03/09/2026 | Press release | Distributed by Public on 03/10/2026 02:26
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Amnesty International ha denunciato che negli ultimi 29 mesi l'impatto devastante e su più livelli del perdurante genocidio israeliano ha portato le donne e le bambine della Striscia di Gaza sull'orlo del baratro.
L'impatto su di loro della deliberata inflizione di condizioni di vita intese a distruggere la vita delle persone palestinesi della Striscia di Gaza si è concretizzato negli sfollamenti di massa, nel collasso del sistema di salute riproduttiva, materna e neonatale, nell'interruzione dei trattamenti per malattie croniche come i tumori, nell'elevata esposizione a malattie e a condizioni di vita prive di dignità e pericolose per la salute e in profondi danni alla salute fisica e mentale. Questi ultimi sono stati esacerbati dalle limitazioni, tuttora in corso, all'ingresso di prodotti indispensabili per la sopravvivenza della popolazione civile: cibo, medicine, attrezzature e strumentazioni mediche, materiali per la costruzione dei rifugi e mezzi per la depurazione delle acque e per la rimozione di macerie, ordini inesplosi e rifiuti.
Israele continua a imporre queste limitazioni anche attraverso i ritardi, potenzialmente letali, alle evacuazioni per motivi di salute e la sospensione della registrazione delle organizzazioni umanitarie internazionali che forniscono servizi essenziali alle donne e alle ragazze.
Le donne sono costrette a partorire senza adeguata attenzione medica, a portare avanti gravidanze e a trascorrere il periodo post-parto sfollate in luoghi sovraffollati e pericolosi per la salute così come ad affrontare la fame, le malattie e i traumi in assenza di privacy e protezione e senza accesso a servizi fondamentali, dovendo occuparsi al contempo di altre persone.
"In un momento in cui la tensione in Medio Oriente si acuisce profondamente dopo gli attacchi israelo-statunitensi sull'Iran, non dobbiamo dimenticare il genocidio israeliano in corso nella Striscia di Gaza e il prezzo brutale che le donne e le bambine palestinesi stanno pagando. Per le donne in gravidanza o in allattamento, per le madri con figli appena nati o piccoli, per le donne con malattie o disabilità croniche o con ferite che hanno cambiato la loro vita, per le vedove e le tante donne che hanno perso altri familiari, per le donne durante il ciclo mestruale, per le donne sfollate molteplici volte e per le donne che hanno perso il lavoro e l'accesso all'istruzione, la vita quotidiana è diventata una lotta per la sopravvivenza in mezzo a un'incessante serie di catastrofi", ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.
"Alle donne della Striscia di Gaza sono negate le condizioni necessarie per vivere e per dare la vita in modalità che non siano pericolose per la salute. La sistematica erosione dei loro diritti alla salute, alla sicurezza, alla dignità e al futuro non è uno sfortunato danno collaterale bensì un intenzionale atto di guerra nonché la conseguenza prevedibile delle calcolate politiche e prassi israeliane fatte di molteplici sfollamenti di massa, di deliberate limitazioni alle forniture di base ed essenziali così come agli aiuti umanitari oltre che di due anni di incessanti bombardamenti che hanno devastato il sistema sanitario della Striscia di Gaza e decimato famiglie intere", ha aggiunto Callamard.
Nel marzo 2025 la Commissione indipendente d'inchiesta sul Territorio palestinese occupato (compresa Gerusalemme Est) e su Israele aveva concluso che le autorità israeliane avevano sistematicamente e intenzionalmente distrutto il sistema di salute sessuale e riproduttiva della Striscia di Gaza e che ciò costituiva due degli atti vietati dalla Convenzione sul genocidio: infliggere intenzionalmente condizioni di vita intese a causare la distruzione fisica delle persone palestinesi e imporre misure miranti a impedire le nascite.
Tra il 5 e il 24 febbraio 2026 Amnesty International ha intervistato 41 sfollate interne, tra le quali otto pazienti oncologiche, quattro donne incinte e 14 donne che avevano partorito dopo il cosiddetto "cessate il fuoco". L'organizzazione per i diritti umani ha anche intervistato 26 tra operatori e operatrici della salute di sei strutture sanitarie di Gaza City e Deir al-Balah e, infine, quattro persone appartenenti a organizzazioni internazionali.
La catastrofe nella Striscia di Gaza è su più livelli, fatta di devastazioni che si sovrappongono le une alle altre: sfollamenti ancora in corso durante attacchi aerei, un sistema sanitario decimato e dotato di risorse insufficienti e il completo collasso dell'economia.
Tra la firma del cosiddetto "cessate il fuoco" nell'ottobre 2025 e la fine del febbraio successivo, il ministero della Salute della Striscia di Gaza ha registrato l'uccisione di 630 persone palestinesi: 202 bambine e bambini, 89 donne e 339 uomini, che sono andate ad aggiungersi alle oltre 72.000 uccise dal 7 ottobre 2023.
Sebbene la minaccia incombente della carestia sia cessata, la fame rimane acuta e persiste la malnutrizione, con conseguenze disastrosamente negative nel lungo periodo. Il livello massiccio della distruzione o del danneggiamento grave delle abitazioni e il fatto che quasi il 60 per cento della superficie totale della Striscia di Gaza sia situato a est della cosiddetta "linea gialla", dunque sotto il controllo materiale delle autorità israeliane e delle milizie locali alleate, fanno sì che la maggior parte della popolazione palestinese continui a restare sfollata e abbia perso l'accesso alle zone agricole che erano dedite alla produzione di cibo.
Il 27 febbraio 2026 la Corte suprema israeliana ha temporaneamente fermato l'attuazione della decisione del governo di sospendere le attività di 37 organizzazioni internazionali umanitarie operanti nel Territorio palestinese occupato, che erano state private dalla registrazione. Tuttavia, le limitazioni e l'incertezza riguardo all'ingresso degli aiuti rimangono tali, con effetti devastanti sulla popolazione palestinese della Striscia di Gaza e in particolare sulle donne.
Il 28 febbraio, dopo aver lanciato l'attacco con gli Usa contro l'Iran, Israele ha chiuso tutti e tre i varchi d'ingresso nella Striscia di Gaza. Questo provvedimento ha interrotto il già limitato accesso di aiuti umanitari e di prodotti commerciali così come le evacuazioni per motivi di salute. Il 3 marzo il varco di Karem Shalom / Karm Abu Salem è stato riaperto per consentire "il graduale ingresso di aiuti umanitari". Il varco di Rafah con l'Egitto, parzialmente riaperto all'inizio di febbraio, è rimasto chiuso.
Dall'accordo sul "cessate il fuoco" i bombardamenti, le demolizioni militarizzate e gli attacchi aerei israeliani sono proseguiti, infliggendo così ulteriore sofferenza alle persone e danni alle infrastrutture civili.