ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale

03/06/2026 | Press release | Distributed by Public on 03/06/2026 04:25

Non solo Trump: anche l’Europa riduce il finanziamento alla salute globale

Nello scenario della salute globale il riposizionamento del principale attore statale, gli USA, è da oltre un anno sotto i riflettori. La nuova strategia della Casa Bianca, a partire dall'addio all'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) fino agli accordi bilaterali in Africa, è stata discussa e analizzata. Ogni dollaro dei tagli americani è stato esaminato e lo sarà ancora, perché gli effetti ci accompagneranno a lungo. Ma il quadro della recessione globale degli aiuti umanitari - e quindi anche sanitari, in modo sia diretto che indiretto - merita un ampliamento dell'attenzione. Germania, Francia, Regno Unito sono solo alcuni dei paesi che in vario modo stanno rimodulando, a volte tagliando, i budget destinati alla salute globale. E questo può porre dubbi sulla capacità di prevenire e fronteggiare le prossime sfide sanitarie, anche in Europa.

OMS, Gavi e Global Fund alle prese con i tagli

Il 2 febbraio il direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha aperto i lavori dell'Executive Board definendo il 2025 uno dei peggiori anni nella storia dell'agenzia da lui diretta.

Ha ricordato i licenziamenti del personale dovuti ai tagli di bilancio e alcune contromisure per invertire la rotta, come la proposta di aumentare la quota di budget derivante dai contributi obbligatori degli Stati membri, che finora hanno rappresentato solo il 14% del totale, lasciando coprire il resto da contributi volontari di Stati e grandi donatori, come la fondazione di Bill e Melinda Gates. A ogni modo, per il biennio 2026-2027 sono state mobilitate risorse capaci di coprire l'85% del budget e Ghebreyesus non ha nascosto al Board le difficoltà esistenti nel reperire quel 15% restante.

Se l'OMS è sicuramente la voce principale del multilateralismo sanitario, non è l'unica a non aver raggiunto i suoi obiettivi di bilancio. Gavi, l'organizzazione internazionale specializzata nell'ampliamento dell'accesso ai vaccini nei paesi poveri, ha reso noto lo scorso giugno che per il quinquennio 2026-2030 aveva raccolto circa 9 degli 11,9 miliardi di dollari necessari. Non va meglio nemmeno al Global Fund per la lotta alla diffusione di malaria, tubercolosi e HIV: a novembre aveva raccolto solo 11,3 miliardi di dollari sui 18 miliardi stabiliti come obiettivo di budget per il periodo 2026-2028. In questo caso quasi tutti i grandi donatori statali hanno ridotto il contributo rispetto all'ultimo giro di finanziamenti: secondo il Global Fund Advocates Network, nel 2025 gli Stati Uniti hanno ridotto il loro supporto economico del 23%, il Giappone addirittura del 53%, il Canada del 16%; l'Italia e i Paesi Bassi del 19%, il Regno Unito del 15%, la Germania del 23%.

La Germania e i fondi dell'hub per prevenire le pandemie

Proprio sulla Germania è necessario soffermarsi per soppesare un aspetto di questa tendenza al definanziamento della salute globale. Il paese si è quasi sempre posizionato tra i primi finanziatori della salute globale: nel 2024 era al terzo posto, appena dietro gli Stati Uniti e il Regno Unito.

A inizio gennaio, la testata di settore Health Policy News ha pubblicato in esclusiva la notizia che il governo tedesco avrebbe intenzione di dimezzare i fondi per l'hub dell'OMS per l'intelligence pandemica ed epidemica con sede a Berlino, destinando 15 milioni di euro annui invece dei precedenti 30 milioni.

L'hub, nato nel 2021 con il supporto del governo tedesco, ha la funzione di migliorare lo scambio di informazioni e la collaborazione tra i diversi soggetti chiamati a sorvegliare e rispondere a eventuali diffusioni di epidemie o pandemie. Con un simile taglio ufficializzato, la sua azione potrebbe risultare indebolita; nell'articolo si menziona il timore di interruzione di alcune attività , come collaborazioni con istituti di ricerca per la salute pubblica. Ma non sarebbe solo un eventuale definanziamento diretto a strumenti di contrasto alla diffusione di pandemie a indebolire la capacità di risposta dei paesi europei alle minacce sanitarie. Anche il taglio delle risorse economiche per organizzazioni di salute globale come il Global Fund o Gavi può ridurre la capacità di mantenere il polso della situazione nei luoghi che hanno sistemi sanitari meno sviluppati e contenere la diffusione di patogeni sconosciuti o nuovi ceppi di patogeni che già conosciamo. I quali, poi, possono colpire ovunque, come ci ha purtroppo insegnato la Covid-19. Secondo le ong tedesche che si occupano di aiuti allo sviluppo - che comprendono direttamente o indirettamente anche quelli per la salute globale - il budget stanziato per il 2026 dal governo tedesco per questo scopo è di circa un miliardo di euro, circa la metà rispetto al 2024.

I casi di Francia, Regno Unito e Svezia

In Francia la tendenza non è diversa. Complessivamente, il contributo agli aiuti allo sviluppo nel 2026 è diminuito del 18% rispetto a un anno fa e del 38% rispetto a due anni prima. Per quanto riguarda il sostegno al Global Fund, questo è passato da 1,6 miliardi di euro stanziati per il ciclo di finanziamenti precedente, a 660 milioni di euro per il periodo 2026-2028. Nel 2026-2027 il Regno Unito taglierà del 27% la spesa per gli aiuti esteri rispetto al biennio 2024-2025, una percentuale maggiore di quella prevista dagli stessi Stati Uniti nel periodo analogo, secondo un'analisi del Center for Global Development. Infine, anche la recessione degli aiuti umanitari è arrivata fino in Scandinavia. Nel dicembre scorso il governo svedese ha annunciato la fine dei programmi di sostegno allo sviluppo in Zimbabwe, Tanzania, Mozambico, Liberia e Bolivia, per concentrare più risorse sull'Ucraina.

Il costo dell'incertezza pandemica

Che si tratti di tagli al budget per organizzazioni multilaterali o di sostegni allo sviluppo, come nel caso appena citato della Svezia, il risultato per la salute globale non cambia e ci consegna un maggiore livello di incertezza non solo per le popolazioni che ricevevano gli aiuti, ma anche per quanto riguarda la nostra capacità nel rispondere alle crisi sanitarie. Nel 2024 l'OMS ha stilato un elenco delle famiglie di patogeni da tenere d'occhio per prevenire future epidemie o pandemie; alcuni, come i virus che causano l'influenza aviaria, hanno già una diffusione globale e sono tra i principali indiziati per l'arrivo di una malattia X, come gli esperti chiamano una potenziale pandemia. Individuare e isolare in tempo questo tipo di minaccia dipende certamente dagli investimenti in laboratori di analisi dei dati specializzati, come l'hub di Berlino, ma anche, in parte, nel lavoro di medici e volontari che vedranno di persona pazienti fuori dai nostri confini. Nel citato discorso al board dell'OMS, il direttore dell'agenzia ha riconosciuto che è arrivato il tempo di trovare alternative alla dipendenza dagli aiuti, ma ha anche ricordato una delle lezioni della Covid-19: a minacce globali servono risposte globali

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