Regione Toscana

03/25/2026 | Press release | Archived content

Una corona di fiori toscana al campo di Auschwitz

Una corona sul muro della morte nel campo di concentramento e di sterminio nazista ad Auschwitz. L'ha lasciata la delegazione toscana del Treno della Memoria. Un fiore per chi non è tornato, per le tremila persone di culture e nazionalità diverse che davanti a quel muro sono state giustiziate con un colpo di pistola alla nuca. Nude, perché i vestiti (di proprietà del Terzo Reich e che per loro contavano evidentemente più delle persone) non si rovinassero.

Dopo la cerimonia a Birkeanu, il campo più grande dell'intero complesso attorno ad Oswiecim in Polonia, è stata la volta di Auschwitz I, dieci volte più piccolo ma il primo ad essere attrezzato: prima come campo di concentramento e poi come campo di sterminio, sette persone su dieci uccise all'arrivo, le altre con il lavoro.

Nel campo che è oggi un museo non si possono svolgere cerimonie. "Ci abbiamo tenuto però a questo piccolo gesto, a lasciare un segno della nostra regione" commenta l'assessora all'istruzione e alla cultura della Memoria, Alessandra Nardini, che quella corona l'ha deposta assieme ad Ugo Caffaz, testa e cuore - nonché ideatore - del Treno della Memoria, accompagnati dal presidente del Parlamento degli studenti toscano Sergio Angarano e da Miguel Lebbiati per la comunità sinti e rom.

"L'abbiamo fatto - prosegue l'assessora Nardini - per ricordare e per onorare quelle troppe persone che a quel muro venivano fucilate e per tutte e tutti coloro che in questo campo hanno trovato la morte, la privazione, la negazione di ogni diritto e anche della stessa dignità umana".

Non è stata da meno di ieri la visita di oggi della delegazione toscana al museo di Auschwitz. Un viaggio nella banalità del male, nello sterminio pianificato di esseri viventi da parte di altri esseri viventi. Quattro ore intense.

"E' stata una visita difficile e dolorosa ed essere qui - spiega Nardini - vuol dire anche interrogarci su quale sia oggi il messaggio che questo luogo ci consegna, su come oggi non si possa e non si debba restare indifferenti di fronte a quello che accade nel mondo". "Fa male - racconta -, è un vero pugno allo stomaco vedere quella catasta di scarpe, alcune piccolissime, così come quei capelli di donna e tutti gli altri oggetti di uso quotidiano, gli occhiali, le ciotole, persino le protesi. Però penso che sia necessario, perché qualcuno negli anni, anche nel nostro Paese, ha persino negato che luoghi come questi siano esistiti, che sia esistita la Shoah e che siano esistite le altre deportazioni, le discriminazioni, che per alcune minoranze e comunità non sono neppure mai terminate". "Vale per i tanti episodi di antisemitismo e di razzismo a cui quotidianamente assistiamo - sottolinea l'assessora -, vale per le discriminazioni legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere, per le persone con disabilità, per rom, sinti e testimoni di Geova".

"Oggi essere qua - conclude - significa tenere vivi, rafforzare, i nostri anticorpi antifascisti e democratici. Perché magari oggi le persone discriminate non vengono più mandate nei campi di sterminio ma vengono comunque continuamente umiliate, derise e offese, fino alla negazione dei loro diritti. E accanto a questo vogliamo ricordare da Auschwitz tutte le persone che decisero di opporsi a nazismo e fascismo, chi fece la scelta giusta".

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