04/29/2026 | Press release | Distributed by Public on 04/29/2026 06:06
Dicono che la più grande forza del Diavolo sia quella di far credere che non esista. E, se è relativamente semplice riconoscere il Male nella guerra, nella violenza e nella prevaricazione, molto meno semplice è distinguerlo nel progressivo degrado di valori, in una mediocrità dei comportamenti, che portano a disprezzare ogni impegno serio che costi sacrificio, guardando solo al vantaggio immediato, tenendo come orizzonte il denaro e il potere e schivando ogni scelta che richieda tempo e sforzo, senza preoccuparsi troppo della bontà delle decisioni.
D'altro canto, viviamo in un tempo storico dove sembra prevalere il concetto che per farsi rispettare bisogna essere temuti e dove il dialogo, la comprensione e la mitezza vengono percepite come debolezze, inadeguate rispetto allo spirito dei tempi che viviamo, dove la forza, la prevaricazione, il denaro e il potere, sembrano essere diventati i vincenti modelli sociali e culturali.
È un tempo dove sembra difficile trovare "giganti" sulle cui spalle salire per vedere oltre, parafrasando la famosa frase di Isaac Newton: "Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti", che riconosceva il merito delle sue conquiste e intuizioni geniali proprio all'esperienza e alla qualità osservando chi lo aveva preceduto.
Questa possibilità è fondamentale per il progresso in ogni ambito della società, compreso il mondo dell'impresa. Nel tempo i "giganti" sono stati, infatti, anche i bravi imprenditori, capaci di coltivare il loro vivaio aziendale, favorendo crescita professionale, educando ai valori del lavoro, contagiando con la passione i loro collaboratori, accompagnando i ricambi generazionali, fornendo ai giovani gli strumenti necessari per la loro vita, incoraggiando e correggendo, valorizzando la giusta armonia tra le tensioni innovative dei giovani e il valore dell'esperienza degli anziani, offrendo, cioè, un osservatorio che ha consentito di guardare lontano, alimentando passioni ed ambizioni e contrastando il conformismo e la mediocrità.
Oggi tanti giovani sembrano meno capaci di sollevarsi oltre i livelli di chi li ha preceduti, ma evidentemente la difficoltà non è dovuta ad un "nanismo" di generazione, atrofizzata dalle tecnologie e dal benessere. C'è altresì una mediocrità diffusa nelle generazioni che li hanno preceduti, che ha prodotto troppi pochi buoni maestri, testimoni di valori, che invece di costruire su quanto affidato loro dalla storia, ha dilapidato i doni, permettendo la strisciante dequalificazione che infetta una società che si accontenta sempre più spesso della mediocrità .
In un'epoca, dove grazie al progresso della scienza e della medicina e alla velocità dei cambiamenti che accelerano i salti di generazione, convivono otto generazioni nella stessa famiglia, e fino a cinque nei luoghi di lavoro, appare indispensabile recuperare questa capacità di trasmissione dei valori, alimentando la speranza e l'ambizione per i nostri figli e nipoti a diventare migliori di noi.
Bisogna aggiungere all'intelligenza emotiva, sociale ed artificiale anche l'intelligenza tra generazioni, la cosiddetta intelligenza generazionale che ci consente di riconoscere, interpretare e usare le differenze generazionali, senza scadere nel pregiudizio o in stereotipi, per cogliere le opportunità e sfruttare le esperienze tra le diverse generazioni.
Più che pensare al "passaggio" generazionale, ci si deve affacciare all'idea di "un'integrazione" generazionale, dove non ci siano nani e giganti, ma ci si aiuta ad andare insieme oltre la mediocrità che, come insegna Goethe, "ha come sua più grande consolazione il fatto che anche il genio non è immortale".