10/02/2026 | Press release | Archived content
Dopo un'estate segnata da forti rincari, i prezzi delle materie prime continuano a salire su tutti i principali mercati. Secondo un'analisi di Coface, tra i leader mondiali nell'assicurazione del credito e nella gestione del rischio commerciale, l'escalation delle tensioni in Medio Oriente, il ritorno di El Niño, gli eventi climatici estremi e la crescente domanda legata alla transizione energetica stanno alimentando un aumento generalizzato dei prezzi dell'energia, dei prodotti agricoli e dei metalli industriali. Il petrolio Brent ha superato nuovamente i 100 dollari al barile, il grano registra un rincaro del 50% su base annua e il rame ha raggiunto un nuovo record oltre i 14.000 dollari per tonnellata. Una tendenza che, secondo Coface, difficilmente si invertirà prima della fine dell'anno.
Nessuna materia prima sembra ormai immune dall'aumento dei prezzi. Energia, metalli e prodotti agricoli stanno subendo gli effetti delle tensioni geoeconomiche e degli shock legati al clima.
Per il momento, ci sono pochi segnali di un'inversione di tendenza prima della fine dell'anno.
Simon LACOUME, Economista settoriale di Coface
Dopo un inizio d'estate relativamente tranquillo, la ripresa degli attacchi tra Stati Uniti e Iran e le offensive degli Houthi contro l'Arabia Saudita hanno riacceso i timori per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici. (Grafico 1) In un contesto caratterizzato da scorte contenute, il prezzo del petrolio Brent ha superato nuovamente i 100 dollari al barile, tornando sui livelli che non si registravano dal 22 maggio. I rincari sono stati ancora più marcati per i prodotti raffinati. Rispetto a giugno, il diesel ha registrato un aumento del 30% e il carburante per aerei del 35%, principalmente a causa delle interruzioni delle attività di raffinazione nel Mar Nero, nel Golfo Persico e in Russia.
Per il momento, Coface mantiene la propria previsione di un prezzo medio del petrolio pari a 85 dollari al barile nel 2026, ma la recente escalation delle tensioni geopolitiche aumenta significativamente il rischio di ulteriori rialzi.
Le pressioni interessano anche il mercato del gas naturale. In Europa, i prezzi sono aumentati del 12%, raggiungendo i livelli più elevati dal 2023, complici le scorte ridotte e la crescente concorrenza internazionale per le forniture di gas naturale liquefatto (GNL).
Le ondate di calore estive hanno inoltre determinato un aumento della domanda di energia per il raffrescamento in Europa e in Asia. Allo stesso tempo, la riduzione dei livelli idrici ha limitato la produzione di energia idroelettrica e nucleare, contribuendo ad accentuare le tensioni sui mercati energetici.
Anche i mercati agricoli stanno registrando forti rincari, alimentati dal peggioramento delle condizioni climatiche e dalla riduzione della produzione mondiale. (Grafico 2) Secondo l'analisi Coface, i raccolti globali dei principali cereali, tra cui grano, mais e riso, sono diminuiti del 2% rispetto allo scorso anno, mentre le ripetute ondate di calore in Europa e il rafforzamento di El Niño rendono sempre più incerte le prospettive per il 2027.
Nell'ultimo mese, il prezzo del mais è aumentato del 20%, seguito dal grano (+18%) e dallo zucchero (+11%). Particolarmente significativo è l'andamento del grano, che registra un incremento del 50% su base annua, a causa dei raccolti deludenti in alcuni dei principali Paesi produttori, tra cui Argentina, Stati Uniti e Australia. La situazione è critica anche in Europa occidentale, colpita da successive ondate di calore. In Francia, secondo le ultime stime del Ministero dell'Agricoltura, la produzione di mais potrebbe diminuire del 50% nel corso dell'anno.
A preoccupare sono soprattutto le prospettive di medio periodo. Il rafforzamento di El Niño potrebbe compromettere ulteriormente i raccolti di numerose colture, dal riso alla soia, fino all'olio di palma e allo zucchero. Le conseguenze rischiano inoltre di estendersi all'intera filiera alimentare. L'aumento dei prezzi dei cereali potrebbe infatti tradursi in maggiori costi di produzione per le imprese del settore agroalimentare, con ripercussioni particolarmente significative anche per gli allevamenti.
Il rialzo delle materie prime coinvolge anche i metalli industriali, con il rame che si conferma tra i principali protagonisti. Il suo prezzo ha recentemente superato i 14.000 dollari per tonnellata, raggiungendo un nuovo massimo storico, sostenuto da una domanda destinata a rimanere elevata anche nei prossimi anni. Come evidenziato da una recente analisi Coface, al di là delle tensioni di breve periodo, il mercato continua a beneficiare di fattori strutturali: la ricostituzione delle scorte in Cina, la progressiva elettrificazione dell'economia mondiale, lo sviluppo delle infrastrutture energetiche e la rapida espansione dei data center. Nell'ultimo mese, l'indice S&P Industrial Metals è cresciuto di oltre il 3%, sostenuto in particolare dallo zinco (+2%) e dal rame (+0,8%).
Questi andamenti confermano come l'attuale fase di rialzo dei metalli industriali possa proseguire nel tempo, alimentata da una domanda strutturalmente elevata e dalle trasformazioni in corso nell'economia globale.
Il rialzo generalizzato dei prezzi delle materie prime conferma quanto le tensioni geopolitiche e gli eventi climatici possano incidere sulla stabilità dei mercati internazionali. A preoccupare è soprattutto il fatto che gli aumenti interessino contemporaneamente energia, prodotti agricoli e metalli industriali, con conseguenze dirette sui costi di produzione e sui margini delle imprese. Anche le aziende italiane, fortemente integrate nelle filiere internazionali e dipendenti dalle importazioni di numerose materie prime, sono esposte a queste dinamiche.
In uno scenario in cui le pressioni sui prezzi potrebbero protrarsi nei prossimi mesi, diventa fondamentale monitorare l'evoluzione dei mercati, valutare la solidità finanziaria dei partner commerciali e rafforzare la gestione del rischio per tutelare la competitività e la continuità del business.
commenta Pietro Vargiu, Country Manager Coface Italia