08/08/2026 | Press release | Distributed by Public on 08/08/2026 02:39
Il capo del Viminale lancia l'allarme: «Gruppi di pressione attivi in Italia e Ue per portare avanti una contrapposizione nei confronti delle istituzioni»
di Gino Zavani
Ministro Piantedosi, può esistere un ministero dell'Interno senza la sua presenza?
«Sicuramente il ministero dell'Interno esiste dall'Unità d'Italia, forse anche da prima, quindi sicuramente sì».
Però le devo confessare un reato personale, ormai noto: sono arrivato clandestinamente dall'Albania...
«Mi fa molto piacere di questa sua esperienza personale perché, in una parte della mia carriera di giovane funzionario della Prefettura di Bologna ebbi proprio ad occuparmi all'epoca dell'emergenza migratoria dall'Albania. Mi fa piacere anche il suo percorso personale perché dimostra che l'immigrazione non è un fenomeno negativo in sé, ma deve avere aspetti di sostenibilità».
Cosa sta facendo il governo per la situazione post terremoto nei Campi Flegrei?
«Stiamo ampliando i benefici concessi alla popolazione in termini di accesso ai contributi di autonoma sistemazione, vale a dire quei buoni che vengono dati a chi trova una sistemazione autonoma presso parenti o in case che affittano. Abbiamo potenziato in maniera esponenziale le squadre dei Vigili del Fuoco che stanno collaborando con i Comuni per verificare gli edifici. Il governo ce la metterà tutta e ha fatto un primo stanziamento importante: 100 milioni di euro».
Ministro, abbiamo visto tutti l'assalto a Ceuta. L'Europa rischia assalti simili? Ci saranno altri assalti all'enclave?
«L'Europa sta prendendo atto che il fenomeno migratorio non è più qualcosa che può essere affrontato prescindendo dalla dimensione epocale di questo fenomeno. Troppo a lungo è stato sottovalutato e ridotto ad un problema che poteva riguardare i singoli Stati membri.
Lì permane ancora una condizione di difficoltà perché i dati del governo spagnolo parlano di 2/3000 persone ancora presenti, ma fonti giornalistiche arrivano fino a 5/6.000 a Ceuta. Poteva succedere qualche volta pure a noi: abbiamo avuto ricorrenti crisi a Lampedusa nel 2011-2012».
La sinistra ha applaudito Sanchez, che ne ha rimandati a casa 40.000...
«Sì, l'ha applaudito, secondo me c'è una contraddizione su tutta la costruzione che negli anni la sinistra ha consolidato sul fatto che ognuno ha diritto di poter chiedere asilo nei Paesi di primo ingresso».
C'è stato un grande caos perché l'Italia ha deciso di sospendere Schengen...
«È una misura consentita dai regolamenti dell'Unione europea, sicuramente di carattere eccezionale e straordinario, che può essere rimessa agli Stati membri quando ci sono delle condizioni di potenziale pericolo per la sicurezza nazionale. Ed è difficile non immaginare che queste condizioni non sussistano adesso, tenendo presente che noi abbiamo adottato questa misura per un mese, in considerazione di quello che si è visto. Mi consenta di sottolineare il fatto che gli stessi organi di intelligence e di sicurezza spagnoli hanno dichiarato che è abbastanza fondato quell'appello che è stato fatto a ripetere questo tentativo di invasione il prossimo 15 agosto. Mi auguro che questo non avvenga».
Nei fatti questa misura comunque intensifica i controlli alle frontiere.
«È fatta con modalità mirate, selettive, dirette a coloro i quali non sono appartenenti a paesi dell'Ue. Ritengo che questa reazione scomposta che è stata fatta anche nel dibattito nazionale sia legata solo al fatto che evidentemente si ritiene un governo come quello spagnolo, a guida socialista, come intangibile».
Ministro, in Italia però è un dato di fatto, tutti i numeri che abbiamo alla mano, che gli sbarchi invece sono diminuiti e probabilmente si può far di più, sicuramente, però qual è stata la ricetta per diminuire questi sbarchi?
«Siamo profondamente contenti del lavoro che abbiamo fatto come governo per un motivo semplice: perché i numeri sono in calo. Quest'anno abbiamo poco più di 16mila arrivi rispetto ai 37mila dell'anno scorso. Soprattutto segnalo la curva discendente che stiamo praticando in questi quattro anni di lavoro. Il primo anno abbiamo avuto una situazione complicata con 157mila arrivi, diventati 67mila l'anno successivo, 66mila quello dopo e oggi, all'ottavo mese del corso dell'anno, siamo a 16mila».
C'è una saldatura tra estremismo di sinistra e pro Pal?
«Guardi: questo è un tratto caratteristico di quello che definiamo antagonismo in Italia e in Europa. Un sistema minoritario di gruppi di pressione che, in qualche modo, colgono ogni spunto (a volte sono le grandi opere, altre temi come la crisi in Medio Oriente) per praticare solo ed esclusivamente una forma di contrapposizione nei confronti delle istituzioni costituite e nei confronti dello Stato. Ci sono queste saldature: sono minoritarie ma sono molto complicate, tendono a praticare la violenza nelle manifestazioni di piazza».
La sensazione è che non paghi mai nessuno quando ci sono scontri in piazza...
«Chi fa ordine pubblico fa il lavoro più difficile. Con i metodi della democrazia devono fronteggiare la guerriglia organizzata dai violenti. Qualcuno dice che il fermo preventivo non serva a nulla, ma è già stato applicato in 120 casi. Inoltre c'è un grande lavoro fatto anche dopo, con le indagini fatte con gli strumenti della tecnologia».
Cosa ha fatto il governo per le Forze dell'ordine?
«Un piano di assunzioni in quattro anni che non veniva fatto da decenni. Abbiamo fatto più di 45mila assunzioni e ne abbiamo pianificate più di 20mila. Abbiamo impiegato risorse come mai si era fatto in passato. Altre forze politiche hanno applicato la spending review tagliando fondi alle Forze dell'ordine: due operatori andavano in pensione e se ne poteva assumere solo uno. Si ridusse il personale e si alzò l'età media. Stiamo gettando le basi per una ricostruzione dell'organico e lasciare un saldo positivo tra chi è uscito e chi è entrato».
La remigrazione è solo propaganda o è un progetto sostenibile?
«Quando ci siamo insediati furono rimpatriate 4.300 persone. Oggi noi, ad agosto, siamo già a 5.200, quindi raggiungeremo almeno il doppio dei rimpatri. E questo nonostante alcune interpretazioni giudiziarie contrarie. Il governo l'altro giorno ha approvato un provvedimento che prevede un'assunzione di 500 poliziotti da impiegare per i progetti di rimpatrio. Se remigrazione significa fare più rimpatri, allora è quello che stiamo facendo».