Amnesty International – Sezione Italiana OdV

03/19/2026 | Press release | Distributed by Public on 03/19/2026 09:16

L’attacco del Pakistan contro un centro di riabilitazione in Afghanistan

Il 16 marzo, nell'ambito dell'"operazione Ghazab Lil Haq", il Pakistan ha condotto attacchi aerei in Afghanistan colpendo la capitale Kabul e Nangarhar. Nella periferia di Kabul, ha colpito un complesso utilizzato come centro di riabilitazione per persone con dipendenza da droghe, noto come Omid, istituito nel 2016 sul sito di Camp Phoenix, un'ex base militare degli Stati Uniti e della Nato.

Rispondendo alle dichiarazioni di funzionari pachistani secondo cui l'attacco avrebbe avuto come obiettivo un deposito di munizioni, Isabelle Lassee, vicedirettrice regionale di Amnesty International per l'Asia meridionale, ha dichiarato:

"Anche se il numero complessivo delle persone uccise in questo attacco non è ancora stato verificato in modo indipendente, è evidente che abbia causato un elevato numero di morti e feriti tra la popolazione civile, quantificabile almeno in diverse centinaia".

"È ampiamente documentato che una parte significativa di Camp Phoenix, ex base della NATO, è utilizzata dal 2016 come centro di riabilitazione per persone con dipendenza da droghe. Le forze armate pachistane avrebbero dovuto adottare tutte le precauzioni possibili per tutelare la popolazione civile e i beni di carattere civile prima di condurre l'attacco. Una valutazione ragionevole, basata su adeguate informazioni, avrebbe evidenziato chiaramente la presenza significativa di civili nel campo".

"Anche nell'eventualità della presenza di un deposito di munizioni all'interno dell'area, la decisione di attaccare avrebbe dovuto tenere conto dei possibili danni eccessivi per la popolazione civile. L'entità delle vittime e della distruzione solleva seri dubbi sul fatto che sia stata effettuata un'adeguata valutazione di proporzionalità e che siano state adottate tutte le misure necessarie per acquisire informazioni sull'obiettivo e ridurre al minimo i danni alle persone civili".

"Le autorità pachistane devono ora chiarire su quali informazioni si siano basate e quali procedure di verifica siano state seguite. Devono inoltre avviare un'indagine indipendente, imparziale e tempestiva sulle circostanze dell'attacco e sulle conseguenze per la popolazione civile, rendendone pubblici i risultati, al fine di garantire l'accertamento delle responsabilità".

"Amnesty International invita tutte le parti coinvolte nel conflitto a rispettare rigorosamente il diritto internazionale umanitario e ad adottare con urgenza misure per proteggere la popolazione e le infrastrutture civili, inclusi ospedali e altre strutture sanitarie".

Ulteriori informazioni

Il centro di riabilitazione Omid e gli altri complessi presenti nel sito avrebbero avuto una capacità di circa 2000 persone. Secondo quanto riferito dai talebani, l'attacco avrebbe causato la morte di oltre 400 civili e il ferimento di più di 200 persone. Queste cifre non sono ancora state verificate. Le Nazioni Unite hanno finora riportato 143 morti.

Prima di questo attacco, la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan aveva documentato almeno 76 persone uccise o ferite in Afghanistan nel conflitto armato con il Pakistan iniziato a febbraio. Funzionari pachistani hanno riferito di quattro morti tra la popolazione civile il 15 marzo nel distretto di Bajaur e di un bambino ucciso nel Nord Waziristan da colpi di mortaio presumibilmente sparati dall'Afghanistan l'8 marzo.

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