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Consiglio Regionale del Veneto

01/28/2026 | Press release | Distributed by Public on 01/28/2026 08:37

Baldan e Besio (FdI): “Case popolari, rispetto per la sentenza della Consulta, ma forte dissenso: Venezia rischia di pagare il prezzo più alto”

28 gennaio 2026

(Arv) Venezia, 28 gennaio 2026

"La Corte costituzionale ha disposto con sentenza l'azzeramento del coefficiente di residenzialità e il conseguente ricalcolo dei punteggi per l'assegnazione delle case pubbliche". Così il vicecapogruppo Matteo Baldan e la consigliera regionale, delegata per Venezia, Laura Besio, entrambi esponenti di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale del Veneto. "Questa sentenza - ricorda Baldan - nasce dal ricorso di due persone, successivamente sostenuto da associazioni fortemente politicizzate: una onlus di Padova vicina ai centri sociali, Razzismo Stop, e il Sunia Cgil di Padova. Oggi queste realtà festeggiano per aver di fatto negato una casa a chi magari l'attendeva da anni, vivendo e lavorando stabilmente sul territorio, facendo saltare graduatorie già esistenti. Nel frattempo, c'è chi viene rigettato nella disperazione".

"Per quanto riguarda la specificità veneziana - puntualizza Besio - non possiamo limitarci a ragionare su come attrarre nuovi residenti senza porci il problema di come non perdere chi già vive e lavora in città. Famiglie, giovani, lavoratori e cittadini in condizioni economiche fragili rischiano di essere le prime vittime di un'espulsione silenziosa, alimentata da norme che non tengono conto dell'unicità di Venezia. È una questione di buon senso. Continueremo a lavorare per il riconoscimento della specificità veneziana, affinché vi siano strumenti normativi adeguati alla sua realtà. Dispiace constatare il giubilo fuori luogo di chi urla allo spopolamento di Venezia e poi, nei fatti, danneggia profondamente chi vorrebbe continuare a viverla, costruirla e contribuire alla sua vita sociale".

"Il caso più eclatante - sottolinea Baldan - è quello dei veneziani che vorrebbero restare a Venezia. Questa sentenza conferma che pretendere di vivere nella propria città non è considerato un diritto. È un corto circuito evidente: non viene riconosciuto nulla, zero assoluto, a chi vive da anni o da sempre sul territorio, vi lavora, si è integrato, contribuisce alla comunità e paga le tasse. Si azzera il percorso di vita sociale e personale delle persone, creando uno scollamento profondo tra le regole e la vita reale. La sinistra che oggi festeggia dovrà rispondere anche a queste persone".

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