03/23/2026 | Press release | Distributed by Public on 03/23/2026 10:45
Mentre i cieli del Medio Oriente continuano a essere solcati da missili, la guerra nel Golfo entra nella quarta settimana tra ultimatum incrociati e una possibile svolta inattesa: sul suo social network Truth Donald Trump ha annunciato "conversazioni buone e produttive" sulla "risoluzione completa e totale" delle ostilità. Per questo, ha scritto, gli Stati Uniti sospenderanno per cinque giorni eventuali attacchi sulle centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane. Il presidente americano ha aggiunto che, in questo lasso di tempo, i negoziati continueranno. Dalla Florida, il tycoon ha poi confermato che i negoziati si sono tenuti con un "rispettato" leader iraniano e che gli Stati Uniti non hanno avuto contatti con la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, e ha aggiunto ancora di non sapere "se è vivo o morto". Le nuove tempistiche sono in contraddizione con l'ultimatum che lo stesso presidente Usa aveva dato, minacciando un attacco contro le centrali elettriche iraniane se Teheran non avesse riaperto lo Stretto di Hormuz entro la mezzanotte di lunedì. Intanto un raid aereo israeliano ha distrutto un ponte nel sud del Libano: è l'ennesimo collegamento strategico tra Nabatiyeh e le aree oltre il fiume Litani che Israele fa saltare in aria nel giro di pochi giorni: per il presidente libanese Joseph Aoun è chiaramente "il preludio a un'invasione di terra".
L'annuncio di Trump è giunto alquanto inatteso, soprattutto per gli iraniani: finora vari esponenti del regime avevano detto pubblicamente di non voler negoziare con gli Stati Uniti, ribadendolo anche oggi. In un comunicato, il ministero degli Esteri nega che siano in corso negoziati con Washington e accusa Trump di voler "prendere tempo" e far calare in qualche modo i prezzi dell'energia. "Ci sono state iniziative di paesi della regione per ridurre le tensioni, ma la nostra risposta è stata chiara per tutti: non siamo quelli che hanno iniziato la guerra, e queste richieste devono essere fatte a Washington", ha fatto sapere il ministero. Fonti iraniane citate dall'agenzia Fars avrebbero inoltre dichiarato che non c'è stato "alcun contatto diretto o indiretto con Trump" e che quest'ultimo ha semplicemente "fatto marcia indietro". Appena poche ore fa, Teheran aveva posto sei condizioni per la fine della guerra: la garanzia che il conflitto non si ripeta, la chiusura delle basi militari statunitensi nella regione, il pagamento di un risarcimento all'Iran in quanto Paese aggredito, la fine della guerra contro i gruppi regionali affiliati alla Repubblica Islamica, l'attuazione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz e il perseguimento penale degli operatori dei media anti-iraniani e la loro estradizione. I sei punti sono stati resi noti dall'agenzia Tasnim, affiliata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie (IRGC).
Se confermata, la tregua dell'ultimo minuto dovrebbe scongiurare l'ipotesi -circolata nelle ultime ore- di una possibile escalation intorno all'isola di Kharg. Fonti governative americane avevano confermato che Washington stava valutando l'occupazione dell'isola, che gestisce il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano e di cui il Pentagono aveva già distrutto le difese militari: un segnale, letto da più parti, come preparatorio a un'operazione di terra. L'ipotesi era stata avvalorata da una serie di segnali militari e politici: nell'ultima settimana Washington ha rafforzato la presenza militare nella regione con l'invio stimato di un totale tra i 5mila e i 7500 marines. Il Consiglio di Difesa dell'Iran aveva reso noto che se gli Stati Uniti avessero tentato di invadere il proprio territorio il regime avrebbe bloccato del tutto lo Stretto di Hormuz facendo schizzare ulteriormente i prezzi del greggio e del gas. L'escalation aveva già provocato un notevole contraccolpo nei listini di mezzo mondo in seguito ai timori per un conflitto prolungato che avrebbe fatto aumentare il costo dell'energia producendo inflazione. Ma in seguito all'annuncio di Trump si è assistito a un testacoda improvviso: le borse, in netto calo, hanno ripreso a crescere mentre le quotazioni degli idrocarburi, ai massimi da anni, sono crollate. Nel pomeriggio, il prezzo del Brent è sceso a circa 100 dollari al barile, registrando un calo giornaliero di oltre il 10%.
Mentre le informazioni sulla possibile svolta negoziale arrivano alla spicciolata, si moltiplicano gli interrogativi sull'apertura diplomatica in corso. Parlando con i giornalisti, Trump ha detto di non voler fare il nome della persona con cui gli Stati Uniti stanno negoziando, "perché non voglio che sia ucciso". Ma secondo il Jerusalem Post si tratterebbe di Mohammed Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano e figura più nota e autorevole del regime dopo l'uccisione di gran parte dei suoi colleghi. La notizia, riferita da fonte anonima, non è stata confermata. Ghalibaf ha 64 anni, è un veterano dei Guardiani della rivoluzione, e fa parte dell'ala più conservatrice del regime. Intanto diversi osservatori si chiedono se la svolta dell'ultim'ora sia da considerare o meno un esempio di "TACO" - espressione che significa Trump Always Chickens Out (Trump si tira sempre indietro) - suggerendo che il presidente, preoccupato dalle turbolenze dei mercati, abbia deciso di ritirare l'ultimatum emesso sabato cercando di non perdere la faccia. Di certo, la brusca inversione di rotta ha sollevato non pochi interrogativi. Trump sta facendo marcia indietro? O il suo è solo un bluff per calmare le acque e guadagnare tempo in vista di ulteriori azioni militari? E l'Iran sta cercando una via d'uscita o vuole continuare la guerra asimmetrica per mesi? Difficile fare previsioni, mentre le uniche certezze arrivano dagli investitori, contenti che non stiamo entrando in una fase di nuova escalation.
Il commento
Di Valeria Talbot, Head, Osservatorio Medio Oriente e Nord Africa ISPI
"Nel balletto di dichiarazioni e smentite delle ultime settimane, è legittimo domandarsi se i 'colloqui produttivi' degli Stati Uniti con l'Iran per porre fine alla guerra si siano svolti davvero. Se è difficile pensare come il regime iraniano, resiliente nonostante le bombe e le decapitazioni dei suoi vertici, possa sedersi ancora al tavolo negoziale aprire un dialogo con l'amministrazione americana dopo essere stato attaccato per ben due volte in meno di un anno mentre erano in corso delle trattative, nell'immediato l'annuncio di Trump ha sortito il suo effetto. Ha fatto scendere il prezzo del petrolio e salire i futures del mercato azionario statunitense, dando di fatto al presidente, e ai mercati, un po' di respiro prima della prossima impennata. L'exit strategy dal pantano iraniano non sembra infatti essere dietro l'angolo".