02/10/2026 | News release | Distributed by Public on 02/10/2026 12:01
Intervista a cura di Gianpaolo Balsamo sulla Gazzetta del Mezzogiorno.
Presidente Greco, il referendum sulla separazione delle carriere si avvicina. Quali sono i punti chiave che i cittadini devono comprendere?
«È fondamentale spiegare ai cittadini che la separazione delle carriere non è una riforma punitiva né contro qualcuno. È, al contrario, una riforma di garanzia, che rafforza la terzietà del giudice e l'equilibrio del processo. Il punto centrale è questo: giudice e pubblico ministero svolgono funzioni diverse e devono apparire, oltre che essere, distinti e indipendenti. Il referendum affida ai cittadini una scelta consapevole sul modello di giustizia che vogliamo per il futuro. Il compito dell'avvocatura è contribuire a un'informazione corretta, lontana da semplificazioni e contrapposizioni ideologiche».
Presidente Greco, l'avvocatura italiana rappresenta una delle categorie professionali più numerose del Paese. Può offrirci un quadro aggiornato su quanti sono oggi gli avvocati in Italia e quanti in Puglia, e su come questi numeri incidono sull'organizzazione e sulla sostenibilità della professione?
«In Italia gli avvocati sono oggi poco meno di 230 mila, con una presenza femminile pari al 47 per cento. In Puglia se ne contano oltre 18 mila, di cui circa un terzo sono avvocate. Le fasce di età più rappresentate sono quelle tra i 36 e i 49 anni e tra i 50 e i 65 anni. Sono numeri importanti, che non vanno letti in modo semplicistico. Il tema non è il numero degli avvocati, ma la sostenibilità della professione in un sistema della giustizia che spesso non funziona come dovrebbe. Dove i processi durano troppo e l'organizzazione è carente, ne risentono la qualità del lavoro e i redditi».
Alla luce di questo scenario, quali ritiene siano le principali criticità che oggi l'avvocatura deve affrontare, sia sul piano economico che su quello del riconoscimento del ruolo sociale dell'avvocato?
«La principale criticità nasce dalla crisi della giustizia, che inevitabilmente si riflette sulla condizione degli avvocati. Il mancato rispetto dei principi del diritto e i tempi eccessivamente lunghi dei processi alimentano la sfiducia di chi si rivolge alla giustizia e incidono direttamente sulla sostenibilità economica della professione, soprattutto per i giovani e per i piccoli studi. A questo si aggiunge una sottovalutazione del ruolo sociale dell'avvocato, spesso percepito come un costo anziché come un presidio di diritti. Se la professione non è sostenibile, anche l'accesso alla giustizia dei cittadini ne risente. Difendere l'avvocatura significa difendere un pilastro dello Stato di diritto».
Nella recente manovra di bilancio ha suscitato forti perplessità la norma che subordina il pagamento dei compensi dei liberi professionisti alla verifica della loro regolarità fiscale e contributiva. Qual è la posizione del CNF?
«Riteniamo quella norma sbagliata nel principio e pericolosa negli effetti: colpisce soprattutto gli avvocati impegnati nel patrocinio a spese dello Stato e nella difesa d'ufficio. Il compenso professionale non può essere subordinato a una presunzione di irregolarità. La norma rischia inoltre di produrre un 'effetto fuga' di molti professionisti da un'attività già caratterizzata da compensi bassissimi, ma essenziale per la tutela dei diritti fondamentali di minori e donne vittime di maltrattamenti prive di reddito. È una disposizione inoltre fortemente sperequativa nei confronti degli altri lavoratori, in particolare del pubblico impiego, ai quali la retribuzione viene correttamente corrisposta anche in presenza di morosità fiscali».
Digitalizzazione e intelligenza artificiale stanno cambiando la giustizia. Il sistema è pronto e quale ruolo deve avere l'avvocato?
«La rivoluzione tecnologica è irreversibile, e va governata. Il processo telematico ha portato opportunità, ma anche criticità organizzative. Quanto all'intelligenza artificiale, può essere uno strumento di supporto, non un sostituto del giudizio umano. L'avvocato resta centrale nella tutela dei diritti, nell'interpretazione delle norme e nella relazione con il cittadino. Innovazione sì, ma senza sacrificare le garanzie».
Giovani avvocati e accesso alla professione: quali interventi sono indispensabili?
«Serve rendere la professione attrattiva e sostenibile. Equo compenso, formazione di qualità, percorsi di accesso seri e trasparenti. I giovani non chiedono scorciatoie, ma opportunità reali. Il CNF è impegnato a costruire un futuro che premi competenza e merito, evitando precarietà strutturale».
Il Mezzogiorno e la Puglia presentano criticità specifiche. Quali sono e come ridurre i divari territoriali?
«Nel Sud i problemi strutturali della giustizia si avvertono di più: carenze di organico, tempi lunghi, uffici in difficoltà. Tutto questo incide sulla redditività degli studi e sulla fiducia dei cittadini. Ridurre i divari territoriali significa investire seriamente nell'organizzazione giudiziaria e garantire gli stessi diritti, da Nord a Sud. È una questione di equità e di democrazia».