Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation of the Italian Republic

04/01/2026 | Press release | Archived content

Interrogazione a risposta scritta 4-06814 On. Grimaldi (AVS) sulle iniziative per fermare l’escalation militare in Siria e mettere in sicurezza i campi dell’Isis.


Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-06814


presentato da

GRIMALDI Marco

testo di

Mercoledì 21 gennaio 2026, seduta n. 598

GRIMALDI e GHIRRA. - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Per sapere - premesso che:

dai primi giorni di gennaio sono ripresi i combattimenti fra le forze governative siriane e i curdi delle Syrian democratic forces (Sdf). A fare da scintilla vi sono gli accordi mai attuati dello scorso marzo 2025, che prevedevano l'integrazione graduale delle forze curde nelle istituzioni statali, il riconoscimento di diritti culturali e politici alla minoranza curda, inclusa la lingua, e una rappresentanza nelle forze di sicurezza nazionali. Un accordo che avrebbe dovuto segnare il passaggio dalla logica militare a una ricomposizione politica del Paese;

forze affiliate al Governo di transizione di Damasco, guidato da Hay'at tahrir al-sham (Hts), insieme a milizie sostenute dalla Turchia e a gruppi armati alleati, stanno portando avanti un'operazione militare coordinata contro i territori dell'Amministrazione autonoma democratica della Siria del Nord e dell'Est (Daanes). Dopo l'occupazione di Raqqa, Deir ez-Zor e Tabqa, ex roccaforti dell'Isis, le Sdf si sono viste costrette ad accettare un cessate il fuoco capestro, nel tentativo di evitare una guerra civile su larga scala;

l'accordo di tregua in 14 punti si fonda sulle condizioni dettate da Damasco: l'Amministrazione autonoma democratica della Siria del Nord e dell'Est (Daanes) viene di fatto smantellata nelle province a maggioranza araba, mentre resta ambigua la sorte delle aree curde. Le Sdf non saranno integrate come forza unitaria, ma sciolte: i combattenti confluiranno individualmente nei Ministeri della difesa e dell'interno, in cambio di alcune promesse di nomine per i vertici. A Kobane, città simbolo della sconfitta dello Stato islamico, è previsto il ritiro delle armi pesanti e la permanenza di una sola forza di polizia locale, subordinata a Damasco. Le prigioni e i campi che ospitano migliaia di combattenti e familiari dell'Isis passeranno sotto il controllo del Governo siriano, ponendo fine a uno dei principali argini alla riorganizzazione jihadista costruiti negli anni dalle Sdf con il sostegno della Coalizione internazionale. Un passaggio carico di rischi, che secondo i curdi mette in pericolo non solo il Nord-Est siriano, ma l'intera regione;

parallelamente, l'offensiva militare sta colpendo direttamente i centri abitati e le infrastrutture civili. Le forze del Governo di Transizione Siriano di al-Sharaa, insieme ad al-Qaeda, altre milizie jihadiste e gruppi sostenuti dalla Turchia, hanno lanciato un assalto a Kobane;

nelle ultime ore si è svolto un incontro a Damasco tra il comandante delle Forze democratiche siriane, Mazloum Abdi, e un rappresentante del Governo di transizione guidato da Ahmed al-Sharaa. L'incontro non ha portato ad alcun accordo. Diverse fonti, tra cui Foza Yusuf, funzionaria dell'Amministrazione autonoma, riferiscono che il Governo di transizione avrebbe ritirato anche gli impegni assunti in precedenza, offrendo come unica opzione una resa incondizionata dell'amministrazione curda;

Daanes ha proclamato la mobilitazione generale. Organizzazioni delle donne, movimenti civili e forze democratiche locali hanno espresso il loro sostegno alla difesa della regione e alla protezione delle conquiste ottenute nella lotta contro l'Isis;

particolare allarme suscita il ruolo delle milizie impiegate dal Governo, soprattutto nell'area di Kobane. Si tratta di gruppi armati sottoposti a regimi di sanzioni internazionali per crimini di guerra commessi in passato contro la popolazione curda ad Afrin, contro la comunità alawita sulla costa e contro quella drusa nel sud del Paese. Queste milizie sono ora formalmente integrate nell'esercito siriano. Il pericolo rappresentato dall'ingresso di queste forze nelle aree curde è stato ampiamente documentato in diversi rapporti di Human rights watch, che mettono in guardia dal rischio concreto di nuove violazioni sistematiche dei diritti umani -:

quali iniziative di competenza il Governo intenda promuovere nell'ambito dell'Unione europea e in ambito internazionale per fermare l'escalation militare, imporre il rispetto del cessate il fuoco e ottenere la messa in sicurezza delle carceri e dei campi dell'Isis.
(4-06814)


Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 1 aprile 2026
nell'allegato B della seduta n. 638
4-06814
presentata da
GRIMALDI Marco

Risposta. - Il Governo segue con attenzione quanto sta accadendo nel Nord-Est della Siria. Il ruolo svolto dalle Syrian democratic forces (Sdf) nella lotta contro lo Stato Islamico è stato cruciale e, insieme ai partner europei e internazionali, non abbiamo mai mancato di riconoscere come il coraggio e il sacrificio dei curdi siano stati determinanti per arrestare l'avanzata dell'Isis.
Oggi la Siria ha intrapreso un nuovo percorso politico, non privo di ostacoli, che l'Italia sostiene attraverso un dialogo aperto, ma esigente, con le autorità di Damasco.
Sin dal principio, abbiamo sostenuto in Europa, al G7 e in tutti i consessi internazionali, l'importanza di una transizione pacifica e inclusiva, che garantisca i diritti di tutte le componenti della società siriana e una loro attiva partecipazione al processo politico. In questo contesto, i curdi rappresentano un elemento imprescindibile per una Siria stabile e unita. Il Ministro degli esteri Tajani lo ha ribadito in più occasioni sia al Presidente al-Sharaa, sia al Ministro degli esteri al-Shaibani.
Abbiamo seguito con forte preoccupazione l'evolversi degli scontri tra l'esercito siriano e le forze curde, che hanno provocato lo sfollamento di migliaia di civili ed esacerbato la crisi umanitaria in un contesto già fragile. Il Ministro Tajani ne ha parlato con il
leader curdo Masoud Barzani, in visita a Roma lo scorso 20 gennaio, concordando che il dialogo tra le parti è l'unica via possibile.
Una posizione ribadita anche in ambito Ue, da ultimo in occasione del Consiglio affari esteri del 29 gennaio, nel quale il Ministro Tajani ha richiamato gli Stati membri a mantenere alta l'attenzione sulla stabilità e sull'integrità territoriale della Siria, quali condizioni essenziali per la sicurezza europea. In tale quadro, ha sottolineato la necessità di proseguire con determinazione la lotta al terrorismo e di assicurare che le autorità transitorie garantiscano la sicurezza dei campi e dei centri di detenzione, prevenendo ogni rischio di riorganizzazione di gruppi jihadisti e nuove destabilizzazioni.
Adesso la priorità è consolidare la tregua, dando piena attuazione all'intesa raggiunta il 30 gennaio tra il Presidente al-Sharaa e il Generale Mazloum Abdi per l'integrazione dei curdi nell'amministrazione civile e militare dello Stato siriano, nel pieno rispetto dei loro diritti politici, culturali e linguistici. In tal senso, il decreto presidenziale del 16 gennaio, che riconosce l'identità culturale curda, aveva già rappresentato un significativo passo avanti.
Sul piano della risposta umanitaria e della ripresa economica, l'Italia è attiva con iniziative nel Nord-Est a sostegno della popolazione siriana. Anche grazie al coordinamento assicurato dalla nostra Ambasciata a Damasco - l'unica di un Paese del G7 operativa già al momento della caduta del regime di Assad - ci siamo attivati fin da subito, impegnando lo scorso anno 50 milioni di euro tra interventi per la ricostruzione del Paese e di emergenza da me deliberati. Da ultimo, lo scorso settembre abbiamo inviato a Damasco un carico umanitario per sostenere la ripresa del settore ospedaliero siriano, contribuendo così a garantire cure di qualità e la salvaguardia della salute delle popolazioni più vulnerabili. Siamo inoltre pronti a sostenere anche eventuali iniziative della Commissione europea nel Nord-Est del Paese.
L'attenzione del Governo per la Siria e per l'evoluzione del contesto regionale resta forte e concreta: continueremo a lavorare, in stretto raccordo con i
partner dell'Unione europea e con gli attori internazionali, per sostenere una transizione inclusiva e rispettosa dei diritti di tutte le componenti della società siriana.
Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.

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