ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale

02/23/2026 | Press release | Distributed by Public on 02/24/2026 02:49

Ucraina, quattro anni dopo: 7 domande e grafici sul conflitto oggi

Il 24 febbraio 2026 ricorre il quarto anniversario dell'invasione russa dell'Ucraina. A quattro anni dall'inizio delle ostilità, il conflitto è diventato la più lunga guerra fra stati combattuta in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale. Un primato drammatico che fotografa non solo la durata, ma anche l'intensità e la profondità delle sue conseguenze. Al netto di un sostanziale stallo sul campo e nei negoziati di pace, la guerra ha già trasformato radicalmente l'Ucraina: società militarizzata, economia riconvertita allo sforzo bellico, milioni di sfollati e un'identità nazionale ulteriormente consolidata dall'esperienza della resistenza. Allo stesso tempo, il conflitto ha ridefinito l'assetto securitario europeo. La spinta al riarmo, l'allargamento della NATO, la centralità del fronte orientale e la riduzione della dipendenza energetica da Mosca segnano una nuova fase strategica. Il progressivo disimpegno americano ha accelerato il dibattito sull'autonomia strategica europea, rendendo la guerra un punto di svolta storico per l'intero continente.

Chi sta vincendo la guerra?

Tre indicatori possono essere utili per provare a rispondere a questa domanda: iniziativa sul campo, percentuale di territorio ucraino occupato e caduti. Nonostante Mosca abbia mantenuto l'iniziativa sul campo di battaglia per tutto il 2025, l'esercito russo è riuscito a conquistare meno dell'1% di territorio ucraino aggiuntivo. Questi progressi minimi sono avvenuti a fronte di enormi sacrifici umani. Secondo le stime del Center for Strategic and International Studies, dal 2022 le forze russe avrebbero subito circa 1,2 milioni di perdite tra morti e feriti in Ucraina. Il numero dei caduti potrebbe raggiungere i 325.000, oltre cinque volte il totale delle vittime registrate in tutti i conflitti sovietici e russi messi insieme dalla Seconda guerra mondiale. Non va molto meglio per l'Ucraina: si contano quasi 180.000 perdite militari (caduti o dispersi), a cui si aggiungono enormi perdite civili. Su entrambi i paesi gravano fattori demografici strutturali che, nei decenni, hanno portato al ridimensionamento di entrambe le popolazioni.

Dunque, rispondere a questa domanda è complesso. Sebbene la Russia sia effettivamente all'offensiva da diversi mesi, l'intensità e l'efficacia delle azioni militari russe sono variabili e le linee difensive ucraine non sono crollate.La Russia non ha ottenuto gli obiettivi minimi che si era prefissata: il controllo totale del Donbas e la "denazificazione", che si traduce in un cambio di regime e un nuovo leader ucraino più vicino agli interessi di Mosca. Strategicamente, è difficile sostenere che Putin abbia vinto: voleva rendere l'Ucraina russa, ma il paese si è invece avvicinato all'Europa. Puntava a fermare l'espansione della NATO, eppure Finlandia e Svezia hanno successivamente aderito all'Alleanza. Allo stesso tempo, il conflitto continua e sembra che il Cremlino sia disposto e capace di continuare a combattere ancora per molto tempo. Sarà proprio il fattore tempo, uno degli elementi principali, a definire le sorti di questo conflitto: la capacità di sostenere uno sforzo bellico di tale intensità, unito alla capacità dell'Ucraina di resistere - e alla volontà dei paesi occidentali di sostenerla.

Su cosa sono bloccati i negoziati e perché?

A fine gennaio Steve Witkoff, inviato speciale del presidente americano Donald Trump, aveva dichiarato che i negoziati erano riusciti a ridurre la discussione a "un solo punto", cioè la richiesta russa all'Ucraina di abbandonare la porzione di Donbas ancora sotto il suo controllo. Mentre Mosca pone la questione come conditio sine qua non per la risoluzione del conflitto, Kyiv vuole porre fine ai combattimenti lungo le attuali linee del fronte, senza cedere i territori che ancora controlla.

Lungi dall'essere risolta al momento in cui si scrive, la "one big issue" dei territori è in realtà anche strettamente collegata alla questione delle garanzie di sicurezza credibili per l'Ucraina. Da una parte, Trump ha collegato le garanzie di sicurezza per l'Ucraina a un accordo di pace che prevede la cessione di territorio, richiesta largamente percepita come un ricatto a Kyiv. Dall'altra, ogni piano di garanzia di sicurezza per il paese dovrà avere il placet della Russia, che finora ha categoricamente rifiutato la mera eventualità di avere sul territorio ucraino truppe straniere, come quelle di Francia e Regno Unito - gli unici Paesi europei che hanno apertamente proposto di impegnare forze di peacekeeping. In ogni caso, le speranze per una risoluzione relativamente rapida del conflitto sono bassissime. Lo dimostra anche un'esclusiva di Reuters, secondo cui esponenti dei servizi segreti di cinque paesi UE hanno mostrato pessimismo sulla possibilità di raggiungere un accordo quest'anno, in quanto Mosca non sarebbe interessata a chiudere rapidamente il conflitto, ma starebbe sfruttando i negoziati con Washington per ottenere accordi economici e un alleggerimento delle sanzioni.

Qual è lo stato dell'economia ucraina?

Già prima dell'invasione su larga scala, l'Ucraina era - assieme alla Moldavia - il paese europeo più povero. Lo shock dell'invasione ha portato l'economia ucraina a contrarsi di oltre il 30% nel 2022; in seguito, il PIL è tornato a crescere, ma con tassi troppo bassi per far fronte alle spese militari e civili. Nel 2025, poi, l'economia ucraina è cresciuta più lentamente rispetto all'anno precedente: dall'aumento del 3,2% nel 2024 si è passati all'1,8% nel 2025, con la guerra che continua a pesare in modo significativo. Oltre alla carenza di elettricità , i problemi principali rimangono la mancanza di manodopera - dovuta al flusso continuo di migrazioni e alla mobilitazione bellica - e un cattivo raccolto agricolo, che ha ridotto la produzione del 6,6% tra gennaio e novembre 2025.

Nel frattempo, sono aumentate le importazioni, soprattutto nei settori dell'energia e della difesa. Questo ha ampliato il deficit commerciale, con le importazioni di beni che hanno raggiunto quota $84,8 miliardi (circa €71 miliardi) nel 2025, circa il doppio delle esportazioni. Una forte dipendenza si registra anche sul piano finanziario. Alla fine dell'anno il debito pubblico ammontava a $206,8 miliardi (circa €174 miliardi), di cui $160,4 miliardi (circa €135,4 miliardi) verso creditori esteri. Paradossalmente, però, sono proprio gli aiuti finanziari dei partner internazionali a sostenere l'economia: la spesa pubblica finanziata dall'estero mantiene stabile la domanda interna e permette al Paese di continuare a crescere, nonostante le difficoltà.

Le previsioni per il 2026 indicano una crescita ancora moderata, attorno all'1,8%. Il deficit di bilancio è destinato ad aumentare: la spesa pubblica raggiungerà circa i €94,3 miliardi, quasi il doppio delle entrate previste (intorno ai €56,7 miliardi). Le risorse interne saranno destinate quasi interamente alla difesa, mentre gli aiuti esterni - per un fabbisogno stimato di €40,5 miliardi - serviranno a finanziare la spesa civile e a sostenere l'economia.

…e l'economia russa?

È difficile valutare con precisione lo stato dell'economia russa: non è sull'orlo di un crollo, come spesso si sente dire, ma sta comunque pagando il prezzo della guerra e delle sanzioni occidentali.

Dopo una crescita intorno al 4% nel 2023 e 2024, nel 2025 l'economia ha rallentato all'1%. Pesano il calo delle entrate pubbliche, la carenza di manodopera e l'inflazione. In particolare, le entrate da petrolio e gas si sono fortemente ridotte: rispetto a gennaio 2025, a gennaio del 2026 si sono quasi dimezzate, scendendo a poco meno di 400 miliardi di rubli (circa €4,4 miliardi). A settembre 2025 rappresentavano circa il 25% delle entrate statali, contro oltre il 40% prima della guerra.

Allo stesso tempo, la spesa militare ha superato il 7% del PIL. Questo sostiene la produzione industriale e mantiene in moto l'economia, ma alimenta l'inflazione e sottrae risorse ai settori civili: una scelta che nel lungo periodo può rallentare lo sviluppo complessivo del Paese.

Nel complesso, nonostante il deficit di bilancio sia salito a 5,6 trilioni di rubli (pari al 2,6% del PIL) nel 2025 e la crescita stia rallentando, la Russia sembra in grado di sostenere il conflitto nel breve periodo.Come ha fatto notare Marek Dabrowski di Bruegel, l'inasprimento fiscale, un maggiore ricorso all'indebitamento interno - e potenzialmente anche verso la Cina - oltre all'utilizzo di strumenti di finanziamento del debito ancora disponibili (emissione di obbligazioni e riserve del fondo sovrano), potrebbero infatti permettere al governo di coprire le spese. È nel lungo periodo, però, che il Paese rischia di subire gli effetti più pesanti delle attuali scelte economiche e delle sanzioni occidentali.

Chi finanzia l'Ucraina?

Dal febbraio 2022 a dicembre 2025, il governo ucraino ha ricevuto supporto finanziario dai principali partner internazionali - membri UE/extra UE, Unione Europea, Stati Uniti e istituzioni finanziarie internazionali - per un valore totale di $168 miliardi (circa €140 miliardi). I contributi erogati hanno sostenuto la stabilità economica del Paese e finanziato modernizzazione, ripresa e ricostruzione.

A quattro anni dall'inizio del conflitto, l'Unione Europea è il principale donatore in termini di sostegno macrofinanziario. Nell'ambito dello Ukraine Facility, dei programmi di Assistenza Macrofinanziaria (MFA) - incluso il programma G7 "Extraordinary Revenue Acceleration" (ERA) - e dello Ukraine Support Loan approvato dal Consiglio europeo il 18 dicembre, Bruxelles ha impegnato €124,3 miliardi fino al 2027, dei quali circa €78 miliardi già erogati. Gli Stati Uniti hanno invece versato €47,3 miliardi a sostegno del bilancio ucraino, su un impegno complessivo di circa €50 miliardi, attraverso i cinque Ukraine Supplemental Appropriations Acts e il meccanismo ERA.

Il divario tra sostegno europeo e americano si è ampliato soprattutto dal 2025, da quando cioè la nuova amministrazione statunitense guidata da Trump ha scelto di non approvare nuovi pacchetti di sostegno finanziario diretto al bilancio ucraino. Va però considerato che, se l'UE è il primo donatore in valore complessivo, solo €5 miliardi (circa il 6,4% del totale erogato) sono stati contributi a fondo perduto, contro poco meno di €29 miliardi di sovvenzioni garantite dagli Stati Uniti.

Più contenuti ma comunque rilevanti i contributi dei singoli Stati membri UE: in totale €5,6 miliardi, di cui il 46% a fondo perduto. La Germania è il primo donatore (€1,4 miliardi), seguita da Polonia (€910 milioni) e Francia (€800 milioni). L'Italia è sesta, con €410 milioni stanziati dall'inizio dell'invasione.

Tra il 2026 e il 2027 restano da erogare circa €50 miliardi da parte di UE e Stati Uniti. Il governo ucraino stima per il 2026 un fabbisogno di sostegno finanziario esterno di circa €40,5 miliardi. In questo contesto, il nuovo Ukraine Support Loan approvato a dicembre ha contribuito a ridurre i timori di un vuoto di risorse, almeno per il 2026, anche considerando il sostegno atteso da altri Paesi partner.

Chi arma l'Ucraina?

La guerra tra Russia e Ucraina ha costretto entrambe le parti a un rapido adattamento alle nuove tecnologie militari, dai droni ai sistemi digitali e di guerra elettronica. Questo ha determinato una forte espansione del settore della difesa ucraino: a fine 2025 le aziende erano oltre 1.000 e la produzione di armi è passata da circa un miliardo di dollari (intorno a €842 milioni) nel 2022 a$12 miliardi (circa €10 miliardi). Il potenziale produttivo - stimato in $55 miliardi (circa €46 miliardi) - resta però largamente inutilizzato a causa della carenza di fondi pubblici, costringendo l'industria a fare affidamento sui finanziamenti esterni.

Fino al 2024, il sostegno militare dei partner si è attestato in media sui €35 miliardi annui, con gli Stati Uniti come principale fornitore. Nel 2025, dopo l'interruzione dei nuovi finanziamenti statunitensi decisa dall'amministrazione Trump II, il totale è sceso a €31 miliardi, di cui circa €28 miliardi garantiti dagli Stati europei: un livello inferiore, ma significativo in assenza di Washington. Nel 2025, gli aiuti militari totali inviati dagli Stati membri UE hanno superato quelli inviati dagli Stati Uniti.

La tenuta del sostegno si è basata, soprattutto nell'ultimo anno, su due strumenti principali. L'iniziativa NATO Prioritized Ukraine Requirement List (PURL) ha mobilitato €3,7 miliardi, consentendo all'Ucraina di acquistare attrezzature statunitensi avanzate senza restare indietro sul piano tecnologico. Il direct procurement,basato suacquisti diretti dalle imprese ucraine e noto come "modello danese", ha mobilitato oltre €20 miliardi, permettendo di sfruttare al meglio la capacità produttiva nazionale e compensare i limiti di bilancio di Kyiv.

In prospettiva, se il conflitto dovesse mantenere l'attuale intensità e Washington limitarsi al pacchetto biennale da $800 milioni (poco più di €670 milioni) approvato il 18 dicembre scorso, diventerà essenziale rafforzare questi strumenti. In questo quadro si inserisce anche l'avvio dell'iniziativa di export di armamenti ucraini: consentire alle imprese nazionali di vendere all'estero significherà generare nuove risorse da reinvestire nella capacità produttiva, rendendo più sostenibile nel tempo lo sforzo industriale e militare del Paese.

Ucraina: adesione all'UE già nel 2027?

Con i negoziati di pace in corso, l'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea è tornata al centro del dibattito politico, con Kyiv che guarda alla membership europea come una garanzia di sicurezza. Secondo il Financial Times, Bruxelles avrebbe inserito il 1° gennaio 2027 come possibile data di adesione nella bozza di pace presentata a Washington a dicembre 2025, mentre Politico segnala che l'UE sta già lavorando a un piano di adesione parziale entro il prossimo anno.

A fare pressione sull'inserimento della data nell'accordo di pace con la Russia sarebbe proprio il presidente ucraino Zelensky, che lo considera una strategia valida per aggirare il veto ungherese e assicurarsi il sostegno di Washington. Gli Stati Uniti, in qualità di garanti dell'intesa e grazie ai buoni rapporti con Budapest, sarebbero disposti a dissuadere il primo ministro Viktor Orbán dal bloccare il voto - cosa che l'UE faticherebbe da sola a ottenere.

Quale sarebbe però l'impatto dell'ingresso dell'Ucraina nell'UE, soprattutto se "accelerato"? Oltre a modificare il meccanismo "merit-based"finora applicato alle nuove adesioni, l'effetto principale riguarderebbe il budget comunitario. Secondo stime del think tank Bruegel, l'impatto dell'adesione sulla Politica Agricola Comune (PAC) e sui fondi della Politica di Coesione oscillerebbe tra €110 e €135 miliardi, a seconda della capacità dell'Ucraina di riconquistare i territori occupati. Il calo del PIL medio europeo, infatti, farebbe salire la spesa per la Politica di Coesione da €308,1 a €313,4 miliardi, mentre la PAC passerebbe da €379 a €463 miliardi, rendendo l'Ucraina il principale beneficiario.

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