CISL - Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori

07/01/2026 | News release | Distributed by Public on 07/01/2026 08:21

Emilia R. Caldo estremo, Fim Romagna: «L’ordinanza regionale da sola non basta, servono procedure aziendali pronte prima dell’emergenza»

Quaranta gradi in pianura, notti tropicali senza tregua e allerta rossa su gran parte del territorio romagnolo. La Romagna sta attraversando una delle ondate di calore più intense e prolungate degli ultimi vent'anni e, secondo le previsioni, dopo una breve tregua nei primi giorni di luglio è atteso un nuovo aumento delle temperature.

In questo scenario FIM CISL Romagna, la categoria che rappresenta le lavoratrici e i lavoratori del settore metalmeccanico, interviene con un messaggio chiaro: il problema non è soltanto gestire l'emergenza quando arriva, ma fare in modo di non farsi trovare impreparati. Nei capannoni, nelle officine, nelle fonderie e nei magazzini del territorio il caldo estremo non rappresenta un semplice disagio stagionale, ma un rischio concreto per la salute e la sicurezza di chi lavora ogni giorno accanto a forni, presse, linee di verniciatura e in ambienti dove il ricambio d'aria è spesso insufficiente.

Bene l'ordinanza regionale, ma nelle fabbriche serve programmazione

Il 3 giugno il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, ha firmato l'ordinanza sul caldo, approvata dalla Giunta con un mese di anticipo rispetto allo scorso anno. Il provvedimento, in vigore fino al 15 settembre, vieta il lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle 12.30 alle 16 nei giorni classificati a rischio "Alto" dalle mappe Inail-CNR del progetto Worklimate per agricoltura, edilizia, logistica, cave e, da quest'anno, anche per i rider.

"L'ordinanza regionale va nella direzione giusta perché riconosce finalmente che il rischio calore deve essere affrontato con misure organizzative concrete e non con semplici raccomandazioni", dichiara FIM CISL Romagna."Per il settore metalmeccanico, però, non è sufficiente attendere il bollettino giornaliero. In fabbrica non si può decidere all'ultimo momento come proteggere le persone: servono procedure già definite, condivise e immediatamente applicabili, predisposte prima dell'estate e non quando il termometro segna già quaranta gradi."

Per la categoria, la differenza tra un'azienda che tutela davvero i propri lavoratori e una che affronta il problema solo quando diventa inevitabile, sta proprio nella capacità di organizzarsi per tempo. Un protocollo sul rischio calore deve prevedere in anticipo quando scattano pause aggiuntive, la rimodulazione degli orari, la rotazione delle mansioni più pesanti e tutte le altre misure necessarie a ridurre l'esposizione allo stress termico, senza lasciare decisioni estemporanee ai singoli responsabili di reparto.

Le norme ci sono da anni, vanno solo applicate

Per gli ambienti di lavoro industriali il Testo Unico sulla Sicurezza affronta il tema del microclima nel Titolo VIII, dedicato agli agenti fisici, dove viene preso in considerazione il rischio da stress termico. Per gli uffici e le postazioni al videoterminale presenti negli stessi stabilimenti trovano invece applicazione l'articolo 63, l'allegato IV, l'articolo 174 e l'allegato XXXIV del D.Lgs. 81/2008.

"Il diritto a un ambiente di lavoro salubre è lo stesso per tutti - afferma la FIM CISL Romagna -. Allo stesso modo, la valutazione del rischio calore non può restare un documento da aggiornare una volta l'anno: deve diventare uno strumento operativo, con responsabilità chiare e interventi automatici, come avviene per qualsiasi altro rischio presente in azienda. In fase di valutazione è inoltre fondamentale il coinvolgimento degli RLS, degli RLST e delle RSU, affinché l'analisi dei rischi e l'individuazione delle misure di prevenzione tengano conto delle reali condizioni di lavoro e possano essere condivise ed efficacemente applicate nei luoghi di lavoro."

Anticipare, non rincorrere

Per FIM CISL Romagna la vera sfida si gioca prima che arrivino le temperature estreme. Le imprese devono dotarsi, insieme a RSU e RLS, di protocolli aziendali capaci di individuare preventivamente i reparti più esposti, definire soglie di temperatura e umidità che facciano scattare automaticamente le misure di prevenzione, programmare gli interventi su ventilazione e climatizzazione e prestare particolare attenzione ai lavoratori più fragili. Aspettare che si verifichi un malore significa intervenire troppo tardi.

"Il colpo di calore può manifestarsi all'improvviso e avere conseguenze molto gravi", conclude FIM CISL Romagna. "Per questo non ci basta che le aziende reagiscano bene quando il caldo è già arrivato. Vogliamo che siano pronte prima. "Continueremo a portare questo tema al centro del confronto con le aziende, insieme alle RSU e agli RLS, affinché la gestione del rischio calore diventi una procedura ordinaria, condivisa e verificabile. Non è un adempimento burocratico: è una questione di salute e sicurezza per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori metalmeccanici della Romagna."

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