07/23/2026 | News release | Distributed by Public on 07/23/2026 05:31
La necessità di continuare a rafforzare una rete stabile tra istituzioni, territori, servizi pubblici, enti attuatori e mondo produttivo perché il contrasto al caporalato non può essere affidato a interventi episodici o alla sola gestione delle emergenze, ma richiede un lavoro quotidiano di prevenzione, intercettazione dei bisogni e costruzione di percorsi individualizzati: sono state l'operatività e la sinergia i due elementi chiave della riunione del Tavolo regionale di contrasto al caporalato (TRcC), tenutosi nell'ambito del programma Su.Pr.Eme.2 con l'obiettivo di rafforzare la collaborazione
operativa tra tutti i soggetti coinvolti nella prevenzione dello sfruttamento lavorativo, nella tutela e nei percorsi di inclusione dei cittadini di Paesi terzi.
All'incontro, organizzato da remoto, hanno partecipato la Regione Basilicata, le amministrazioni comunali e gli uffici delle Politiche sociali, gli enti del Terzo Settore attuatori degli interventi, l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), l'Ispettorato territoriale del lavoro, il Consorzio Nova e gli altri soggetti impegnati nelle attività di accoglienza, orientamento, formazione e inserimento lavorativo. Per la Regione erano presenti rappresentanti della Direzione generale
Presidenza della Giunta e Programmazione strategica - Ufficio Autonomie locali e Politiche dell'immigrazione.
Il Tavolo si inserisce nel quadro della partecipazione della Basilicata al programma Su.Pr.Eme.2, piano quinquennale finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) 2021-2027 e dal Programma Nazionale Inclusione e Lotta alla Povertà FSE+ 2021-2027 e FESR 2021-2027, che coinvolge le cinque regioni del Sud Italia - Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia - con l'obiettivo di contrastare le forme di grave sfruttamento lavorativo, il caporalato e le condizioni di marginalità e vulnerabilità vissute dalle persone straniere presenti sul territorio.
In una prospettiva di lavoro costante e quotidiano, spesso lontano dai riflettori ma in ascolto dei bisogni dei beneficiari, assume un ruolo centrale il protagonismo dei territori. Comuni, uffici delle Politiche sociali, operatori e comunità locali rappresentano il primo livello di intercettazione delle situazioni di vulnerabilità e il luogo in cui si costruiscono risposte concrete. La conoscenza diretta dei fenomeni e la capacità di creare relazioni di fiducia sono elementi essenziali per rendere
efficaci le politiche di inclusione.
Un passaggio centrale del confronto ha riguardato il rafforzamento del sistema di referral e la definizione di un protocollo operativo condiviso, considerato uno degli strumenti strategici per rendere più efficace la presa in carico delle persone in situazione di vulnerabilità. Il protocollo di referral ha l'obiettivo di definire modalità comuni di segnalazione, orientamento, accompagnamento e raccordo tra tutti i soggetti coinvolti: servizi sociali comunali, strutture di accoglienza, Poli Sociali Integrati, enti attuatori, servizi per il lavoro, organismi di tutela e realtà produttive. Il referral rappresenta infatti un modello di collaborazione strutturata che consente di superare la frammentazione degli interventi, garantire continuità nei percorsi e accompagnare le persone attraverso una presa in carico integrata. Non una semplice procedura amministrativa, ma uno strumento operativo che permette alla rete di funzionare, valorizzando il contributo di ogni soggetto coinvolto e assicurando risposte più tempestive e personalizzate. Si partirà dalla definizione di una traiettoria condivisa con gli Ambiti territoriali e i Comuni capofila, che verrà successivamente estesa e condivisa con tutti gli stakeholder interessati.
La sfida è quella di trasformare la rete costruita nell'ambito di Su.Pr.Eme.2 in un sistema permanente, capace di collegare accoglienza, tutela, formazione e lavoro. Perché il contrasto al caporalato non significa soltanto intervenire sulle condizioni di sfruttamento, ma creare alternative concrete attraverso percorsi di autonomia e inclusione.
In questo quadro il lavoro assume un valore centrale. L'accesso a un'occupazione regolare, accompagnato dalla formazione e dall'acquisizione di competenze, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per sottrarre le persone ai circuiti di dipendenza e vulnerabilità. L'obiettivo è costruire percorsi nei quali i lavoratori possano diventare protagonisti del proprio futuro, attraverso opportunità reali e rispettose dei diritti.
Al centro dei lavori del Tavolo lo stato di avanzamento delle attività nei territori dell'Alto Bradano e del Metapontino, le criticità ancora presenti e le modalità per migliorare il raccordo tra strutture di accoglienza, Poli Sociali Integrati, servizi comunali, servizi regionali ed enti attuatori.
Un ruolo strategico è svolto dai Poli Sociali Integrati, presìdi territoriali pensati per unire accoglienza, servizi sociali, formazione, lavoro e tutela. In Basilicata sono stati attivati sei Poli tra il territorio potentino e il materano, con circa 100 persone già coinvolte attraverso attività di orientamento, mediazione linguistica e culturale, accompagnamento sanitario e supporto nell'accesso ai servizi. La rete comprende i presìdi principali di Lavello e Policoro, attivati nei Centri
per l'Impiego, e gli sportelli territoriali di Genzano di Lucania, Policoro e Matera.
Particolare attenzione è stata dedicata all'esperienza dell'Alto Bradano e al Centro di accoglienza per lavoratori migranti di Palazzo San Gervasio, gestito dal Consorzio Officine Solidali, di cui fa parte ARCI Basilicata, con la Cooperativa Sociale VIDA quale ente mandante. La struttura si prepara alla nuova fase operativa con 224 posti disponibili per la campagna agricola del pomodoro.
Il modello organizzativo prevede servizi di foresteria, mediazione linguistica e culturale, orientamento, accompagnamento ai servizi, mobilità verso i luoghi di lavoro e azioni di empowerment. Particolarmente significativo il servizio di trasporto dedicato, che ha garantito migliaia di spostamenti sicuri, riducendo il ricorso a forme di mobilità informale spesso collegate a condizioni di sfruttamento.
Nel Metapontino è in fase di consolidamento il presidio territoriale avviato a Tursi attraverso la collaborazione con FILEF. Le tre strutture individuate garantiranno progressivamente 50 posti di accoglienza, accompagnati da servizi di mediazione, orientamento, supporto sociale e lavorativo e mobilità. Un percorso costruito attraverso il confronto con il territorio e finalizzato a creare una rete stabile di prevenzione e presa in carico, adeguata alle specificità dell'area.
Il Tavolo ha inoltre evidenziato il contributo di ARLAB e ALSIA nella costruzione dei percorsi di inclusione lavorativa. ALSIA è impegnata nella definizione di un catalogo formativo collegato ai fabbisogni reali del territorio e alle competenze dei lavoratori coinvolti, mentre ARLAB ha avviato percorsi di tirocinio in sei aziende tra Matera e il Metapontino, offrendo opportunità concrete di formazione sul campo e inserimento lavorativo.
Un ulteriore ambito di approfondimento riguarda la necessità di rafforzare la collaborazione con il sistema giudiziario nella gestione delle situazioni di particolare vulnerabilità che coinvolgono cittadini di Paesi terzi entrati regolarmente sul territorio nazionale attraverso le procedure previste dal decreto flussi.
Si tratta di persone che, pur avendo seguito un percorso formale di ingresso per motivi di lavoro, possono successivamente trovarsi coinvolte in fenomeni di truffa, raggiro, intermediazione illecita o sfruttamento da parte di soggetti che hanno utilizzato in modo distorto le procedure di ingresso lavorativo. In tali situazioni, la persona interessata può assumere il ruolo di vittima nell'ambito di procedimenti giudiziari e, in relazione alla vicenda, essere destinataria di un permesso di
soggiorno rilasciato per motivi di giustizia o per esigenze di tutela connesse al procedimento in corso.
Tali percorsi richiedono una presa in carico integrata, in grado di accompagnare la persona non solo nella fase di tutela giudiziaria, ma anche nella costruzione di un percorso di autonomia sociale e lavorativa. La particolare condizione amministrativa conseguente alla vicenda giudiziaria può infatti determinare difficoltà nell'accesso immediato a un ordinario rapporto di lavoro, rendendo necessario il rafforzamento di strumenti intermedi di orientamento, formazione e inclusione, quali tirocini e altri percorsi personalizzati promossi dalla rete territoriale.
La Basilicata punta dunque a consolidare una governance condivisa, nella quale Regione, amministrazioni locali, enti attuatori, OIM, Ispettorato del lavoro, Consorzio Nova, servizi pubblici e mondo produttivo collaborino attraverso strumenti comuni e responsabilità definite.
Su.Pr.Eme.2 si conferma così una strategia complessiva che unisce legalità, tutela dei diritti e sviluppo del territorio: una rete permanente capace di prevenire lo sfruttamento, valorizzare il ruolo dei territori e offrire alle persone coinvolte percorsi concreti di autonomia, dignità e inclusione.