01/30/2026 | Press release | Distributed by Public on 01/30/2026 08:35
L'assessora con delega alle Pari opportunità Annalisa Rabitti interviene sulla nuova formulazione del testo del Ddl sulla violenza sessuale - il cosiddetto ddl "stupri" - in particolare sulla sostituzione del termine "consenso" con "volontà contraria".
"L'ennesima occasione persa da parte del Governo per far fronte al problema strutturale della violenza maschile sulle donne - dice l'assessora Rabitti - La maggioranza, Lega e Fratelli d'Italia, scelgono di sostituire il concetto di consenso con quello di "volontà contraria". La motivazione ha dell'assurdo: introducendo il consenso si rischia di "lasciare troppo spazio alla libera interpretazione del singolo", quindi si offrirebbe il fianco a chi vuole denunciare una violenza sessuale per vendetta personale intasando i tribunali inutilmente. Un'affermazione che ribadisce uno stereotipo latente e antico, che non si scardina neanche dopo anni e anni di pratiche politiche: la donna, per natura, tende a mentire, è inaffidabile.
Mentre in altri Paesi europei si adottano leggi sul consenso all'avanguardia, come ad esempio in Spagna - dove nel 2022 è stata adottata una Legge per la garanzia integrale della libertà sessuale, nota come legge "Solo sì è sì" -, in Italia dobbiamo ancora leggere sentenze che fanno rabbrividire per le motivazioni adottate nel respingere condanne per stupro. Sentenze in cui troviamo frasi come "ha reagito dopo 30 secondi", "non ha urlato abbastanza", "lo ha baciato e quindi lo ha autorizzato al rapporto sessuale", "indossava i jeans pertanto per sfilarli deve avere collaborato".
"Sicuramente - prosegue l'assessora Rabitti - ai tribunali che devono perseguire i casi in cui si pone il problema del consenso, è richiesto un lavoro complesso per il quale diventa fondamentale adottare una serie di procedure e indagini specifiche volte a verificare l'assenza di altri moventi (deposizione della vittima, ricostruzione dei fatti, esami medici, esami psicologici, interrogatori specializzati). Ma per tutelare le donne che subiscono violenza è necessario partire dal consenso, ossia dalla volontà reciproca nell'impegnarsi in attività sessuali, un consenso revocabile in qualsiasi momento dell'atto sessuale, un consenso non considerabile valido se dato sotto coercizione o in stato di coscienza alterato.
Introdurre in modo esplicito il concetto di consenso in una legislazione può avere effetti importanti anche a livello culturale, contribuendo a combattere il fenomeno delle mancate denunce, alimentato dal timore di non essere credute in assenza di prove fisiche, oltre che dallo stigma sociale che accompagna questo tipo di reati.
Il problema infatti non sono i tribunali intasati da denunce basate su false accuse di violenza, i dati dicono l'esatto opposto, il problema sono i femminicidi, gli stupri, le violenze subite dalle donne: in Italia una donna su tre ha subito violenza. Il problema reale non è l'abuso di denunce, ma l'enorme sommerso di violenze. È una realtà quotidiana, radicata, trasversale che attraversa ogni ambito della vita sociale. Le istituzioni dovrebbero raccontare con chiarezza questa realtà attraverso dei dati ufficiali che invece mancano, sono incompleti, difficili da consultare e pubblicati in modo frammentario e irregolare. Questo rende impossibile capire davvero la portata della violenza maschile contro le donne e di genere, e valutare l'efficacia delle politiche pubbliche".
"Ritengo pertanto necessario intervenire al più presto per correggere le storture di una legge che non tutela contro la violenza di genere e garantire impegni concreti di prevenzione, tutela e protezione - conclude l'assessora Rabitti - Penso inoltre che sarebbe importante che il Governo rendesse pubblici, completi, aggiornati e accessibili i dati sulla violenza di genere e sui femminicidi, come previsto dalla legge 53 del 2022 "Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere" e dalla Direttiva (UE) 2024/1385 Prevenzione e lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica in tutta l'Unione europea. Solo così potremmo avere i numeri e le caratteristiche esatte che riguardano questo fenomeno, perché solo dalla consapevolezza e dalla piena conoscenza possono derivare misure in grado di sconfiggere la violenza di genere in maniera strutturale".
Da decenni il Comune di Reggio Emilia è impegnato nel contrasto e nella prevenzione della violenza maschile sulle donne, così come nel contrasto a ogni forma di discriminazione e nella valorizzazione delle differenze. Risale infatti al 1997 l'apertura del Centro Antiviolenza - Casa delle Donne, gestito dall'Associazione Nondasola, che accoglie e sostiene donne che hanno subito violenze e da 25 anni realizza attività di prevenzione nelle scuole di ogni ordine e grado, offrendo alla città un presidio di tutela e democrazia per tutti e tutte, cittadini e cittadine.
E risale al 2006 la costituzione permanente del Tavolo interistituzionale di contrasto alla violenza maschile sulle donne, coordinato dal Comune di Reggio Emilia, che vede l'impegno delle istituzioni del territorio in un'ottica di rete: Prefettura, Tribunale, Procura della Repubblica, Questura, Carabinieri, Azienda sanitaria locale, Ufficio Scolastico provinciale, Ordine degli Avvocati, Centro antiviolenza, Forum Donne giuriste, Provincia di Reggio Emilia, Consigliera di Parità provinciale. Un Tavolo formalizzato con un Protocollo di intesa sottoscritto da tutti i componenti nel 2007, seguito nel 2008 con un aggiornamento nel 2011 dalla firma di un Protocollo operativo finalizzato a specificare gli impegni di ogni singola istituzione.
Il lavoro del Tavolo pone al centro dell'agenda politica il tema del contrasto alla violenza di genere e favorisce un dialogo permanente al fine di costruire risposte coese e comuni alle donne che provano ad uscire dal circuito della violenza.
Ogni anno le istituzioni fanno il punto sui dati, confermando il trend che i dati locali rispecchiano quelli nazionali, in quanto continuano a dire che la guardia non va abbassata, che occorre fare formazione continua e permanente a tutti i punti della rete a cui una donna vittima di violenza si può rivolgere e a fare prevenzione alle giovani generazioni.
Nell'anno 2024 sono state 396 le nuove donne accolte dal Centro antiviolenza di Reggio Emilia - Casa delle donne, gestita dall'Associazione Nondasola: in aumento, in particolare, il numero di ragazze tra i 18 e i 29 anni (40% in più rispetto al 2023). Cresce rispetto all'anno precedente anche la percentuale delle giovani ricorse al Pronto soccorso nel 2024, pur a fronte del calo del numero complessivo degli accessi riconducibili a esperienze di violenza. Aumentano le donne seguite dai Poli territoriali dei Servizi sociali, che hanno dichiarato di aver subito violenza da parte di un uomo: più 9% rispetto al 2023 e anche in questo caso l'incremento è maggiore per la fascia di età tra i 30 e i 39 anni. Questi dati non ci dicono che si è abbassata l'età delle donne vittime di violenza, ci dicono che le donne hanno diminuito la soglia di tolleranza e scelgono di chiedere aiuto e denunciare prima rispetto al passato. Sono dati che confermano l'importanza del lavoro quotidiano della rete territoriale e della prevenzione nelle scuole e alle giovani generazioni. Dati che confermano che cambiando i paradgmi culturali, si possono costruire le condizioni per seminare e radicare equilibri paritari tra uomini e donne.
Al fine di implementare il lavoro di rete, prevenzione e sensibilizzazione in città, a luglio 2025 ha preso avvio il Tavolo Reggio Emilia contro la violenza sulle donne, composto da diversi soggetti tra cui Provincia e Osservatorio sulle discriminazioni di genere, Ausl, Centro antiviolenza- Casa delle donne e associazione Nondasola, Consulta di genere, Università, cooperative, sindacati, ordini professionali, associazioni,... L'idea è nata su sollecitazione di diverse realtà del territorio che sentivano il bisogno di condividere e mettere in circolo il loro impegno quotidiano e la volontà di essere partecipi nelle azioni finalizzate a prevenire e contrastare la violenza maschile sulle donne.
Ad oggi aderiscono circa cinquanta soggetti cittadini con l'obiettivo di costruire una risposta collettiva capace di toccare sempre più ambiti e rimarcare quanto Reggio Emilia sia una città attenta alla tutela dei diritti, al benessere della comunità e alla promozione di una cultura paritaria e del rispetto.
Segreteria dell'Assessora a Cura delle persone, con deleghe a politiche sociali, Sostegno alle famiglie, Politiche per la casa, Città senza barriere, Pari opportunità
Via Guido Da Castello, 13
42121 Reggio Emilia
Ultimo aggiornamento: 30-01-2026, 15:30