07/23/2026 | News release | Distributed by Public on 07/23/2026 07:17
Intervista a cura di Errico Novi su Il Dubbio.
«È una legge per i cittadini, tengo a dirlo: ordinare la professione di avvocato significa garantire il diritto alla difesa, l'effettività, per tutti, dell'accesso alla giustizia, e cioè la democrazia per come la Costituzione l'ha disegnata». Francesco Greco non nasconde la grande soddisfazione per il sì definitivo alla legge delega sul nuovo ordinamento forense. Nel farlo, il presidente del Cnf non nega il valore politico e costituzionale del voto arrivato a Palazzo Madama: «Non è questa la legislatura in cui si potrà riconoscere in Costituzione il ruolo dell'avvocato, ma la coralità con cui la politica ha manifestato attenzione per l'avvocatura equivale a quel riconoscimento. Anche per questo non posso fare a meno di diversi, doverosi ringraziamenti a nome di tutto il Consiglio nazionale forense».
Colpisce lo sforzo condiviso con cui anche al Senato i gruppi parlamentari hanno garantito un'approvazione senza voti contrari e in tempi rapidi.
È una volontà unitaria, una condivisone che deve essere apprezzata, valutata nella sua importanza, appunto, di riconoscimento della nostra centralità. Non si tratta di una legge di parte, la riforma forense non ha colori di partito. Non è di maggioranza o di opposizione. È per i cittadini, riguarda i loro diritti.
È la legge sull'ordinamento degli avvocati: perché sono i cittadini a beneficiarne?
Perché come istituzione dell'avvocatura siamo convinti che la nuova legge forense ci consentirà di assicurare meglio la tutela dei diritti di ciascuno. Lo potremo fare con strumenti e modalità adeguati al futuro, alla nuove sfide che la professione ha davanti.
Ovviamente una legge ordinamentale non risolve da sola i problemi.
Assolutamente no. Ma è un veicolo per ottenere dei risultati. E chi conosce il testo appena approvato in via definitiva dal Parlamento sa bene che la riforma indica diverse strade per un miglioramento dell'attività professionale a beneficio di tutti cittadini. Vorrei però tornare ai ringraziamenti.
Faccia pure.
Prima ho detto che si tratta di un risultato e di una volontà trasversali, non di parte. Il che non toglie che senta di dover ringraziare innanzitutto il ministro Nordio, il viceministro Sisto, i sottosegretari Ostellari, Delmastro finché ha rivestito la carica e Balboni che gli è subentrato. E sicuramente, un riconoscimento come istituzione dell'avvocatura lo dobbiamo alla Presidenza del Consiglio. Dopodiché è stato svolto un grande lavoro nelle commissioni Giustizia, del quale va reso merito innanzitutto ai relatori, con i quali prima alla Camera e poi al Senato c'è stato un dialogo imperniato su una disponibilità non comune dei parlamentari. Anche qui a Palazzo Madama, all'inizio dell'iter che ha portato all'approvazione finale in Aula, i tre relatori si sono confrontati con il Cnf sulla qualità del testo arrivato da Montecitorio. Abbiamo discusso degli emendamenti che erano stati approvati, i parlamentari hanno tenuto ad assicurarsi che per noi andassero bene.
Neppure un voto contrario, né alla Camera né al Senato: una rarità, in questa legislatura.
Ed è il motivo per cui vanno ringraziati anche i partiti di opposizione. Anche chi, come il gruppo del Movimento 5 Stelle, si è astenuto, lo ha fatto non contro l'avvocatura ma, mi sembra, per le perplessità sul ricorso allo strumento del ddl delega. D'altra parte confidiamo che governo e Parlamento si adoperino anche sui decreti legislativi con lo stesso rigore mostrato finora. È l'ultimo miglio del percorso. Ci auguriamo corrisponda a pochi mesi e che tutto si chiuda entro l'anno.
La coralità del sì costituisce un riconoscimento pari all'inserimento dell'avvocato nella Carta?
La legge, seppur di grado ordinario, attua il principio della funzione costituzionale dell'avvocato. E i partiti che comunque al quel principio costituzionale si sono detti, tutti, favorevoli hanno approvato senza voti contrari un testo che, su indicazione di tutte le rappresentanze forensi, sancisce "la libertà e l'indipendenza dell'avvocato" e afferma "il ruolo fondamentale dell'avvocato nel garantire il rispetto dei princìpi dello Stato di diritto e la corretta amministrazione della giustizia".
Quest'approvazione è anche un premio alla coesione dell'avvocatura?
Certamente sì. E i ringraziamenti vanno infatti anche ai tavoli, istituiti presso il Cnf, su mandato congressuale, dai quali il testo è stato elaborato, a tutti coloro che ne hanno fatto parte. C'è stato un metodo di lavoro condiviso, straordinario, in cui voci e rappresentanze che in alcuni casi esprimevano particolari specificità sono riuscite a unirsi fino a produrre un testo unitario. Credo si sia trattato innanzitutto di una dimostrazione di maturità. E di impegno concreto: a 5 tavoli di settore e 50 riunioni ci si arriva se si è seri, motivati e disponibili a lavorare per l'intera professione.
Adesso il governo, innanzitutto l'Ufficio legislativo del ministero, dovrà scrivere i decreti legislativi e sottoporli al Parlamento. Voi, come Cnf innanzitutto, darete un contributo anche in questa fase?
Come abbiamo fatto finora, dal deliberato congressuale di Roma fino all'elaborazione del nostro Ufficio studi. Siamo a disposizione del governo, dei tecnici del ministero, delle commissioni parlamentari che saranno chiamate esprimere il parere. Ai tavoli da cui tutto è nato, tutte le rappresentanze forensi hanno contribuito a scrivere un testo che era un ddl immediatamente precettivo, dunque corredato dalle norme di dettaglio necessarie per l'immediata entrata in vigore. Ci farebbe piacere se governo e Parlamento ne approfittassero. Sono state trovate, dall'avvocatura unita, soluzioni su istituti e per problemi spesso complicati. Penso alle norme sulla monocommittenza, sull'accesso, alla nuova disciplina delle incompatibilità. E si pensi anche al lavoro compiuto sulle società tra avvocati, che ha anticipato le precisazioni sollecitate, al Parlamento, dalla Corte costituzionale con la sentenza di questi giorni.
La risposta alla Consulta è già pronta, insomma.
Quest'approvazione in Parlamento è un risultato storico che ora va completato, e che peraltro arriva nel centenario del Consiglio nazionale forense. Il riconoscimento assume particolare valore simbolico anche per questo.