ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale

02/13/2026 | Press release | Distributed by Public on 02/13/2026 11:52

Relazioni Italia-Cina: dalla normalizzazione alla cooperazione consapevole

Dopo un 2024 di grande sviluppo nei rapporti tra l'Italia e la Repubblica popolare cinese (Rpc), il 2025 è stato un anno più interlocutorio, legato principalmente all'evoluzione del contesto internazionale e influenzato fortemente dallo stato dei rapporti tra la Cina e l'Unione europea (UE). Il 2024, infatti, aveva visto la ripresa delle visite ad alto livello - in particolare del presidente del consiglio Giorgia Meloni a luglio e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a novembre[1] - dopo un periodo caratterizzato da pochi incontri. Tale rallentamento era stato determinato prima dalla pandemia Covid-19, ma soprattutto da un generale raffreddamento del rapporto bilaterale dovuto alla partecipazione italiana alla Belt and road initiative (Bri)[2]. L'adesione di Roma al grande piano cinese di proiezione esterna aveva infatti suscitato malumori tra gli alleati, che ne avevano caldeggiato l'uscita alla scadenza dei cinque anni dalla firma del Memorandum of understanding, firmato a Roma nel marzo del 2019. Fino al ritiro ufficiale alla scadenza, infatti, l'Italia si era trovata in una condizione nella quale ogni contatto diplomatico con Pechino poteva essere letto negativamente in Europa e oltre l'Atlantico, e questo aveva congelato di fatto le relazioni ad alto livello con la Cina per evitare critiche sul posizionamento strategico di Roma nel contesto della competizione tra grandi potenze. Il governo di Giorgia Meloni ha dunque portato avanti una strategia volta a impostare un dialogo il più possibile efficace con Pechino, pur uscendo dalla Bri in sintonia con le sensibilità alleate. Da un lato, quindi, il mancato rinnovo del Memorandum nel 2024 rassicurava Bruxelles e Washington sulle scelte di posizionamento di fondo dell'Italia; dall'altro, invece, il rinnovo del Partenariato strategico con la Cina - un accordo di durata decennale firmato dal governo di Silvio Berlusconi nel 2004 e rinnovato già una volta nel 2014 - serviva contestualmente a confermare a Pechino la volontà di un naturale rapporto diplomatico di alto livello. Mentre l'asse tra Roma e Pechino si raffreddava dentro la cornice della Bri, peraltro, alcuni dei critici europei del rapporto Italia-Cina avevano paradossalmente intrattenuto relazioni intense con Pechino. Si pensi in particolare alle continue interlocuzioni con Francia e Germania - che nel 2020 le vide promuovere la firma del Comprehensive agreement on investement (Cai) con l'Unione europea - e la "corsa" per essere i primi a riprendere le viste ufficiali in Cina nel 2022 dopo la lunga sospensione per la pandemia.[3]

Normalizzazione e linea europea

In questo contesto, il 2024 era stato un anno molto positivo per l'andamento delle relazioni sino-italiane, tanto che l'agenda degli incontri aveva incluso in più occasioni il tema di potenziali investimenti cinesi nel settore dell'automotive, uno degli ambiti di maggior sensibilità nei rapporti con la Rpc[4]. Tuttavia, nell'ottobre dello stesso anno, l'Italia ha votato a favore dell'applicazione di dazi UE sull'importazione di auto elettriche dalla Cina: questo ha condizionato la possibilità di portare avanti il discorso sugli investimenti nell'automotive, un'ipotesi rimasta aperta invece con paesi che si sono astenuti dal voto, come la Spagna. Il 2025, pur facendo registrare visite istituzionali di alto livello a Pechino - su tutte quella del presidente del Senato Ignazio La Russa nel mese di marzo[5] - si è rivelato dunque un anno di attesa per il consolidamento dei rapporti tra Italia e Cina, con Roma che ha preferito mantenersi nella scia della relazione tra Bruxelles e Pechino.

L'appuntamento politicamente più atteso nel 2025 è stato l'EU-China summit a Pechino del mese di luglio. In quell'occasione il presidente del consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen hanno incontrato il presidente della Rpc Xi Jinping e il premier Li Qiang[6]. Tuttavia, l'incontro è stato abbastanza interlocutorio e gli esiti sono stati ampiamente giudicati come modesti. L'unico valore di rilievo è da trovare nella convocazione stessa del vertice, interpretata come un indicatore della volontà di continuare il dialogo in un periodo di particolare pressione segnato dai dazi imposti dagli Stati Uniti (Usa) e a ridosso dell'accordo UE-Usa in Scozia[7]. Quindi, se il rapporto politico italiano con la Rpc puntava a svilupparsi in continuità con la linea strategica di Bruxelles, lo stallo e l'incertezza della relazione tra UE e Cina, dovuta alla postura aggressiva di Trump, ha complicato anche lo sviluppo dei rapporti tra Roma e Pechino.

Gli incontri bilaterali più recenti

Ciononostante, l'8 ottobre 2025 si è tenuto un importante incontro a livello governativo tra Italia e Cina. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani hanno presieduto la dodicesima sessione del "Comitato intergovernativo Italia-Cina"[8] a Villa Madama. Questo organismo è stato costituito all'interno del già citato Partenariato strategico globale da poco rinnovato. I lavori si sono svolti in linea con il consenso raggiunto proprio nel 2024, quando, in occasione della visita di Meloni, venne firmato un documento di orizzonte triennale denominato Piano d'azione per il rafforzamento del partenariato strategico globale Cina-Italia[9]. L'obiettivo dell'ultima sessione del Comitato era quello di esaminare lo stato delle relazioni bilaterali e rafforzare la cooperazione in numerosi settori, quali automotive, agroalimentare e farmaceutico. In particolare, i temi affrontati durante l'incontro sono stati quelli dell'intensificazione e del riequilibrio degli scambi commerciali, "eliminando gradualmente quelle barriere che limitano l'accesso al mercato e impediscono di sfruttare appieno il potenziale delle due economie". Allo stesso tempo, è stato dato spazio anche a temi non economici e più orientati allo scambio people-to-people, con un accento su cultura e società civile, scienza, tecnologia e alta formazione. Per quanto riguarda questi aspetti, tra il 13 e il 15 novembre si è poi tenuta la quattordicesima edizione della "Settimana Cina-Italia della scienza, della tecnologia e dell'innovazione"[10] a Pechino e Hangzhou, con la partecipazione dei ministri competenti Anna Maria Bernini e Yin Hejun.

Tuttavia, l'incontro a livello più alto è il bilaterale che si è tenuto a margine del G20 di Johannesburg tra il presidente del consiglio Meloni e il premier Li Qiang[11]. Si tratta ormai di una consuetudine quella degli incontri in occasione del vertice, avvenuti anche nel 2022 e 2023 - mentre nel 2024 aveva pesato il fatto che ci fosse stata da poco la visita di Meloni in Cina. Al centro della discussione tra i due capi di governo c'è stato innanzitutto il richiamo all'anniversario dei 55 anni di relazioni diplomatiche, ufficializzati il 6 novembre 1970. Inoltre, sulla stessa linea dei temi discussi nel Comitato intergovernativo di ottobre, entrambe le parti hanno fatto un richiamo diretto alla necessità di un "commercio equilibrato", evidenziando come questo sia il tema di maggiore sensibilità nel rapporto tra Roma e Pechino.[12] I valori dell'interscambio commerciale tra Italia e Cina nel 2025, infatti, si sono rivelati in continuità con il 2024, quando l'export italiano aveva registrato un calo del 20% a fronte di una crescita stabile delle importazioni dell'1,9%.[13] Il dato Istat del 2025, seppur in forma diversa, conferma un ampliamento del deficit italiano, che si assesta così a oltre €46 miliardi, determinato da un calo nelle esportazioni del 6,6% e un aumento dell'import del 16,4%. Anche sul lato degli investimenti, le relazioni tra Roma e Pechino si riconfermano in un momento di contrazione: secondo Rhodium[14], il flusso di investimenti cinesi in Italia nel 2025 ammonta solamente a $132 milioni, contro i $2,2 miliardi della Francia, i $2,9 miliardi della Germania e i $1,6 miliardi della Spagna. Il dato del 2025 è tra l'altro in linea con un'evidente scarsa appetibilità dell'Italia in materia di investimenti per la Rpc negli ultimi anni. Se è vero che il valore del 2025 è ben superiore rispetto ai $35 milioni del 2024, è tuttavia leggermente inferiore ai dati 2021 ($146 milioni), 2022 ($179 milioni), 2023, ($177 milioni). Tali cifre si collocano comunque su una scala dimensionale nettamente ridotta rispetto ai valori precedenti alla pandemia, quando si è raggiunto il picco di $7,5 miliardi nel 2015 poi gradualmente calati fino ai $705 milioni del 2019.

Paesi europei e alleati guardano di nuovo alla Cina

Considerato il quadro appena descritto, l'esigenza italiana è quella di riguadagnare una piena agibilità politica nel rapporto con la Cina, restando ancorata alla posizione comune europea ma senza cadere in un eccesso di cautela in un periodo in cui il resto d'Europa e molti paesi like-minded ricalibrano la propria posizione verso Pechino. Alla luce delle posizioni espresse con forza dal presidente Usa Donald Trump che puntano a rivedere il rapporto transatlantico, molti governi europei hanno optato per una strategia di interessamento pragmatico nei confronti della Rpc che escludesse la chiusura totale. Ad esempio, diverse autorità spagnole si sono recate di recente in Cina, inclusa la prima visita a novembre 2025 di re Filippo VI[15] da quando è salito al trono nel 2014, a cui farà seguito il prossimo aprile il quarto viaggio nel paese del premier Pedro Sanchez in altrettanti anni.

Un altro indicatore di una rinnovata volontà dei paesi europei di non restare ai margini del dialogo con Pechino è rappresentato dal recente attivismo della Germania. Nonostante le iniziali frizioni e i ripetuti rinvii che hanno caratterizzato il dibattito interno a Berlino, la visita del ministro degli Esteri Johann Wadephul nel dicembre 2025[16] - dopo che in precedenza era stato annullato un viaggio a ottobre - ha segnato l'apertura di una nuova fase pragmatica, preparando il terreno per l'atteso viaggio del cancelliere Friedrich Merz, previsto per la fine di febbraio 2026. Questa missione sottolinea come la principale economia del nostro continente consideri ormai il confronto diretto con la leadership cinese un passaggio ineludibile per la salvaguardia dei propri interessi industriali, pur nel quadro di una cauta e complessa calibrazione strategica.

Questa tendenza al riposizionamento non è tuttavia isolata, ma sembra riflettere un movimento corale delle capitali europee. Solo negli ultimi mesi, abbiamo assistito a un'intensa sequenza di scambi di alto livello con la Cina: dalla visita del presidente francese Emmanuel Macron nel dicembre scorso, ai viaggi compiuti nel gennaio 2026 dal primo ministro britannico Keir Starmer, dal finlandese Petteri Orpo e dall'irlandese Micheal Martin. Tale dinamismo suggerisce il tentativo di costruire un'autonomia di manovra che consenta all'Europa di non essere schiacciata dalla contrapposizione frontale tra Washington e Pechino. In particolare, i viaggi da Parigi e Londra hanno notevole valore politico. Nel primo caso, la visita del presidente francese ha coinciso con la pubblicazione della dottrina europea sulla sicurezza economica[17], un aggiornamento importante del documento pubblicato nel giugno del 2023, quando il termine è salito al centro dell'agenda politica internazionale. Inoltre, Macron ha persino ventilato la possibilità di invitare Xi Jinping al G7 del 2026 di Evian[18]. Volendo considerare la dottrina della sicurezza economica come una politica di cautela nei confronti della Cina, la Francia, dunque, ha espresso almeno superficialmente una volontà di apertura, in contraddizione con Bruxelles. La visita di Starmer di fine gennaio è ancora più esplicita nel manifestare il desiderio di un rilancio delle relazioni con Pechino[19]. L'attuale premier è il primo a visitare la Rpc dal viaggio di Theresa May nel 2018. Il periodo immediatamente precedente, soprattutto sotto la guida di David Cameron era noto per essere stato descritto come un'epoca d'oro dei rapporti sino-britannici ed era culminato con una grandiosa visita di Xi Jinping nel 2015, con il tributo delle massime onorificenze. Dal 2018 in poi, invece, Londra si era allineata al raffreddamento occidentale nei rapporti con la Cina, tendenza guidata dalla disputa commerciale lanciata dalla prima amministrazione Usa di Donald Trump. Infine, anche il Canada di Mark Carney ha riaperto un solido canale con Xi Jinping dopo gli anni turbolenti dovuti allo scontro diplomatico nella vicenda dell'arresto nel 2018 di Meng Wanzhou, dirigente di Huawei[20].

Fig. 17 - Visite di stato dei principali leader internazionali in Cina

Implicazioni per l'Italia

Il quadro generale, dunque, è quello di una rivalutazione del rapporto con Pechino, condotta alla luce dei costi di breve termine associati all'adozione politiche di de-risking e di nuove considerazioni di sicurezza economica che ora guidano anche i rapporti transatlantici. È in quest'ottica che i paesi citati in precedenza sostengono di poter meglio perseguire i propri interessi cercando una sponda nella Rpc. Questo rapporto con Pechino non è tuttavia affrontato con ingenuità, ma viene affiancato da una piena consapevolezza dei rischi che derivano da una eccessiva esposizione alla Cina. Ne è un esempio la Francia, che, nella sua agenda da presidente di turno del G7, sta al contempo elaborando strategie in materia di sicurezza economica.[21]

Alla luce di tutti questi viaggi, l'Italia potrebbe correre un rischio concreto di isolamento in caso di eccessivo attendismo: mentre i partner storici rinegoziano i propri spazi di agibilità politica in un mondo sempre più frammentato, Roma è chiamata a definire una postura che coniughi la propria tradizionale posizione di solidarietà euro-atlantica con la necessità di non restare esclusa dai nuovi equilibri del sistema globale. Nel 2019, con l'adesione alla Bri, Roma venne penalizzata dagli alleati perché ritenuta disallineata rispetto a Usa e UE, in un momento in cui il rapporto occidentale con la Cina virava verso la chiusura. Tuttavia, oggi il quadro è completamente mutato: gli Usa stanno pianificando fino a quattro incontri nel 2026 tra Trump e Xi Jinping - visite di stato reciproche, vertice Apec in Cina e vertice G20 negli Usa - e gli europei si sono esposti individualmente in favore di Pechino per ottenere investimenti in settori chiave. Un eventuale rinnovato dialogo con la Rpc non sarebbe dunque una solitaria corsa in avanti come nel 2019, ma una azione in armonia con l'attuale spirito europeo. Inoltre, a differenza del passato, l'Italia ha diversificato le proprie relazioni in Asia rafforzando i rapporti con il Giappone e l'India. Sulla base di queste considerazioni e della dimostrazione negli ultimi anni di un sostanziale allineamento politico con Bruxelles nei confronti della Cina, Roma si trova nella condizione di poter rivalutare il proprio approccio nei confronti di Pechino, a patto di mantenere una salda consapevolezza delle esigenze di sicurezza economica. Bisogna dunque trovare un punto di equilibrio tra un eccesso di realismo nei rapporti con la Rpc, che si limiterebbe a forme di cooperazione molto timide, e la tentazione opposta di un'apertura spregiudicata, che vanificherebbe gli sforzi di de-risking e diversificazione.

[1] F. Fasulo, "La visita di Stato del presidente Mattarella nella Repubblica popolare cinese", in ISPI (a cura di) per l'Osservatorio di Politica Internazionale del Parlamento e Maeci, Focus Cina e Indo-Pacifico, n. 7, gennaio 2025.

[2] F. Fasulo, "La visita di Meloni in Cina e il dibattito sugli investimenti cinesi nell'automotive", in ISPI (a cura di) per l'Osservatorio di Politica Internazionale del Parlamento e Maeci, Focus Cina e Indo-Pacifico, n. 6, ottobre 2024.

[3] F. Bermingham, "'No separate deals with China': EU leaders speak out against Scholz trip to Beijing", South China Morning Post, 22 ottobre 2022.

[4] F. Fasulo e G.A. Casanova, "Italia-Cina: la ripresa della diplomazia economica e commerciale", in ISPI (a cura di) per l'Osservatorio di Politica Internazionale del Parlamento e Maeci, Focus Cina e Indo-Pacifico, n. 5, ottobre 2024.

[5] "Visita ufficiale del PdS On. Ignazio La Russa a Shanghai", Consolato generale d'Italia a Shanghai, 14 aprile 2025.

[6] R.M.P. Iotti, "Le relazioni tra Unione Europea e Cina dopo il vertice di luglio 2025", in ISPI (a cura di) per l'Osservatorio di Politica Internazionale del Parlamento e Maeci, Focus Cina e Indo-Pacifico, n. 9, ottobre 2025.

[7] A. Gray e A. Shalal, "US and EU avert trade war with 15% tariff deal", Reuters, 28 luglio 2025.

[8] Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, "Italia-Cina: Tajani apre con il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi la XII sessione del 'Comitato Intergovernativo'", 8 ottobre 2025.

[9] "Piano d'azione per il rafforzamento del Partenariato Strategico Globale Cina-Italia (2024-2027)", 28 luglio 2024.

[10] XIV Edizione della Settimana Cina-Italia della Scienza, della Tecnologia e dell'Innovazione, ultimo accesso effettuato: gennaio 2026.

[11] Governo Italiano - Presidenza del Consiglio dei Ministri, "Il Presidente Meloni incontra il Primo Ministro cinese Li Qiang", 22 novembre 2025.

[12] "Li Qiang: Cina pronta a rafforzare la connessione strategica con l'Italia", Quotidiano del Popolo Online, 24 novembre 2025.

[13] InfoMercatiEsteri, Scambi Commerciali (Cina), ultimo accesso effettuato: gennaio 2026.

[14] Rhodium Group, China Cross-Border Monitor, ultimo accesso effettuato: gennaio 2026.

[15] I. Fernandes-Pontes, "Madrid rafforza le relazioni con Pechino con la visita del re Felipe in Cina", Euractiv, 11 novembre 2025.

[16] M. Murad, "German Foreign Minister Wadephul (Finally) Visits China"; The Diplomat, 11 dicembre 2025.

[17] P. Corlin, "EU Commission to unveil new economic security doctrine amid mounting global risks", Euronews, 2 dicembre 2025.

[18] "Bloomberg: Macron valuta di invitare Xi Jinping al summit G7 del 2026 a Evian", Agenzia Nova, 13 novembre 2025.

[19] P. Cerar, "Starmer hopes his China trip will begin the thaw after recent ice age", The Guardian, 31 gennaio 2026.

[20] A. Hawkins e L. Cecco, "Mark Carney in China positions Canada for 'the world as it is, not as we wish it'"; The Guardian, 17 gennaio 2026.

[21] Ministère de l'Europe et des Affaires Étrangères, France's action in the G7, ultimo accesso effettuato: genniao 2026.

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