08/21/2026 | News release | Distributed by Public on 08/21/2026 15:38
Erano partiti venerdì 7 agosto da Firenze alla volta della Spagna con un furgone pieno zeppo d'attrezzatura scientifica. Destinazione Observatorio Astrofisico de Javalambre, dove il mercoledì successivo, il 12 agosto, hanno sfruttato l'occasione imperdibile dell'eclissi totale di Sole per realizzare un esperimento al quale lavoravano da due anni e mezzo: osservare la corona solare con uno spettrometro costruito ad hoc - Ciss, Circular Slit Spectrometer - che si basa su una fenditura circolare a raggio variabile, anziché lineare.
La loro avventura scientifica è stata seguita da testate di tutto il mondo, dalla Reuters alla Cnn. Qui suMedia Inaf e su MediaInaf Tv l'hanno raccontata nei giorni scorsi le nostre inviate Claudia Mignone e Federica Duras. Oggi invece vi parliamo della loro disavventura, tutt'altro che scientifica, anche questa ripresasuvarietestate internazionali: durante il viaggio di ritorno il team di Ciss - del quale fanno parte ricercatrici e ricercatori dell'Inaf di Torino, del Cnr Padova e dell'Università di Firenze - è stato derubato: dal loro furgone è stata sottratta attrezzatura scientifica per circa 50mila euro.
L'entusiasmo sui volti dei ricercatori e delle ricercatrici dell'esperimento Ciss (Circular Slit Spectrometer) dopo aver misurato lo spettro radiale della corona solare durante l'eclissi del 12 agosto 2026 all'Observatorio Astrofisico de Javalambre, in Spagna. Crediti: F. Landini/Inaf Torino
Con la speranza di recuperare almeno parte della strumentazione, oltre a presntare denuncia alle autorità, il team ha diffuso nei giorni scorsi un appello in rete (lo avevamo ripreso anche sulla nostra pagina Facebook). Ma fino a oggi non è ancora stato ritrovato nulla. Abbiamo raggiunto il principal investigator di Ciss, Federico Landini dell'Inaf di Torino, per capire meglio cos'è accaduto e per raccogliere nuovamente l'appello dei ricercatori a chi dovesse imbattersi in parte della preziosa refurtiva.
Com'è andata, Landini?
«Serve una premessa. L'Observatorio Astrofisico de Javalambre è a 2000 m s.l.m., è una zona piuttosto ventosa. Essendo Ciss un prototipo di laboratorio adattato all'osservazione sul campo, abbiamo ritenuto necessario costruire un gazebo frangivento per proteggere lo strumento. Non eravamo preoccupati per la tenuta della montatura e dello strumento, ma delle piccole vibrazioni indotte dal vento: le immagini, tutte con esposizione superiore al secondo, sarebbero state rovinate».
Il gazebo dell'esperimento Ciss montato in occasione dell'eclissi all'Observatorio Astrofisico de Javalambre. Crediti: F. Landini/Inaf
«La mattina successiva all'eclissi, il 13 agosto, siamo tornati al piazzale per smontare il gazebo e caricare il furgone. Poi siamo partiti per il viaggio di ritorno. Abbiamo fatto la prima tappa a Perpignan, in Francia, distante circa 600 km da Javalambre. Siamo arrivati intorno a mezzanotte e mezzo. Abbiamo parcheggiato il furgone nelle immediate vicinanze dell'albergo. Si tratta di una zona residenziale monitorata con videocamere di sorveglianza. Prima di lasciare il furgone abbiamo ovviamente controllato porta per porta che tutto fosse ben chiuso. Occorre notare il modo differenziato in cui si possono aprire le porte del furgone: le portiere della guida si possono aprire con il telecomando. L'interno del furgone è fisicamente separato dal vano della guida. I portelloni posteriori non rispondono al telecomando, serve la chiave. Il portello laterale si apre solo dall'interno, una volta saliti dal retro».
Il cartello che avverte della presenza di videocamere di sorveglianza nei pressi del luogo in cui era stato parcheggiato il furgone. Crediti: F. Landini/Inaf
Come vi siete accorti del furto? C'erano segni di scasso?
«Alle 8 di mattina siamo tornati al furgone e abbiamo notato parte del telo del gazebo in terra accanto allo sportello laterale. In totale assenza di segni di effrazione, la prima reazione è stata pensare che qualcuno avesse lasciato in terra accanto al furgone un telo simile al nostro. Però per scrupolo abbiamo controllato. Tutte le portiere erano aperte, sia quelle della guida, sia la posteriore, sia quella laterale. E il materiale era sparito. Tutto, eccetto il corpo principale di Ciss (è grande, lungo più di due metri e mezzo, dunque difficilmente trasportabile) e il materiale del gazebo».
Diceva che c'erano videocamere di sorveglianza: lo avete fatto presente alla polizia?
«Sì, e per essere sicuro che niente di ciò che avevamo notato fosse trascurato, ho mostrato la foto del cartello anche alla gendarmerie. Chiamando il numero presente sul cartello viene spiegato che le immagini possono essere messe a disposizione solo a seguito di richiesta formale della polizia».
Sapete quanti erano, i ladri?
«Non ho idea di quanti fossero. Mi pare improbabile che fosse solo uno, perché alcune delle casse rubate erano parecchio pesanti (intorno ai 40-50 kg) e ingombranti».
Vi siete fatti un'idea di chi potessero essere? Balordi che hanno colpito a caso? O un furto mirato, sapendo bene di che strumentazione si trattava
«Non lo so davvero. Penso che siano arrivati in modo abbastanza organizzato, perché per trasportare tutto quel materiale non basta un'auto. Serve un altro furgone, magari di dimensioni inferiori al nostro. Ciò che mi pare poco credibile è pensare che sapessero di che strumentazione si trattava prima di aprire il furgone. Forse dopo averlo aperto qualcuno può aver intuito che si trattasse di materiale prezioso».
Il corpo principale del vostro esperimento, quello da due metri e mezzo, non è stato sottratto. Ma fra gli strumenti rubati c'erano anche altre parti di Ciss?
«Sì, il telescopio guida SharpGuide TKSG70 e la camera ASI533MM PRO che servivano per assicurarsi di puntare il Sole e per fornire le immagini di contesto (Ciss è uno spettrometro, non consente di produrre immagini dell'oggetto studiato). Inoltre, come dicevo prima, la montatura equatoriale 10micron GM2000 HPS II, il controller e il relativo treppiede. Tutti questi componenti costituivano Ciss una volta integrato. Poi fra il materiale rubato ci sono anche componenti scientifici di proprietà di membri del team, come il telescopio Borg 76ED, la camera Canon 60Da, il treppiede e la montatura relativi. E tutto il materiale usato per l'allineamento (meccanica, ottica, sorgenti)».
L'esperimento Ciss all'interno del gazebo. Si può notare il corpo principale del telescopio, lungo 2,5 metri, mentre i cerchietti rossi evidenziano alcune delle attrezzature rubate, fra le quali la montatura del telescopio - uno degli elementi più costosi. Crediti: F. Landini/Inaf
L'elenco completo lo riportiamo qui sotto. Ma c'è qualche oggetto in particolare che sperate di recuperare?
«Sì, questa è la lista degli elementi più critici e costosi: 1) montatura equatoriale 10micron GM2000 HPS II (numero di serie GM20001366); 2) treppiede; 3) telescopio guida SharpGuide TKSG70; 4) camera ASI533MM PRO; 5) telescopio Borg 76ED; 6) camera Canon 60Da (numero di serie 0281200853); 7) biettivo grandangolare Sigma; 8) srgenti pen-ray al neon e al mercurio; e 9), laser 532 nm».
La Gendarmerie come vi è parsa, sulla possibilità di ritrovarli?
«Non mi sono sembrati particolarmente ottimisti».
C'è un mercato, per questo tipo di oggetti?
«Alcuni oggetti possono essere venduti facilmente (trapani, smerigliatrice, punte da trapano, chiavi, cacciaviti, viti, ecc.). Altri, più prettamente astronomici, hanno un mercato di nicchia».
Qual è l'appello che rivolgete a chi legge queste righe?
«Se qualcuno nota in vendita da qualche parte (mercati dell'usato o siti internet) materiale che ricorda quello della nostra lista, per favore contatti l'Inaf o la polizia».
E nell'improbabile caso che a leggerci siano gli stessi ladri?
«Questa è più difficile. L'appello è che lascino da qualche parte il materiale più scientificamente prezioso (la piccola lista di cui sopra) e lo facciano sapere all'Inaf. Il resto è materiale di uso comune e probabilmente lo hanno già venduto o tenuto per uso personale».
Epilogo a parte, però, mi pare d'aver capito che la missione, dal punto di vista scientifico, è stata un gran successo…
«Indubbiamente. Negli 87 secondi di eclissi abbiamo ottenuto i primi spettri circolari della corona in una banda del visibile a tre diverse distanze eliocentriche: 1.1, 1.2 e 1.3 raggi solari. E quel che più conta è che i dati sono salvi: sono tutti in mano nostra, sia gli spettri sia le immagini di contesto. Quindi il ritorno scientifico della missione è preservato per intero. Rimane la ferita del furto, che immagino sarà lenita dal tempo. Ma i risultati resteranno, così come le emozioni vissute ottenendoli».
Per consultare l'elenco degli oggetti rubati: