Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation of the Italian Republic

05/19/2026 | News release | Distributed by Public on 05/19/2026 08:14

Islanda, sovranità energetica e frontiere tecnologiche nel quadrante artico

L'Islanda ha consolidato un profilo di stabilità politica ed economica, superando definitivamente la crisi finanziaria del periodo 2008-2011 per posizionarsi come un mercato scevro dai rischi commerciali significativi del passato. La conformazione geologica del territorio impone tuttavia un monitoraggio costante dei fenomeni sismici e vulcanici, che rappresentano l'unica variabile di incertezza strutturale.

Con una popolazione di circa 400.000 abitanti e una densità di soli tre abitanti per chilometro quadrato, il Paese affronta sfide demografiche e logistiche peculiari. La forza lavoro è caratterizzata da un'età media di 38 anni e da un elevato livello di istruzione, con circa il 41% degli occupati in possesso di un titolo accademico. Tale dinamismo è alimentato anche da un flusso migratorio sostenuto dalla fine degli anni '90, che ha favorito la produttività e risposto alla domanda di manodopera in settori in rapida crescita, sebbene abbia generato una pressione significativa sul mercato immobiliare e sulla disponibilità di alloggi sociali e accessibili.

Il modello economico islandese trae un vantaggio competitivo determinante dalle proprie infrastrutture energetiche, basate interamente su fonti rinnovabili: l'idroelettrico copre il 70% della produzione, mentre il restante 30% è garantito dal geotermico. Questa configurazione permette di offrire energia a prezzi competitivi per le industrie energivore e per lo sviluppo di Data Center, sostenuti da una rete di distribuzione affidabile e da una connettività in fibra ottica che lega il Paese all'Europa e al Nord America.

La domanda di energia islandese supererà l'offerta pianificata

Per diversificare la propria struttura produttiva e colmare il divario con le economie di maggiori dimensioni, il Governo ha introdotto un sistema di incentivi fiscali che prevede un'aliquota dell'imposta sul reddito delle società pari al 20%, inferiore alla media OCSE, e un credito d'imposta fino al 35% per le spese documentate in ricerca e sviluppo. Questi interventi mirano a stimolare l'espansione dei settori ad alto valore aggiunto, come le life sciences, le biotecnologie, la tecnologia sanitaria e i prodotti farmaceutici, con particolare riferimento alla genetica umana, alle cellule staminali e all'oncologia.

L'ecosistema islandese è inoltre orientato all'innovazione, favorito dall'integrazione nello Spazio Economico Europeo (SEE) che garantisce la libera circolazione di capitali, merci e servizi. Il SEE, istituito nel 1994, estende il mercato unico dell'UE a Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

Convergenza strategica nella transizione energetica

L'interscambio commerciale tra Italia e Islanda nel 2025 conferma una posizione di rilievo per il Made in Italy, che si attesta come il 14° fornitore del Paese con una quota di mercato del 2,5% nel 2025. Nel confronto con i principali competitor europei, l'Italia è a parimerito con la Francia (2,48%) e precede la Spagna (1,75%), pur rimanendo distanziata dalla Germania (8,60%) e dal Regno Unito (3,58%).

Le esportazioni italiane sono concentrate nella metallurgia destinata all'industria siderurgica locale - dove operano multinazionali come Alcoa e Rio Tinto - oltre che in macchinari meccanici, apparecchiature elettriche, autoveicoli e prodotti alimentari. Specularmente, le importazioni dall'Islanda riguardano in via prioritaria i prodotti ittici - fondamentali per l'economia islandese, rappresentano quasi il 40% delle esportazioni totali del Paese - l'alluminio e i preparati farmaceutici.

Il dinamismo del mercato islandese è confermato dal forte recupero degli investimenti diretti esteri (IDE) netti, passati dai -928 milioni di dollari del 2020 ai 1,4 miliardi del 2023. Per il 2025, le previsioni indicano flussi in entrata per 578 milioni di dollari, con una proiezione di 609 milioni per il 2026.

Un pilastro strategico della cooperazione bilaterale è rappresentato dal settore energetico, formalizzato attraverso il Memorandum d'Intesa sulla cooperazione geotermica firmato a Reykjavik il 17 ottobre 2024. L'accordo definisce la cornice giuridica per la collaborazione tra enti pubblici e privati nell'esplorazione e nello sfruttamento delle risorse per la produzione di elettricità, teleriscaldamento e gestione di centrali, unendo il know-how islandese alle competenze industriali italiane nella conversione energetica.

Nel settore delle infrastrutture, la necessità di sostenere l'espansione del turismo - che nel 2025 ha visto più di 87.000 arrivi dall'Italia, pari al 3,8% del totale straniero, rendendo il nostro Paese il sesto mercato di provenienza - impone investimenti a lungo termine per adeguare la rete dei trasporti al massiccio afflusso di visitatori. In questo contesto si inserisce l'operatività di aziende italiane come la società di costruzioni Rizzani de Eccher, che si è aggiudicata diversi appalti nel Paese TDK Foil Italy attiva nella produzione di alluminio ad Akureyri. Nel settore digitale il gruppo Sia (Nexi) ha realizzato la piattaforma per i pagamenti elettronici istantanei della Banca Centrale islandese.

Ulteriori margini di crescita sono individuati nella bioeconomia blu, con particolare riferimento all'utilizzo delle acque reflue geotermiche per la piscicoltura e alla raccolta di alghe per la nutraceutica e la cosmetica.

Ad agosto il referendum sulla possibile ripresa dei negoziati di adesione all'UE

Il Governo islandese ha deciso nel mese di marzo di sottoporre all'Althingi - il parlamento islandese - una mozione di risoluzione che propone di indire un referendum il 29 agosto 2026 sulla ripresa dei negoziati di adesione all'Unione Europea (UE).

Il prossimo referendum porrà al popolo islandese la questione se l'Islanda debba riprendere i negoziati di adesione all'UE. Se il "sì" dovesse prevalere, questo referendum rappresenterebbe solo il primo passo di un processo negoziale; una seconda consultazione popolare deciderebbe successivamente sull'adesione vera e propria all'UE, una volta conclusi i negoziati e raggiunto un eventuale trattato.

L'Islanda, che si trova al crocevia tra Groenlandia, Russia, Stati Uniti, Canada ed Europa, ha presentato domanda di adesione all'UE nel 2009 e i negoziati si sono svolti tra il 2010 e il 2013, prima di essere interrotti. A distanza di undici anni, con il ritorno delle rivalità di potere e la crescente militarizzazione dell'Artico, il Paese costituisce un punto nodale per le rotte marittime.

In quest'ottica, poche settimane fa, UE e Islanda hanno firmato un accordo di partenariato in materia di sicurezza e difesa. Questa partnership, che rafforzerà ulteriormente la cooperazione bilaterale, si baserà su una serie di meccanismi di dialogo e consultazione per facilitare lo scambio di informazioni e fornire orientamento e supervisione, tra cui un dialogo annuale dedicato alla sicurezza e alla difesa.

Cattura diretta dall'aria della CO2: una tecnologia islandese per raggiungere la neutralità carbonica

La cattura diretta dall'aria è una tecnologia che consiste nel filtrare l'anidride carbonica in fase gassosa dall'aria e immagazzinarla in formazioni rocciose o utilizzarla come materia prima climaticamente neutrale per un'ampia gamma di prodotti, dalle bevande ai prodotti chimici, passando per i carburanti sintetici destinati all'aviazione.

L'Islanda ospita attualmente il più grande impianto al mondo per la cattura diretta dall'aria. Gestito dal settembre 2021 dalla joint venture islandese-svizzera Climeworks-Carbfix, l'impianto "Orca" cattura circa 4.000 tonnellate di CO2 all'anno e le immagazzina nel sottosuolo in formazioni di basalto. L'impianto è situato in prossimità di una centrale geotermica, il che gli consente di avvalersi di un'energia affidabile ed economica e di iniettare nel suolo la CO2 catturata.

I costi di riduzione delle emissioni di CO2 legati alla cattura diretta dall'aria si attestano attualmente, secondo le stime, tra i 200 e i 700 dollari per tonnellata. Se tali costi scendessero fino a attestarsi tra i 125 e i 335 dollari per tonnellata nei grandi impianti di cattura che eliminano più di un milione di tonnellate di CO2 all'anno, questo sistema potrebbe diventare un fattore di competitività nella transizione verso la neutralità carbonica in Islanda e altrove.

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