01/27/2026 | News release | Distributed by Public on 01/27/2026 04:13
Niscemi: una devastazione che viene da lontano. "I politici volano verso i luoghi in cui sono appena accaduti disastri o calamità naturali come avvoltoi sulle carogne: questi per strappare alla morte un po' di carne, quelli un po' di consenso." (Giovanni Soriano, L'inconveniente umano, 2022).
Il ciclone Harry
Il ciclone Harry si è abbattuto inesorabilmente sulle coste siciliane, luogo di tutte le ambiguità e contraddizioni delle politiche di gestione del territorio siciliano. Ma esso ha colpito anche l'entroterra siciliano, determinando l'impressionante frana di Niscemi. Dunque,le poderose mareggiate e tempeste dei giorni scorsi, in Sicilia, hanno provocato crolli, allagamenti, dissesti e la distruzione di tratti di litorale già alquanto compromessi. Devastate infrastrutture, abitazioni e attività economiche e produttive. Centinaia di cittadini hanno dovuto abbandonare, stanno abbandonando le loro case. Possiamo affermare che si tratta di un disastro prevedibile. Disastro fortemente aggravato dall'alterazione degli ecosistemi e dei paesaggi originari, e dunque dall'occupazione scriteriata di brani di territorio fragili e in cui, nel corso degli anni, sono state realizzate, senza alcun limite, costruzioni, opere di ogni genere.
La frana del 1997
Quanto sta accadendo a Niscemi non è frutto del caso o soltanto della forza impetuosa della natura. Non dobbiamo dimenticare che il quartiere Sante Croci e il margine ovest di Niscemi hanno già fatto i conti con una frana distruttiva nel 1997: case lesionate, chiesa demolita, urbanistica ridefinita. L'attuale, impressionante attivazione della frana evidenzia, ancora una volta, inequivocabilmente, la necessità di politiche di adattamento e riduzione del rischio: ovvero monitoraggio continuo, soglie di allerta calibrate sul comportamento del versante di frana, gestione delle acque superficiali e sotterranee, stringenti regole d'uso del suolo.
I nuovi cedimenti di oggi
Ma quanto di tutto questo è stato fatto in questi ultimi anni? Poco o nulla. Scrive Adelaide Conti, insegnante di Niscemi: "Negli anni Niscemi ha imparato, suo malgrado, a convivere con la perdita. Decenni fa il crollo di un ponte portò alla distruzione della linea ferroviaria e alla chiusura della stazione, isolando il paese e segnando una frattura profonda nello sviluppo del territorio. Nel 1997 una frana devastò parte del centro storico, lasciando ferite mai del tutto rimarginate. Oggi nuovi cedimenti del terreno riaccendono la paura e riportano alla luce una fragilità strutturale mai realmente affrontata seppure puntualmente denunciata. Questi eventi non sono solo emergenze geologiche, ma ferite sociali. La popolazione è stata costretta a vivere per anni nel disagio, tra insicurezza, promesse di interventi e una sensazione costante di abbandono. Niscemi non chiede pietà - e i santi non hanno i mezzi per intervenire - ma serve attenzione, prevenzione e rispetto: perché perdere infrastrutture, case e serenità non può diventare una normalità. Il pensiero, ora, va agli sfollati, alle famiglie che ancora una volta pagano il prezzo più alto."
Il Muos
E non dimentichiamo la sconcertante vicenda del Muos: ovvero l'aver consentito, la Regione Siciliana e lo Stato, alle forze armate USA, di "stuprare" la Riserva naturale orientata Sughereta di Niscemi, a ridosso del centro abitato. Il MUOS è un avanzato sistema di comunicazioni satellitari gestito dalla Marina statunitense per forze navali, aeree e terrestri, operativo dal 2019. A nulla sono valse le forti e ripetute proteste di cittadini, comitati civici e ambientalisti.
Un'emergenza annunciata
Insomma: la devastazione determinata dal ciclone Harry non può essere considerata un'emergenza inaspettata: essa è indubbiamente il risultato di decenni di mancato rispetto delle leggi, di totale assenza di programmazione e prevenzione in un contesto in cui i cambiamenti climatici in atto amplificano l'energia dei fenomeni meteomarini. In Sicilia condoni e abusivismo hanno prodotto illusioni e danni. La politica, i governi regionali e nazionali hanno responsabilità gravi. E i conti prima o poi si pagano.
Le richieste di Italia Nostra
Pertanto, ribadiamo la necessità di programmare e pianificare imprescindibili interventi di tutela e salvaguardia del territorio; dismettere, decostruire tutto ciò che deve essere dismesso, decostruito; bloccare il consumo di suolo e nuove edificazioni a cominciare dalle coste; porre in essere opportune politiche di sanazione, mitigazione e adattamento finalizzate a contrastare gli effetti del cambiamento climatico; programmare e realizzare interventi di rinaturalizzazione e di ripristino degli ecosistemi e dei paesaggi originari. Ripensare con coraggio, forza e immaginazione il modo di abitare nei nostri territori: dalle spiagge e dalle zone costiere fino all'interno dell'Isola, lungo torrenti, colline e montagne. Dobbiamo crederci, dobbiamo farlo.
Prof. Leandro Janni, vicepresidente regionale di Italia Nostra Sicilia