10/28/2026 | Press release | Distributed by Public on 10/28/2026 00:20
Nella manifattura ristagna la produzione mentre pesa il caro-energia
A ottobre crescita a tre cifre per indici di gas ed elettricità
La produzione manifatturiera europea ristagna, appesantita dal marcato calo in Germania, mentre si delinea un inverno difficile per il costo dell'energia. Nei primi otto mesi del 2026 la produzione manifatturiera in Italia ristagna (+0,1% su base annua), mentre scende dello 0,5% nella media UE a 27. Nonostante in Germania per il 2026 sia previsto, secondo il report della Nato pubblicato la scorsa estate, un aumento del 22,3% della spesa reale per la difesa, nei primi otto mesi del 2026 la produzione manifatturiera tedesca cede del 2,2%.
Nella manifattura italiana sale la produzione dei mezzi di trasporto, grazie al rimbalzo della produzione di autoveicoli (+22,4% dopo il crollo del 15,9% del 2025), e dei macchinari (+1,3%), contribuendo alla ripresa della meccanica (+2,0%). Persiste una forte flessione dell'attività produttiva per le altre manifatture (-4,2%), su cui pesa la crisi della gioielleria (-19,3% dopo il pesante calo del 13,6% del 2025) e la prolungata debolezza della moda (-5,2% dopo il -5,7% del 2025).
Nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati la produzione in Italia, sempre nei primi otto mesi del 2026, segna una flessione del 2,6% approfondendo il calo dell'1,2% nel 2025, in controtendenza rispetto all'aumento del 2,9% nell'area dell'euro, in accelerazione rispetto al +0,6% del 2025. La produzione di raffinati sale dell'1,5% in Francia (era +3,6% nel 2025), del 3,0% in Spagna (era -0,8% nel 2025) e del 6,8% in Germania, invertendo il calo dell'1,9% del 2025. Tutti in territorio positivo anche gli altri maggiori paesi dell'Unione per valore della raffinazione, con la produzione di raffinati che sale dell'8,6% nei Paesi Bassi, del +5,6% in Belgio e del +1,6% in Grecia.
Sul fronte della domanda di energia delle imprese manifatturiere con un elevato consumo di energia, l'indice mensile dei consumi industriali (IMCEI) calcolato da Terna nei primi nove mesi del 2026 risulta in crescita del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Con il secondo ciclo rialzista del prezzo del petrolio nel corso del conflitto del Golfo, in autunno si rafforzano le tensioni sui prezzi dell'energia, con un rilevante impatto nella manifattura, un settore che in Italia, secondo il bilancio energetico pubblicato da Eurostat, determina circa un terzo (34,2%) dei consumi finali complessivi di gas e di energia elettrica. L'impatto dei maggiori costi dell'energia si amplifica per le piccole imprese manifatturiere, che nel primo semestre del 2026 pagano l'energia elettrica il 23% in più della media del competitor europeo (QE 20/10).
In otto mesi del conflitto del Golfo, nella media tra marzo ed ottobre, sui mercati all'ingrosso il prezzo del gas (IG index GME) è risultato mediamente superiore del 70,1% rispetto a febbraio, il prezzo dell'elettricità (PUN index GME) del 40,3% e quello del gasolio al netto della fiscalità del 57,0%. Nell'ultimo mese si accentua il trend di crescita degli indici di costo per gas ed elettricità. Ad ottobre (media al 28/10) IG Index GME del gas sale del 160,7% su base annua mentre il PUN Index GME cresce del 102,7%, arrivando a 225,06 euro al MWh: per trovare un valore più elevato bisogna tornare a dicembre 2022, in vicinanza dell'epicentro della crisi energetica innescata dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Il prezzo del gasolio al netto delle imposte nella media delle quattro rilevazioni settimanali di ottobre scende del 7,7% rispetto al massimo storico registrato a settembre, pur segnando un aumento del 69,9% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Va ricordato che, nel confronto europeo, i prezzi della benzina e gasolio al netto delle tasse, rilevati al 19 ottobre 2026, in Italia sono rispettivamente inferiori del 10,8% e del 12,5% alle rispettive medie dell'area dell'euro.
Rubrica Imprese ed energia su QE-Quotidiano Energia del 27 ottobre 2026