07/31/2026 | News release | Distributed by Public on 07/31/2026 03:15
La prima volta che ha premuto il grilletto ha fatto centro. Subito. Aveva 15 anni. Una premonizione di futuro svelata in qualche millesimo di secondo, il tempo d'accelerazione dei pallini di una calibro 12 lanciati in canna per 76 cm d'acciaio, che bucano l'aria e frantumano un bersaglio poco più visibile di un puntino.
Da quell'esordio esplosivo sul campo di Lonato non si è più fermata. E ci è tornata, 4 anni dopo, a mordere l'oro dell'Europeo Junior di skeet 2024 per onorare il battesimo del fuoco in maglia azzurra.
"Dietro un colpo a segno c'è un rapporto d'amore col tuo fucile", spiega Arianna Nember, 21enne di Lumezzane in provincia di Brescia, campionessa di tiro a volo e fresco ingresso tra le fila degli atleti della Marina Militare . "Una simbiosi - continua lei - costruita con l'impegno, l'esercizio, la dedizione. Ti fidi di te stesso e di come gestisci l'arma, lei non ti tradisce perché è un prolungamento del tuo braccio. Un gioiellino che ti chiede precisione, sicurezza, concentrazione. E ti insegna che per vincere devi dominarti, restare presente nel tuo 'qui e ora'. L'ansia sale, ma tu la sciogli in un respiro".
Perché l'incontro fra una rosa di piombini e un piattello sparato dai 5 ai 60 mt dal tiro non è la semplice sintesi balistica di propulsione e traiettoria. No. Sul piano cartesiano del successo bisogna incrociare il punto zero: la convergenza tra anima, carne e legno. Dove volontà, muscoli e tendini si fondono con i 3,5 kg di noce, acciaio e fibra di carbonio che fanno la sostanza del tuo fucile. Nel caso di Arianna, un DT11 Black DLC firmato Beretta.
Tiro a volo, specialità skeet. Perché?
Una passione assolutamente "genetica"! L'ho ereditata dal mio papà, praticava questo sport e mi affascinava con le analisi delle performances al ritorno dal campo, tutte le domeniche. Però non mi ha permesso di imbracciare immediatamente l'arma, a suo avviso dovevo maturare la consapevolezza del potenziale pericolo, il rispetto necessario per conoscerla a fondo e neutralizzarne i rischi. Prima di caricare il fucile - ad esempio - si sale in pedana, con il pubblico rigorosamente alle spalle. Sfiorare il grilletto è una decisione chirurgica, scatta nell'attimo in cui l'anticipo della canna (NdR: intervallo visibile tra il mirino e il bersaglio) coincide col piattello in volo. È stato mio padre a spiegarmi che a qualunque gesto corrisponde sempre una conseguenza. Il bello della mia disciplina è questo: ogni singolo movimento - del busto, delle gambe, delle braccia, delle dita - si traduce in un'azione che sposta la pallottola di un soffio, la stessa distanza che separa la vittoria dalla sconfitta.
Portaci con te sul campo di tiro. Che succede in gara?
Immagina un semicerchio sul quale sono disposte 8 pedane. Agli estremi, due cabine sparano raffiche da 25 piattelli in una trentina di secondi a postazione. Io mi muovo dall'una all'altra, con un cambio di visuale netto: varia la distanza di tiro, si alza l'asticella della difficoltà di mira. Busto eretto, piedi alla larghezza delle spalle, braccia morbide. La rigidità di movimento può inficiare la prestazione: stabilità non vuol dire tensione, ma bilanciamento del rinculo (NdR: spinta retrograda dell'arma che esplode una cartuccia). Il calcio del fucile non supera la striscia gialla che segna il mio gilet esattamente sotto il gomito, pena l'ammonizione. Entro nella mia bolla di concentrazione, sono io che "chiamo il piattello". Inizia la sfida con me stessa: fisso il mirino in punta di canna, un pallino arancione. Se aspetto che si sovrapponga esattamente in prospettiva col bersaglio, lo manco. Per romperlo devo sparare un istante prima: è un discorso di velocità, inclinazione, traiettoria. In più ci sono delle variabili: il vento può influenzare la direzione, ma io vado a colpo sicuro, di regola non decido di cambiare mira a seconda del meteo.
Come si allena un tiratore? Che esercizi fai?
Curo la tecnica, tutte le mattine sono al campo di tiro col fucile. Con il preparatore atletico potenzio i riflessi, la coordinazione "braccia-occhio-bersaglio": mi lancia delle palline da tennis, una o tre contemporaneamente, in alto, in basso, a destra, a sinistra, per simulare l'incognita della fuoriuscita del disco. Non so da dove arrivi, so solo che devo centrarlo. Poi c'è l'aspetto fisico, il total body: circuiti funzionali, sollevamento pesi, addominali per facilitare l'elasticità del busto in torsione. Lo sport serve anche a spezzare l'agitazione, a consentirmi di "portare in gara" i traguardi raggiunti in allenamento.
Hai scalato il podio tante volte: debutto d'oro all'Europeo di due anni fa, argento in Coppa del Mondo Junior a Porpetto (Udine), primo posto nella gara a squadre del Mondiale di Lima in Perù, dove ti sei piazzata anche seconda nel mixed team e terza nell'individuale. Ancora ori: quello indiano in Coppa del Mondo Junior 2025 a New Delhi e quello di Muscat all'Oman Open GP 2026. Dicci il tuo segreto!
Il respiro. La mindfulness, quella serenità un po' "zen" che è l'equazione perfetta tra l'attimo presente e la calma che ti consente di affrontarlo senza pensare al "dopo". Allontano le negatività, in primis il timore di sbagliare. Dopo l'Europeo 2024 mi sono sentita schiacciata dall'aspettativa enorme di quel primo oro in nazionale, con gli occhi del mondo puntati addosso. Il mio allenatore l'ha intuito, mi ha restituito l'autocontrollo, la carica per tornare a vincere. Perché la tecnica a un certo punto la acquisisci, fa parte di te; è all'atteggiamento mentale che bisogna prestare attenzione. Un altro asso nella manica è la mia famiglia, mi aiuta a credere in me stessa per esprimermi al 100% delle mie capacità. Grazie a tutto questo non ho paura del piattello. Sono col mio fucile, è il mio migliore amico: andiamo a prenderlo insieme.