05/19/2026 | News release | Distributed by Public on 05/19/2026 05:39
Il consolidamento della Danimarca quale economia di primo piano si fonda su una combinazione di efficienza industriale e rigore amministrativo, una spiccata resilienza ai recenti shock globali e una marcata specializzazione nei settori ad alto valore aggiunto. Secondo il World Competitiveness Ranking 2025, il Paese si posiziona al quarto posto tra le economie più competitive a livello globale, distinguendosi per l'efficienza del sistema imprenditoriale e per la qualità delle infrastrutture, che lo pone al secondo posto a livello globale.
Il sistema economico danese ha registrato una crescita del PIL del +2,9% nel 2025, trainata prevalentemente dall'industria farmaceutica, dai servizi di trasporto marittimo e dalle esportazioni. Le stime per il 2026 indicano un rallentamento della crescita al +1,8%, legato anche all'introduzione di nuovi dazi statunitensi, che potrebbero incidere sulla dinamica della crescita. Il mercato del lavoro resta comunque solido, con un tasso di disoccupazione al 2,9%, nonostante l'OCSE segnali una persistente carenza di manodopera che potrebbe frenare la crescita nel lungo periodo.
La Danimarca opera, inoltre, come hub logistico e mercato di prova per l'intera area nordica e baltica, grazie a un'elevata propensione al consumo, a una digitalizzazione diffusa e a un ambizioso piano di riforme strutturali denominato "Piano 2030". Quest'ultimo prevede investimenti pari a circa 21,2 miliardi di corone (2,84 miliardi di euro), equivalenti allo 0,8% del PIL, destinati in particolare alla transizione ecologica. Tra le principali opportunità di investimento si segnala il comparto delle energie rinnovabili, nel quale Copenaghen punta alla completa indipendenza dai combustibili fossili entro il 2050, e a una riduzione del 70% delle emissioni di gas serra entro il 2030, un obiettivo oggi sfidante ma che resta un'ambizione condivisa dalla popolazione. In questo ambito, la capacità dell'eolico offshore è destinata a quintuplicare entro la fine del decennio, raggiungendo i 12,9 GW. Parallelamente, le autorità stanno promuovendo lo sviluppo delle cosiddette "isole energetiche" nel Mare del Nord e nel Mar Baltico, destinate a rafforzare la sicurezza e l'integrazione del sistema energetico regionale.
Energia e infrastrutture rappresentano ambiti strategici anche nei territori autonomi della Danimarca, ovvero le isole Far Oer e la Groenlandia, dove il 19-20 maggio si terrà l'evento The Future is Greenland: Business in the Arctic Decade, dedicato alle opportunità economiche emergenti nell'Artico.
Parallelamente, il settore delle scienze della vita rimane il principale motore economico: nel 2024 l'industria farmaceutica ha contribuito per il 55% alla crescita complessiva del PIL, con eccellenze riconosciute a livello globale nella produzione di insulina e di farmaci per il trattamento di malattie croniche. L'innovazione tecnologica trova ulteriore impulso nello sviluppo dell'intelligenza artificiale, esemplificato dal recente lancio del supercomputer Gefion, destinato ad accelerare la ricerca nel comparto farmaceutico e biotecnologico.
Tra le principali sfide strutturali emerge l'adattamento del comparto agricolo, responsabile di circa un quarto dell'export totale, alle nuove normative ambientali. La Danimarca è stata infatti il primo Paese al mondo ad adottare una tassa sulle emissioni agricole di gas serra, prevista a partire dal 2030, con l'obiettivo di favorire la transizione verso modelli sostenibili come il vertical farming e la produzione di biogas, in linea con gli obiettivi climatici nazionali. Al contempo, il governo sta lavorando a una riforma del sistema educativo e dei servizi per l'impiego, per facilitare l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e attrarre talenti internazionali.
Difesa e sicurezza: una nuova priorità strategica
L'invasione russa dell'Ucraina e il deterioramento del contesto di sicurezza europeo hanno spinto la Danimarca a rivedere profondamente la propria politica di difesa, interrompendo il lungo processo di disimpegno dalle proprie capacità di deterrenza. Oggi il Paese destina al settore investimenti prossimi all'obiettivo NATO del 3,5% del PIL.
Questo cambiamento si traduce in un vero e proprio "cambio di paradigma": oltre al rafforzamento delle capacità difensive, è prevista l'acquisizione di sistemi offensivi, l'adozione di un "acceleration fund" per finanziare il processo di riarmo, il riorientamento del procurement verso l'industria europea (ad esempio con l'acquisto di sistemi di difesa contraerea terrestre franco-italiana SAMP-T) e la definizione di importanti iniziative di investimento nella sicurezza dell'Artico. Si tratta di una traiettoria di lungo periodo che si traduce in una necessità di investimenti infrastrutturali oltre che per l'acquisizione di armamenti.
Sinergie commerciali e performance dell'interscambio con l'Italia
Le relazioni economiche tra Roma e Copenaghen riflettono una profonda complementarità produttiva, con un interscambio commerciale che, secondo le statistiche dell'Osservatorio economico italiano, nel 2025 ha superato gli otto miliardi di euro, in crescita del 10,1% rispetto al 2024. L'Italia si consolida come ottavo fornitore della Danimarca, con una quota di mercato del 3,6% per il 2025, davanti a Francia e Regno Unito. Nello stesso periodo, l'export italiano ha raggiunto quota 4,2 miliardi (+10,1%) con un saldo commerciale positivo di 391 milioni di euro.
Le esportazioni del Made in Italy verso il mercato danese nel 2025 sono guidate dai prodotti alimentari, bevande e tabacco (18,8% del totale, pari a quasi 800 milioni di euro) e dai macchinari e apparecchi di impiego generale (18,6%, pari a 788 milioni). Seguono per rilevanza i metalli di base, gli apparecchi elettrici e i mezzi di trasporto. Simmetricamente, le importazioni dalla Danimarca si concentrano su prodotti alimentari (24,3% dell'import totale) e articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (17,6%), riflettendo l'eccellenza danese nelle scienze della vita.
Sul fronte delle infrastrutture e dei grandi progetti, gli investimenti danesi nello sviluppo di parchi eolici offshore e nell'elettrificazione delle reti offrono opportunità di cooperazione integrata. Dopo l'entrata in funzione dei parchi Vesterhav Syd e Nord nel 2024, sono in fase avanzata il progetto Thor, previsto operativo per quest'anno con una capacità di oltre 1 GW, e il parco Hesselø nel Kattegat, il cui completamento è atteso entro il 2030. Il gGverno ha già stanziato e messo a gara attraverso diversi "round" e strumenti finanziari circa 38 miliardi di corone (5 miliardi di euro) fino al 2044 per lo sviluppo di tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio (CSC). Questi investimenti, unitamente alla digitalizzazione della pubblica amministrazione e allo sviluppo di poli biotecnologici, delineano un quadro di potenziali cooperazioni tra i due Paesi che spazia dalla meccatronica alle bioscienze, consolidando il ruolo della Danimarca come partner strategico per il sistema industriale italiano.
Affrontare l'innalzamento del mare: il "Modello Danese" tra decentramento e responsabilità locale
Per le nazioni costiere, la sfida posta dall'emergenza climatica è doppia: da un lato, gestire l'innalzamento graduale degli oceani, dall'altro proteggersi dall'intensificarsi di eventi estremi come le mareggiate. Un rapporto del Norwegian Institute for Water Research (NIVA), commissionato dall'Agenzia Norvegese per l'Ambiente, analizza le strategie adottate da Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito, offrendo indicazioni utili per la governance climatica. In questo contesto, la Danimarca si distingue per un approccio fortemente decentrato, basato sulla collaborazione tra autorità nazionali, enti locali e cittadini, oltre che sulla capacità di creare consapevolezza.
Caratterizzata da un territorio pianeggiante e oltre 8.000 km di coste, la Danimarca si presenta fortemente vulnerabile di fronte all'innalzamento del mare e, secondo il Danish Meteorological Institute (DMI), le mareggiate che oggi si verificano statisticamente ogni 20 anni potrebbero diventare eventi annuali entro il 2050. Per rispondere a questa vulnerabilità, dal 2018, i comuni hanno assunto la responsabilità primaria della protezione costiera, con l'obbligo di integrare il rischio di inondazioni ed erosione nella pianificazione territoriale. In questo modo, mentre lo Stato, tramite l'Autorità Costiera Danese (DCA), fornisce supporto tecnico e mappature dei rischi, le decisioni operative e l'attuazione dei progetti sono gestite a livello locale con il coinvolgimento diretto delle comunità.
Un principio cardine del sistema danese prevede infatti che i costi per le misure di protezione siano sostenuti dai beneficiari, solitamente i proprietari terrieri, incoraggiando così una valutazione attenta della necessità degli interventi e promuovendo un forte senso di consapevolezza locale. Inoltre, nel 2023, il Governo ha introdotto il "Piano di Adattamento Climatico 1" (Klimatilpasningsplan 1) per accelerare la protezione delle aree costiere a più alto rischio, prevedendo un supporto statale mirato e l'estensione di fondi specifici per i comuni. Per i danni subiti a causa di mareggiate eccezionali, è inoltre attivo un sistema pubblico di indennizzo gestito dal Consiglio per i Rischi Naturali (Naturskaderådet), alimentato da una tassa sulle polizze antincendio.
Infine, la Danimarca ha investito massicciamente in portali e strumenti digitali per rendere il rischio maggiormente gestibile e fornire proiezioni climatiche locali. Questi strumenti consentono ai comuni di adottare strategie di adattamento dinamiche e basate sul rischio, integrando dati su edifici e infrastrutture vulnerabili per dare priorità agli sforzi di mitigazione.
Il tunnel sottomarino più lungo del mondo per rafforzare gli scambi commerciali nell'Europa settentrionale
Attualmente, per spostarsi tra Rødby e Puttgarden, sulla penisola tedesca di Femern, è necessario percorrere una deviazione di 160 chilometri via terra oppure utilizzare il collegamento in traghetto, della durata di circa un'ora. In alternativa, molti viaggiatori scelgono la tratta aerea tra Amburgo e Copenaghen. Con l'apertura del tunnel del Fehmarnbelt, prevista nel 2029, questa distanza sarà ridotta a soli 10 minuti in auto e 7 minuti in treno. Con una lunghezza di 18 chilometri a 40 metri di profondità nel Mar Baltico, questo collegamento rappresenterà il tunnel sottomarino più lungo del mondo.
Il tunnel del Fehmarnbelt, i cui lavori sono iniziati nel 2021, è attualmente uno dei più grandi progetti infrastrutturali in Europa. Con un investimento complessivo di circa 10 miliardi di euro, quest'opera farà parte del Corridoio scandinavo-mediterraneo delle reti trans-europee di trasporto (TEN-T). Il progetto consentirà di creare un collegamento stradale e ferroviario più rapido tra la Scandinavia e l'Europa centrale, facilitando il trasporto delle merci e rafforzando i flussi di turismo e commercio tra le due aree. A questo sistema infrastrutturale contribuirà anche il Ponte Margrethe II, realizzato dalla società italiana Itinera, che si inserisce nel più ampio rafforzamento delle connessioni logistiche regionali.
Intervista all'Ambasciatrice d'Italia in Danimarca, Giuliana Del Papa
Perché un'impresa italiana dovrebbe investire in Danimarca? Quali sono le caratteristiche del mercato danese che potrebbero essere d'interesse per le aziende italiane?
La Danimarca è una destinazione di alto interesse strategico per le imprese italiane grazie ad un contesto politico-istituzionale stabile e prevedibile, finanze pubbliche solide, burocrazia snella, mercato del lavoro flessibile, alto tasso di digitalizzazione e ad un mercato orientato a innovazione e sostenibilità.
Il Paese presenta un quadro macroeconomico molto positivo: alla fine del 2025 ha fatto registrare una crescita interessante (2,9%) con consumi e investimenti in aumento, uno dei tassi di disoccupazione più bassi d'Europa, inflazione sotto il 2% e debito inferiore al 30% del PIL. L'economia danese ha dimostrato di essere resiliente, capace di adattarsi ad un contesto commerciale globale più complesso e meno favorevole rispetto agli anni precedenti, con una solida posizione esterna, sostenuta da un ampio surplus delle partite correnti e da una struttura produttiva competitiva e diversificata: accanto ai grandi gruppi con presenza globale che certamente influiscono in modo determinante sull'andamento dell'economia (Maersk, Carlsberg, Novo Nordisk, Lego, ecc.) vi è però anche un ampio ventaglio di piccole e medie aziende che possono rappresentare partners interessanti per collaborazioni produttive.
Se è vero che dal 2030 è previsto un progressivo esaurimento dei margini fiscali ed un peggioramento dello stato complessivo dei conti pubblici, secondo la Banca nazionale danese si tratta di un'inversione di tendenza limitata e provvisoria, che dopo pochi anni lascerà spazio ad una ripresa di andamenti positivi.
In base ai dati forniti dall'Ufficio di Statistica danese, lo stock totale degli Investimenti diretti esteri (IDE) in Danimarca è cresciuto del 5,6% nel periodo 2022-2024. La crescita è stata guidata principalmente dai Paesi Europei. L'Italia, che si trova tra i 10 maggiori Paesi investitori, è il Paese che ha incrementato dell'85% i suoi investimenti in Danimarca nel periodo 2022-2024, passando da 21,6 mld a 40,2 miliardi di corone danesi, a dimostrazione della nostra capacità di sfruttare i margini esistenti e i vantaggi del mercato danese.
Per farlo è però importante - anche con l'ausilio di professionisti locali - conoscere a fondo il contesto economico danese nel suo complesso, comprese le norme fiscali e le logiche di un mercato del lavoro altamente sindacalizzato, con contrattazioni a livello settoriale o addirittura di singola impresa, caratterizzato da una scarsa disponibilità di manodopera locale per alcune mansioni più tradizionali.
Non mancano spazi di crescita interessanti per le nostre imprese anche nei territori autonomi come la Groenlandia, dove la presenza di minerali critici, l'abbondanza di risorse naturali e le bellezze di un paesaggio estremo offrono opportunità di investimento nei settori della raffinazione e della logistica, della produzione di energia rinnovabile e del turismo.
La Danimarca inoltre è un partner di riferimento strategico anche per la proiezione verso l'intera area scandinava, con possibilità di espansione delle attività nei mercati limitrofi, in particolare in Svezia e Norvegia, anche grazie al ruolo di principale hub internazionale assunto nella regione dall'aeroporto di Copenaghen.
Può illustrarci brevemente il modo in cui vengono percepiti in Danimarca la cultura e i prodotti italiani? Il consumatore danese è attratto dal Made in Italy o non esiste una grande conoscenza dei nostri prodotti nel Paese?
In primo luogo credo sia importante sottolineare come Italia e Danimarca condividono un modello e una cultura economica storicamente imperniate sull'attività manifatturiera (nonostante il settore farmaceutico abbia sofferto qualche battuta d'arresto, l'industria continua a rappresentare una quota significativa della crescita e dell'export danesi) e sulla difesa di rotte commerciali aperte a sostegno dell'export, così come un certo gusto per l'estetica e per uno spazio della vita dedicato a bellezza ed eleganza.
L'Italia è un partner di riferimento nel settore industriale e la prima voce dell'import danese dal nostro Paese è quella dei Macchinari e mezzi di trasporto (+13,7% a fine 2025), seguiti da Prodotti chimici e affini (addirittura +54% rispetto al 2024, grazie in particolare al sottoinsieme dei prodotti medicinali e farmaceutici). Le statistiche ISTAT/ICE presentano leggere differenze ma confermano l'aumento dell'export di macchinari e veicoli e segnalano anche una crescita interessante alla voce "altri prodotti alimentari".
Il marchio Made in Italy è molto apprezzato dai consumatori danesi, che sono particolarmente attratti dalle eccellenze italiane in vari settori, quali l'agroalimentare, la moda, il design e l'artigianato.
I principali prodotti agroalimentari italiani, compreso naturalmente il vino, sono noti ai consumatori danesi, godono di solida reputazione e vengono distribuiti in tutto il Paese, anche grazie ai numerosi Ristoranti italiani presenti nel territorio, soprattutto nelle città più grandi.
Molti marchi italiani di design sono presenti a Copenaghen con un proprio showroom (Artemide, Iguzzini, Kartell, Boffi ecc.) e molti altri partecipano ogni anno alla manifestazione 3daysofdesign, diventata ormai la più importante Fiera di settore in Scandinavia. Quanto alla moda, le principali vie dello shopping di Copenaghen vedono la presenza di alcuni dei più importanti marchi italiani come Prada, Max Mara, Bottega Veneta, Brunello Cucinelli.
L'Italia resta inoltre una delle destinazioni preferite dai visitatori danesi, attratti dal patrimonio culturale, dalle bellezze naturali delle principali località di mare e montagna. e dalla qualità dell'offerta turistico-alberghiera e culinaria del nostro Paese.
Quali sono i settori in cui è opportuno investire in Danimarca? Ci sono progetti di rilievo già annunciati dalle autorità locali che offrono spazi concreti alle aziende italiane?
Dovendo individuare alcuni settori prioritari, ne evidenzierei in particolare tre.
In primo luogo, quello delle energie rinnovabili, che resta un settore trainante spinto anche da un sostegno elevato, e piuttosto trasversale alle forze politiche, alla transizione climatica. La Danimarca è leader nell'energia eolica e nello sviluppo di bioenergie e tecnologie verdi con aziende di punta a livello internazionale (quali Vestas, con importanti investimenti in Italia, o Ørsted).
Nel panorama delle iniziative di sviluppo del settore spiccano grandi progetti che possono offrire opportunità di interesse alle imprese italiane, quali FjordPtX Aalborg, per lo sviluppo di carburanti sostenibili per l'aviazione prodotti da energie rinnovabili e CO2 catturata o Bornholm Energy Island, progetto che punta - anche con il sostegno dei finanziamenti del programma Connecting Europe Facility della UE - a creare un hub dell'eolico offshore tra Danimarca e Germania avente come perno per la generazione l'isola danese di Bornholm, da cui si dirameranno importanti collegamenti sottomarini in particolare verso la Zelanda danese (isola che ospita la capitale Copenaghen). Quest'ultimo sarà uno dei progetti di costruzione più importanti nella storia della Danimarca.
Anche il settore infrastrutturale resta molto dinamico e da monitorare con attenzione. Il progetto Fehmarnbelt di collegamento tra Danimarca e Germania mediante uno dei tunnel subacquei più lunghi del mondo per trasporto stradale e ferroviario (18 KM sotto il Baltico) è il più grande cantiere in Europa ed entrerà presto nel vivo dei lavori anche con gare di potenziale interesse, ad esempio per armamento e segnalamento ferroviario. Contribuirà a rafforzare quel corridoio ferroviario tra il continente e la Scandinavia a cui contribuiscono già altre opere ed in particolare il Ponte Storstrøm (ribattezzato Ponte Margrethe II, realizzato dalla società italiana Itinera e recentemente aperto al traffico automobilistico e pedonale), che rappresenta un'opera di grande pregio e un esempio tangibile delle capacità ingegneristiche italiane.
Sempre al settore infrastrutturale fanno riferimento vari progetti di ristrutturazione e rigenerazione urbana, ma anche, in senso lato, quelli inerenti alla difesa. Come noto, la Danimarca è impegnata in un processo accelerato di ricostituzione delle proprie capacità di deterrenza, con acquisizioni ad ampio raggio di materiale militare attraverso iniziative di procurement che privilegiano velocità nella consegna e diversificazione tra fornitori di Paesi like-minded. Questo offre opportunità dirette ai grandi gruppi italiani di settore, ma anche alle aziende medio-piccole, che hanno modo ogni anno di dare visibilità alle proprie produzioni e stabilire contatti con aziende danesi nell'ambito della fiera Dalo Industry Days in programma quest'anno il 19-20 agosto a Herning, nello Jutland. Indirettamente, maggiori acquisti di beni e materiali militari generano necessità crescenti di infrastrutture, installazioni, depositi e reti di comunicazione, che saranno sempre più oggetto di gare.
A energie rinnovabili, infrastrutture e difesa si aggiungono poi altri ambiti importanti da attenzionare, quali quello della digitalizzazione e dell'ICT, l'agroalimentare e l'industria legata alle scienze della vita (farmaceutica, biotecnologie, salute digitale).