte spiegato che il processo di transizione pensato da Washington per il Venezuela è lento e graduale e che la prima priorità era stabilire l'ordine pubblico e avviare le attività economiche legate all'industria petrolifera e mineraria. Business first, insomma e per ora guai a parlare di elezioni, come invece sperano i dirigenti dell'opposizione in esilio.

L'opposizione tra attese e cautela

Nei giorni scorsi il premio Nobel Maria Corina Machado si è riunita nuovamente con Trump alla Casa Bianca, questa volta non gli ha consegnato nessuna targa ma avrebbe ricevuto assicurazioni sulla lunga marcia della re-democratizzazione del Venezuela. Nessuna promessa concreta, né tantomeno un calendario di avvicinamento per un ipotetico processo elettorale, per ora tutto è indefinito, mentre a Caracas il fronte antichavista si riorganizza dopo la lunga notte delle prigioni e persecuzioni. Diversi dirigenti e attivisti sono stati scarcerati a seguito dell'amnistia concessa dal regime e i partiti iniziano con molta prudenza a riprendere le loro attività. Il numero due del partito della Machado "Vente Venezuela" Henry Alviarez è uscito dalla prigione dopo due anni e ha subito organizzato una conferenza stampa per chiedere la fine della repressione e della censura e la ripresa di una normale vita politica nel paese sudamericano. La stessa Machado ha promesso che nelle prossime settimane tornerà in patria, anche se non si sa come potrà farlo visto che sulla carta sono ancora vigenti i mandati di arresto nei suoi confronti per sedizione contro lo Stato, uno dei reati non inclusi nella legge di amnistia generale.

Petrolio, affari e interessi strategici

Se sul fronte politico i movimenti sono lenti, ben altra velocità si registra su quello commerciale. Il segretario agli interni americano Doug Burgum è stato ricevuto settimana scorsa con tutti gli onori a Caracas. Burgum ha annunciato un primo accordo di cooperazione tra la Shell e un'industria privata venezuelana e ha assicurato che altri accordi sono in dirittura d'arrivo, comprendendo anche il settore dei minerali. Sotto il governo di Nicolas Maduro il Venezuela ha creato la Fascia d'esplorazione mineraria dell'Alto Orinoco che comprende circa il 10% del territorio nazionale e dove operano da tempo compagnie turche e cinesi.

Si tratta di una regione molto vasta in parte controllata da gruppi armati irregolari e dalla delinquenza organizzata, la Casa Bianca esige delle garanzie dal governo di Delcy Rodriguez per poter operare in sicurezza. Trump, nel frattempo, ha affermato che il petrolio venezuelano sta arrivando senza problemi negli USA. "Nelle nostre raffinerie ad Houston stanno arrivando milioni di barili di petrolio ogni giorno che vengono raffinati e venduti, garantendo il benessere per il nostro popolo ma anche per il Venezuela". Grazie all'ordine esecutiva 14373 da lui firmata i proventi delle esportazioni legali di petrolio venezuelano vengono dirottati in un conto speciale del Dipartimento di Stato, sfuggendo così a possibili espropri da parte dei creditori internazionali. Gli Stati Uniti sono così i garanti e i principali beneficiari della principale ricchezza venezuelana, un bene quanto mai prezioso considerando la crisi del greggio causata dalla guerra in Iran.

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