01/29/2026 | Press release | Distributed by Public on 01/29/2026 10:49
De Pascale e Conti: "Il futuro si costruisce investendo nelle persone, non comprimendo i diritti"
29 gennaio 2026 17:36
Bologna - "Avevamo scritto formalmente al commissario ad acta chiedendo di fare il possibile per evitare la creazione di istituti scolastici di dimensioni ingestibili. In una regione virtuosa come la nostra l'applicazione rigida di questa misura ha prodotto un esito paradossale: la nascita di istituti con oltre 1.800 studenti, in molti casi con numeri che arrivano al doppio rispetto agli obiettivi dimensionali indicati dal PNRR. Un risultato che dimostra in modo evidente l'inadeguatezza del dimensionamento imposto alla realtà dell'Emilia-Romagna e che colpisce in modo particolare territori già complessi, aggravandone le criticità organizzative ed educative".
Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l'assessora alla Scuola, Isabella Conti, commentano la pubblicazione del decreto del commissario ad acta Bruno Di Palma sulla programmazione della rete scolastica regionale per l'anno scolastico 2026/2027, che riduce le autonomie scolastiche da 532 a 515, con un taglio di 17 istituzioni distribuite su tutte le province.
"Ci siamo opposti con fermezza al dimensionamento della rete scolastica, a livello nazionale e regionale, perché l'Emilia-Romagna è già oggi la regione più virtuosa d'Italia per rapporto tra numero di studenti e numero di autonomie - proseguono de Pascale e Conti -. Non aver firmato questo atto non ci consola: resta una scelta sbagliata, iniqua e unilaterale, imposta da un Governo che considera la scuola come un costo da comprimere e non come un investimento strategico".
Gli accorpamenti previsti generano istituzioni scolastiche con numeri insostenibili, tra i 1.500 e i 2.500 studenti. "È legittimo chiedersi - sottolineano - come si possa garantire qualità dell'offerta formativa, attenzione educativa, inclusione e sicurezza in scuole di queste dimensioni, soprattutto a fronte di una riduzione delle figure di supporto. Siamo di fronte ad una emergenza di nuovi bisogni di bambine e bambini, ragazze e ragazzi: meno autonomie significa meno dirigenti, meno segreterie, meno presidio quotidiano. In alcune province, paradossalmente, a fronte di un aumento degli studenti da gestire, il personale complessivo diminuirà: una contraddizione che rischia di scaricarsi tutta sulle comunità scolastiche".
Preoccupazione particolare viene espressa anche per il personale Ata: "Se ai mega-istituti si accompagna una riduzione del personale amministrativo e tecnico, la gestione dei plessi, la sicurezza e il funzionamento ordinario delle scuole diventano un problema serio, non un dettaglio: non basteranno tutti i metal detector a disposizione per sopperire ad una carenza di comunità educante nelle scuole".
"La nostra contrarietà non è ideologica - concludono de Pascale e Conti -. Siamo favorevoli all'efficientamento, ma non a un efficientamento cieco, che penalizza chi ha già fatto bene e non tiene conto delle specificità territoriali, delle aree interne, della montagna e della complessità sociale. Una democrazia forte si misura dalla sua capacità di garantire istruzione di qualità. Ridurre le autonomie scolastiche significa indebolire la scuola pubblica e aumentare le disuguaglianze. Non è così che si fa il bene del Paese, né che si costruisce il futuro delle nuove generazioni".
Micaela Romagnoli
Ultimo aggiornamento: 29-01-2026, 17:36