04/10/2026 | News release | Distributed by Public on 04/10/2026 00:51
In ufficio, da qualche tempo, siamo abituati a lui. Non è in divisa, ma fa parte del team a tutti gli effetti: svolge un'attività utile, supervisionata e anonima, allo scopo di estinguere il reato commesso, affiancando all'espiazione una vera e propria reintegrazione sociale.
Un giorno a settimana varca la soglia della Caserma "Grazioli Lante", sede del Comando Interregionale Marittimo Centro e Capitale della Marina Militare (MARICAPITALE), prima base militare di Roma a ospitare percorsi di riabilitazione su iniziativa del Comandante, Ammiraglio di Divisione Fabio Agostini. Un bel traguardo: il Comando Interregionale infatti è entrato a far parte delle circa 260 sedi individuate sul territorio nazionale dalla Convenzione 2025 tra Ministero della Giustizia e Ministero della Difesa, che estende la "messa alla prova" (MAP) anche alle Forze Armate, oltre che al mondo dell'associazionismo, del volontariato e degli enti locali.
Ma di che si tratta nello specifico? La MAP, istituto giuridico introdotto dalla Legge 67 del 2014, è una misura alternativa alla detenzione per quanti si siano macchiati di reati minori. Soluzione, questa, nobilitante per il soggetto che ne beneficia ed efficace per lo sgravio delle incombenze a carico dei tribunali ordinari.
«La felice intuizione alla base della MAP - ci spiega il Capitano di Fregata Manfredo Lapi Gatteschi, Legad di MARICAPITALE - è ispirata al saggio illuminista "Dei delitti e delle pene": "Il più sicuro ma più difficil mezzo di prevenire i delitti, scriveva Cesare Beccaria nel Settecento, è di perfezionare l'educazione". Lo stesso facciamo noi: seguiamo persone che si sono macchiate di una determinata tipologia di reato in vista di una loro responsabilizzazione rispetto alla gravità del fatto compiuto, e di una successiva emancipazione dalle conseguenze legali che ne derivano. È un iter di crescita umana che mette, appunto, "alla prova": l'obiettivo è rimediare agli errori del passato superando se stessi, i propri limiti, le condizioni che hanno portato a delinquere. In caso di successo abbiamo vinto tutti, è un traguardo della collettività».
Messa alla prova: Comandante Lapi Gatteschi quali soggetti possono valersene?
La fattispecie giuridica della messa alla prova è una chance pensata per i soggetti accusati dei cosiddetti "bagatellari", per i quali il codice penale prevede pene edittali fino a un massimo di 4 anni, estesa fino a 6 per alcune tipologie di reato: parliamo ad esempio di cessione di sostanze stupefacenti al di sotto di certe soglie, truffa, omissione di soccorso. In tali casi l'imputato può richiedere la MAP in udienza, ammettendo implicitamente la colpa e andando incontro a una sospensione del processo, che non si celebra. È il giudice a valutare se accordarla o meno, concedendo l'opportunità di dimostrare una buona condotta in riparazione del danno causato: se l'esito è favorevole, al termine del periodo trascorso presso di noi la sua fedina penale rimarrà completamente pulita. Rispetto all'apparato giudiziario, inoltre, l'intento deflattivo è duplice: alleggerire l'attività dei tribunali, spesso oberati da lunghi procedimenti per delitti minori, e ridurre la popolazione carceraria. Aspetto, questo, dirimente anche in termini umani: lo scopo della pena, come detto, è innanzitutto quello di rieducare; va da sé che un individuo seguito singolarmente e nei termini di un programma di trattamento definito riesca a far tesoro dell'occasione offerta molto più di quanto potrebbe in una qualsiasi dimensione detentiva.
Ma nella pratica come si arriva da noi dopo essere stati al cospetto dello scranno di un giudice in tribunale?
Dopo aver sfogliato quello che è una sorta di "Albo delle Istituzioni", comprensivo di tutte le associazioni, le caserme, gli enti che si rendono disponibili ad effettuare i percorsi MAP in un dato territorio, si può optare per una preferenza anche in base alle peculiarità personali. In tal senso, l'iter proposto è assolutamente diverso da quello caratteristico dei lavori socialmente utili: se nel caso di realtà votate, ad esempio, alla tutela ambientale, i compiti sono standardizzati, da noi si tiene invece conto delle caratteristiche individuali, come pure, ovviamente, della tipologia di illecito contestato.
Che tipo di mansioni svolgono i soggetti in MAP e per quanto tempo?
Il percorso si decide a seguito di un colloquio con l'interessato, volto a capire dove potrebbe essere meglio valorizzato all'interno del Comando: di recente, per un giovanissimo venditore di automobili, abbiamo individuato per lui il reparto automobilistico. Quanto alle tempistiche, le ore di servizio da espletare presso i nostri uffici sono stabilite dal giudice in base alla gravità del fatto: la pena detentiva o l'ammenda, cioè la sanzione monetaria, viene tradotta in ore lavorative, mediamente dalle 200 alle 300 ore, inappellabili e distribuite settimanalmente in multipli di 4, per due motivi. In primo luogo, per quanti hanno un impiego all'esterno, è più agevole assentarsi per brevi intervalli orari dal proprio lavoro, anche se per mesi consecutivi; in seconda battuta, sempre ispirandoci a Cesare Beccaria, "Non è l'intensità della pena che fa il maggior effetto sull'animo umano, ma la sua estensione".
Che caratteristiche devono avere la base ospitante e il suo personale?
Il nostro è un Comando duttile, poliedrico nelle sue articolazioni, un luogo dove diverse professionalità possono trovare una finalizzazione. La messa alla prova è frutto del concorso di diversi attori coinvolti: l'Ufficio Intermedio di Esecuzione Penale Esterna, l'Inail per la copertura assicurativa, il Ministero del Lavoro per il supporto economico. Nel comprensorio ci sono locali sensibili, come ad esempio l'armeria: introdurre un individuo in MAP significa assumersi una responsabilità, per questo non è scontato accogliere le domande pervenute. Attualmente seguiamo due persone, altre quattro ne arriveranno entro l'estate. Chiaramente il nostro personale è una risorsa chiave per la riuscita del tentativo: al netto di tutte le doverose precauzioni - utilizziamo computer fuori rete, stand-alone, non forniamo mail, neghiamo l'accesso ad informazioni riservate - non esistono "cani da guardia": l'approccio umano è amichevole, il contrario sarebbe sciocco e inammissibile. Queste persone sanno perfettamente perché sono qui, e il nostro compito è quello di integrarle, recuperarle, evitare il rischio di recidiva. La nostra è una valutazione esclusivamente finale, oggettiva: la MAP estingue totalmente il reato, quindi la condotta tenuta dev'essere più che meritoria, coscienziosa e adempiente.
Da un rapporto dell'Associazione Antigone emerge la riduzione del rischio di recidiva per quanti hanno effettuato la MAP. La Forza Armata può costituire un valore aggiunto in tal senso?
Certamente. I dati del 2021 evidenziano che solo il 19% di chi ha avuto accesso a misure alternative torna a delinquere, rispetto a un tasso di circa il 67% di quanti hanno scontato la pena dietro le sbarre. Nel caso specifico della MAP in Forza Armata, trovarsi fra persone che hanno giurato fedeltà alla Patria, che hanno interiorizzato fortemente i valori dell'onestà e del sacrificio aiuta a riflettere, a considerare alternative esistenziali, a fare i conti con un passato da archiviare e un futuro da costruire. Ricordo che la messa alla prova è riservata a chi ha commesso reati minori, e che talvolta può capitare di finire nelle maglie della giustizia anche per motivi kafkiani, come un'omissione di soccorso motivata dal timore di una simulazione d'incidente con conseguente truffa. Svolgere un servizio in favore della collettività con noi può costituire un plus valore anche in termini esistenziali: data la sospensione del servizio di leva obbligatorio, i più giovani non hanno mai avuto contatti con l'ambiente militare, non hanno cognizione di ciò che le Forze Armate fanno per il Paese. Quest'avvicinamento genera emulazione, come pure un'interiorizzazione più profonda dei valori che incarniamo. L'occasione "riparativa" della messa alla prova potrebbe sfociare in una passione salvifica, e, perché no, in un arruolamento!