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Amnesty International – Sezione Italiana OdV

07/29/2026 | Press release | Distributed by Public on 07/29/2026 02:57

Direttiva anti-SLAPP: la proposta del Governo italiano

L'Italia ha avuto tempo fino al 7 maggio 2026 per recepire la direttiva Ue anti-SLAPP. Il governo ha presentato una proposta di decreto solo il 9 luglio, che non gli ha risparmiato una lettera di richiamo da parte della Commissione europea. CASE Italia denuncia la mancanza di ambizione della proposta del governo, frutto di un mancato confronto con la società civile, nonostante i nostri numerosi appelli al dialogo, e carente di un dibattito parlamentare approfondito.

Cosa sono le SLAPP?

Le SLAPP costituiscono una forma di molestia legale che colpisce la libertà di espressione, indebolendo l'assetto democratico. Le SLAPP sono utilizzate dai potenti di turno - politici e persone legate al mondo degli affari - per mettere a tacere i cittadini che li criticano - solitamente giornalisti, attivisti, comici e whistleblowers - con l'obiettivo ultimo di zittire definitivamente il dibattito pubblico su questioni che riguardano la società nel suo insieme.

Per contrastare questo fenomeno, nel 2024 l'Unione europea ha approvato la cosiddetta Direttiva anti-SLAPP (2024/1069) e già prima, nel 2022, la Commissione europea aveva presentato una Raccomandazione (2022/758) per introdurre tutele di più ampio respiro di carattere sia legale ed extra legale. Questi strumenti sono stati ulteriormente rafforzati dalla Raccomandazione del Consiglio d'Europa (CM/Rec(2024)2), che fornisce indicazioni interpretative per consolidare la protezione contro le SLAPP.

Negli ultimi anni, CASE Italia ha costantemente sollecitato il Governo italiano a recepire la Direttiva tenendo conto anche delle Raccomandazioni della Commissione europea e del Consiglio d'Europa, che invitano gli Stati membri ad andare oltre la mera trasposizione della Direttiva, al fine di garantire una tutela effettiva a giornalisti, attivisti e a tutti coloro che partecipano al dibattito pubblico nell'interesse generale.

Un'occasione persa

L'Italia ha avuto tempo fino al 7 maggio 2026 per recepire la direttiva Ue anti-SLAPP. Con due mesi di ritardo, lo scorso 9 luglio 2026, il governo ha presentato uno schema di decreto legislativo per l'attuazione della Direttiva, al momento all'esame delle commissioni parlamentari competenti che, tuttavia, potranno fornire solo un parere non vincolante. Preso atto del ritardo italiano, il 15 luglio la Commissione europea ha inviato all'Italia una lettera di richiamo, primo passo della procedura di infrazione.

La proposta del governo italiano si limita a una trasposizione simbolica, tardiva e inefficace della direttiva, presentando inoltre profili potenzialmente incompatibili con il diritto dell'Unione europea. È simbolica e inefficace perché riconosce le garanzie previste dal pacchetto europeo esclusivamente ai procedimenti civili transfrontalieri, che rappresentano meno del 10% dei casi registrati dalla Coalition Against SLAPPs in Europe (CASE). In Italia, inoltre, i procedimenti penali sono frequentemente utilizzati come strumento di intimidazione e pressione e costituiscono una delle principali forme di SLAPP. La proposta appare inoltre potenzialmente in contrasto con il diritto dell'Unione, poiché il governo ha adottato una definizione restrittiva del carattere "transfrontaliero", deviando dalla lettera della direttiva e restringendo ulteriormente l'ambito di applicazione delle tutele previste contro le SLAPP.

Mancanza di un confronto democratico

Dall'estate del 2023, fino allo scorso maggio, CASE Italia ha ripetutamente chiesto al ministero della Giustizia la disponibilità ad un confronto aperto sul tema che includesse un dialogo sulla proposta di trasposizione della Direttiva Ue. Il 28 luglio 2026, siamo stati auditi dalla Commissione giustizia della Camera nel contesto di un processo parlamentare dai tempi contingentati e su un testo tutt'altro che ambizioso. Il procedimento è stato avviato a ridosso della sospensione estiva dei lavori parlamentari, con tempi che appaiono eccessivamente accelerati e che non consentono la necessaria attenzione su un tema di tale rilevanza per l'assetto democratico e per la tutela di un dibattito pubblico libero e in salute.

Le nostre richieste

CASE Italia denuncia la mancanza di ambizione della proposta del governo, e chiede alle commissioni competenti di fare proprie le osservazioni contenute nella memoria trasmessa loro. In linea con il nostro appello, torniamo a chiedere al Governo di:

  • incorporare le Raccomandazioni Ue e CoE, estendendo le garanzie procedurali a tutti i casi di SLAPP, sia nazionali sia transfrontalieri, e ai procedimenti di qualunque natura;
  • istituire un limite massimo all'entità delle richieste economiche di risarcimento del danno;
  • prevedere un effettivo risarcimento dei danni materiali e immateriali per i bersagli di SLAPP;
  • definire sanzioni efficaci e proporzionate per scoraggiare gli autori seriali di azioni temerarie;
  • esplicitare la disciplina della Direttiva, dove l'onere di provare la fondatezza della domanda spetta all'attore, a garanzia della certezza applicativa e dell'effettività delle tutele.
  • infine, nel contesto di un adeguamento agli standard internazionali sulla tutela della libertà di espressione, torniamo a chiedere di depenalizzare il reato di diffamazione, che rappresenta una delle forme principali assunte dalle SLAPP in Italia.

Le organizzazioni firmatarie:

Amnesty International Italia

Associazione Radicale Certi Diritti

GiULiA Giornaliste

Greenpeace Italia ETS

Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa

ReCommon

StraLi

The Good Lobby Italia

Transparency International Italia

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