02/19/2026 | Press release | Distributed by Public on 02/19/2026 04:54
(Arv) Venezia, 19 febbraio 2026 "Se per combattere un insetto decidiamo di radere al suolo filari storici, querce, platani, noci e perfino le viti della nostra tradizione, allora il problema non è il tarlo asiatico: è l'approccio ideologico al territorio". Il consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Carlo Cunegato, interviene così "sulla situazione denunciata a Villaverla, in provincia di Vicenza, dove, a seguito dell'infestazione da Anoplophora glabripennis (il tarlo asiatico), sarebbero in corso abbattimenti estesi che coinvolgono non solo gli aceri silvestri colpiti, ma anche alberi sani e specie non a rischio. Nessuno nega la necessità di intervenire contro un'infestazione, ma intervenire "cum grano salis" significa distinguere, valutare caso per caso, salvare il salvabile. Non trasformare una campagna storica in un deserto. O, magari, una campagna dove farci agricoltura estensiva e intensiva buona solo per l'agrindustria. Gli aceri piantati più di cento anni fa, sopravvissuti a due guerre mondiali, vengono abbattuti anche quando sani. Assieme a loro spariscono querce, platani, salici, noci, orni e le ultime viti clinto. Più che una misura fitosanitaria, sembra una desertificazione preventiva. Pongo una questione politica chiara: la Regione finanzia con 200mila euro gli abbattimenti. Bene. Ma perché non finanzia contestualmente e obbligatoriamente le ripiantumazioni? Perché non prevedere un vincolo stringente: ogni albero abbattuto, un albero ripiantato, magari con specie più resistenti? È stato fatto altrove, si può fare anche qui".
"Il cambiamento climatico lo combattiamo anche difendendo le barriere naturali che rallentano vento, erosione e consumo di suolo - continua Cunegato - e ogni filare eliminato è un pezzo di memoria, biodiversità e protezione che perdiamo. La lotta al tarlo non può diventare il grimaldello per eliminare gli ultimi filari rimasti a vantaggio delle monoculture intensive. Difendere l'ambiente significa proteggere la salute delle piante, ma anche quella del paesaggio e delle comunità che lo abitano. Non si può finanziare la motosega e dimenticare la pala. Se ci sono soldi per abbattere, devono esserci soldi e obblighi per ripiantare. Questo è il minimo sindacale per chi governa un territorio che si definisce 'verde'".